Articoli

stemma_curva_furlanPubblichiamo integralmente il comunicato congiunto di Curva Furlan e Centro Coordinamento Triestina Club, relativo alla denominazione corretta della squadra alabardata, nonchè della conferma della revoca dello storico marchio:

Il CCTC e la Curva Furlan desiderano precisare un concetto fondamentale che probabilmente non è ancora stato ben compreso dai media della nostra città: la Triestina, come noi la conosciamo, non esiste più dal 25 maggio 2015, cioè da quando è stata notificata la revoca della concessione del marchio all’attuale proprietà dell’Unione Triestina 2012 S.S.D a R.L. Questa decisione, presa dopo numerose valutazioni inerenti al discutibile operato dell’attuale dirigenza nel corso della stagione sportiva appena conclusa, delegittima la società Unione Triestina 2012 a ritenersi la naturale prosecuzione della gloriosa Unione Sportiva Triestina 1918. Infatti lo stemma sociale regolarmente registrato dalla società sorta nel 2012 è l’araba fenice stilizzata, non l’Alabarda, di cui si fregiava solo grazie al comodato d’uso gratuito.
Pertanto desideriamo che i mezzi di comunicazione non si riferiscano alla società di Marco Pontrelli come genericamente alla “Triestina”, ma che ne riportino il nome sociale per intero. (Triestina2012)

Le sterili minacce di intervento legale, manifestate dallo stesso Pontrelli nel tentativo di riappropriarsi dell’Alabarda dopo il vittorioso spareggio a Dro, confermano la bontà della decisione unanime di revoca del marchio assunta nella settimana antecedente al playout. La squadra di Marco Pontrelli non giocherà mai più con il simbolo di Trieste sul cuore e non esiste vittoria sportiva che possa cambiare lo stato delle cose.

 

Ti è piaciuto questo articolo?

La campagna abbonamenti per seguire tutte le 17 partite del campionato dell’Unione Triestina allo stadio “Nereo Rocco” avrà ufficialmente inizio giovedì 11 settembre e terminerà domenica 28 settembre salvo proroghe.

RIVENDITE

L’abbonamento può essere sottoscritto presso il TicketPoint situato in Corso Italia 6/C (1°piano – tel. 0403498276-277) e presso il Centro di Coordinamento Triestina Club di via Dei Macelli, 5 c/o stadio Rocco (tel. 040382600).

Orario di apertura del Ticket Point: dal lunedì al sabato dalle ore 08,30 alle ore 12.30 e dalle ore 15,30 alle ore 19,00.

Orario di apertura del Centro di Coordinamento Triestina Club: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. In occasione di sabato 13 settembre e domenica 14 settembre dalle 9 alle 12

 

PREZZI

Tribuna Pasinati Intero 100€

Tribuna Pasinati Under 18 60€

Tribuna Pasinati piano Famiglia 100€ (marito) + 30€ (moglie) + 1€ (figli fino ai 12 anni di età)

Curva Furlan Intero 60€

Curva Furlan Under 18 40€

Curva Furlan piano Famiglia 60€ (marito) + 30€ (moglie) + 1€ (figli fino ai 12 anni di età)

 

TRIBUNA VIP

Gli abbonati di Tribuna Vip potranno sottoscrivere l’abbonamento al prezzo unico di 500 euro comprensivo di parcheggio interno e custodito e di Vip Lounge

COMMISSIONI

Non sono previste commissioni per la sottoscrizione dell’abbonamento.

 

DOCUMENTI

Per chi sottoscrivere l’abbonamento famiglia è necessario portare un documento di identità.

 

DISABILI

I disabili potranno sottoscrivere l’abbonamento in Tribuna Pasinati o in Curva Furlan al costo fisso di 20 €.

 

CONTATTI E ASSISTENZA

Tel: 040829933

Mail: info@unionetriestina2012.com

Ti è piaciuto questo articolo?

Poteva non piacere a più di qualcuno. Quella frase “La Triestina ora ha il presidente che si merita”, esclamata nel momento successivo alla vendita societaria al “prode” Flaviano Tonellotto, materializzò in un colpo solo il proprio personale addio velenoso e la progressiva fine dei sogni alabardati d’alta quota.

Ma Amilcare Berti, scomparso quest’oggi all’ospedale di Udine, resterà ugualmente e meritatamente nei cuori di tanti triestini. Paradossalmente, molto di più in quello di coloro che si affacciarono sugli spalti del “Rocco” solo nelle occasioni più importanti dei fantastici anni che valsero all’Alabarda il “quasi” triplo salto di categoria da C2 a serie A. Molti di quei “tifosi” poi sparirono in corso d’opera, sottolineando il classico atteggiamento di chi segue le mode e non l’amore per la maglia: ma il merito di quella provvisorio…ripopolamento dello stadio di Valmaura è da attribuirsi a questo signore, che indottrinò i “miscredenti” e li condusse ad amare o semplicemente a interessarsi di una squadra che in tanti snobbavano. Sino al raggiungimento di traguardi importanti.

