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Il suo approdo a Muggia non è stato sicuramente salutato con i fragori tipici delle trombe dell’Apocalisse, probabilmente (a torto) “nascosto” dall’arrivo di giocatrici più altisonanti ed esperte. Eppure Roberta Castelletto, una “very-triestin-shooting guard” classe 1993, ha già fatto vedere di non essere venuta a vestire la maglia della Querciambiente per scaldare unicamente il proprio posto in panchina. Tutt’altro: l’ex SGT è già entrata costantemente nelle rotazioni di squadra, all’interno di un campionato di serie A2 che potrebbe benissimo sottolineare il suo pedigree cestistico. Il carattere e il temperamento sono caratteristiche già insite nel DNA di una giocatrice che si definisce fuori dal campo “timida, ma non tirata”: l’intero ambiente muggesano si attende una sua crescita progressiva di rendimento nel corso del tempo, variabile che è ampiamente nelle sue corde.

Roberta, probabilmente in molti non ti conoscono, quindi è giusto delineare come è  iniziato il tuo percorso con la palla a spicchi…

“Tutto è cominciato con la maglia della Libertas, passando poi alla Ginnastica Triestina nella categoria Under 17 e disputando tre anni in prima squadra. Dopo quell’avventura, è arrivata questa estate l’occasione di indossare la casacca rivierasca ed è stata per me la scelta più azzeccata che potessi fare: a Muggia si lavora bene in ogni ambito, un motivo in più per essere soddisfatta di essere entrata a far parte di questo gruppo”.

Abbiamo già indicato come il tuo contributo, a livello di minuti giocati in campo, sia di una giocatrice ben lontana dall’essere semplicemente utilizzata negli allenamenti per poi finire relegata in panca: ti aspettavi inizialmente di essere parte così attiva della Querciambiente, già durante le prime partite?

“Assolutamente no: anzi, posso dire quasi di essere piacevolmente sorpresa per un minutaggio così cospicuo, non mi sarei mai attesa di disputare quasi 15 minuti in media a partita come sta accadendo in queste prime gare. Meglio così, anche perché prima del mio arrivo a Muggia erano molte le voci che sottolineavano un mio probabile scarso utilizzo durante le gare: già questa è la prima bella soddisfazione personale, alla quale spero di unirne tante altre”.

L’ambiente circostante sicuramente ti ha aiutato nell’entrare a far parte del gruppo, non è vero?

“Decisamente sì. E’ dal primo giorno in Interclub che apprezzo il clima benevolo che si respira: mi sono trovata benissimo con tutte le “festaiole” che mi stanno accanto. Annalisa Borroni e Lara Cumbat sono sicuramente coloro che si distinguono per forza, esperienza e per la simpatia che riescono a sprigionare ogni giorno, in più conoscevo già Giulia Fragiacomo e Marta Meola per tutti i tornei estivi disputati assieme. Di certo, il mio inserimento in questa squadra è avvenuto senza alcun tipo di problema”.

Parliamo degli ultimi risultati, non certo favorevoli per voi: prima la sconfitta nel derby, poi quella in casa contro Vicenza. Quale è stato l’aspetto più determinante che ha segnato le gare precedenti?

“Tra tutti, direi le difese avversarie che ci hanno praticamente “ingabbiato”: siamo finite con l’adeguarci troppo a loro, lasciando poi in mano loro l’inerzia nel momento più importante di entrambi i match. E’ una cosa che non possiamo permetterci di riproporre sul parquet d’ora in avanti, sappiamo che c’è tanto lavoro da fare per evitare questi cali e siamo già mentalmente proiettate nel limitare questo tipo di debolezze”.

La conference nord-est, da qualcuno definita come la più semplice tra tutti i gironi dell’attuale serie A2, sta già riservando più di qualche sorpresa: tu cosa ne pensi?

“Visti i risultati, andrei a sottolineare come si può vincere o perdere con tutte, se non si scende in campo con la giusta concentrazione. E’ sbagliato pronosticare anzitempo una vittoria o una sconfitta, poiché in questo girone c’è tanto di quell’equilibrio che non bisogna davvero dare nulla per scontato”.

Cosa si aspetta Roberta Castelletto da questa stagione?

“Innanzitutto di giocare le mie carte con grande serenità: come già affermato, sono soddisfatta di essere entrata a far parte di un sistema dove si può lavorare con estrema tranquillità. E’ una prerogativa fondamentale per una giovane come me, che affronta una serie così difficile come l’A2: ho intenzione di continuare a lavorare per meritare il mio attuale minutaggio e, perché no, magari un giorno partire dal quintetto-base se dovesse servire…”

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Di primo acchito, parlare con lei ti dà la sensazione di interloquire con una persona timida e introversa. Dopo 15 secondi circa e un paio di battute spese, ti accorgi che quella stessa sensazione è decisamente sbagliata, perché davanti ti ritrovi un tipino che non fa assoluta fatica nello svelare la propria vera natura, anche davanti agli “sconosciuti”.

Elena Capolicchio, classe 1992, è uno dei volti nuovi della Querciambiente Muggia 2013/14, ma ha saputo già conquistare il cuore di tutto lo spogliatoio rivierasco, a tal punto da meritarsi addirittura un canto a tema in proprio onore (per ulteriori informazioni, citofonare alla premiata ditta Borroni-Cumbat…).

Una new-entry rivierasca in uno spot importante, quello della cabina di regia, che la nativa di Gorizia ha già fatto capire di saper ricoprire con fosforo e capacità, sin dalle prime amichevoli pre-stagionali: a lei sono state consegnate le chiavi dell’automobile targata Interclub, nonché il compito di far sì che l’ “utilitaria” muggesana diventi un “bolide”, in grado di correre lungo i tortuosi campi della serie A2.

Elena, vestendo la maglia rivierasca torni di conseguenza a giocare vicino a casa: un qualcosa che ti mancava da tempo…

“Sì, ho cominciato a muovere i miei primi passi col basket a Ronchi, rimanendovi sino alla categoria Esordienti, in seguito mi sono trasferita cestisticamente a Monfalcone: subito dopo ho iniziato l’avventura lontano dalla regione, passando tre anni a Reggio Emilia, due a