Berti fu un personaggio che non va ricordato solo per la battaglia contro “le foche ammaestrate”, termine col quale era solito sottolineare la leziosità di alcuni dei suoi giocatori in campo. O magari per la scaramanzia nell’indossare il fedele cappotto in una calda e assolata domenica di giugno, durante una delle decisive gare play-off dell’Unione: no, non lo ricorderemo solo per questo. Egli fu colui che seppe riunire un intero popolo rosso-alabardato, risvegliando gli animi sopiti di una intera città che ha sempre parlato del blasone della Triestina, senza forse mai capire realmente il vero senso di tale termine. Un pregio assoluto e cristallino, mai più ripetuto o replicato da tutti coloro che gli sono succeduti e che mai potranno dire di essersi minimamente avvicinati al suo virtuosismo e ai risultati ottenuti sul campo.

L’Alabarda sta forse – con fatica – per riemergere nuovamente dalle sue ceneri. Ma oggi, a ragione, si ferma per qualche istante a piangere copiosamente la dipartita di uno dei suoi condottieri più illustri, colui che senza mezzi termini ha saputo regalare riflettori più adeguati a questi colori. In un mondo del calcio dove spesso comandano interessi personali e gestioni societarie “allegre”, con i tifosi (quelli veri, non i “modaioli”) costretti a pagare il prezzo più alto in termini sportivi, Amilcare Berti è e sarà per molto tempo la più classica delle pecore bianche in un mare di caproni grigi. Già solo questo aspetto lo rende inarrivabile, almeno per l’attuale presente.

Ti è piaciuto questo articolo?

E’ nel DNA dei supporters alabardati possedere una capacità quasi infinita nel soffrire per la propria squadra – anche per annate consecutive – senza quasi mai batter ciglio. Ma la speranza, dopo un altro fallimento come quello del 2012, era quella di ritrovare un minimo di serenità sportiva, seppure una serie D o un’Eccellenza possano provocare principi di nausea ai più.

Passino due o tre sconfitte di fila sul campo: fa parte del gioco. Ma c’è un orgoglio da difendere, quello che l’attuale proprietà sembra dimenticare o clamorosamente far finta di niente: c’è chi ha ancora tanta voglia di tifare per una maglia importante come quella della Triestina. E quella maglia, in questo momento, qualcuno l’ha scambiata per uno straccio da utilizzare per lavare i pavimenti. Non c’è dignità in questo: tantomeno una logica appropriata che possa spiegare i motivi di una gestione assurda, fatta da roboanti silenzi e dai “pagherò” che ormai tutti considerano come i più classici specchietti per le allodole.

#SosUnione: è, più che un semplice hashtag, un grido di allarme che squarcia le tenebre nel tentativo di risparmiarsi un’ancora più pesante caduta verso gli inferi. Dall’incredulità post-conferenza stampa di venerdì scorso nella sede alabardata dello stadio “Rocco” – quando un Presidente convoca i giornalisti e non permette loro di fare domande perché non c’è nessuno a poter fare da interprete simultaneo – si è passati alle lacrime versate fuori da più di qualcuno. Lacrime amare di chi, in qualsiasi categoria e in qualsiasi situazione, non ha mai smesso di tifare, incitare e stare accanto alla squadra. Nemmeno in momenti di buio pesto.

I social network ribollono di rabbia, così come i forum di discussione: l’inizio della mobilitazione è ormai avvenuto, con la creazione di un gruppo spontaneo su Facebook che delinea non solo la volontà di smarcarsi da una proprietà che continua a temporeggiare e far parlare di sé unicamente per goffagine di gestione, ma di urlare il proprio dissenso contro chi sta distruggendo gli ultimi brandelli dell’Unione. Già più di 3.600 iscrizioni – un numero destinato a crescere esponenzialmente – in un profilo dove davvero tutti (anche ex-giocatori ed allenatori dell’Alabarda) provano a scuotere l’ambiente circostante. Un primo piccolo passo, al quale sicuramente ne seguiranno altri.

I tifosi hanno fatto e stanno facendo la propria parte. E’ giunto il momento che anche dalla rabberciata stanza dei bottoni della Triestina giungano segnali tangibili. Delle favole non ce ne facciamo più niente, cari signori: è ora che ve lo mettiate in testa.

Ti è piaciuto questo articolo?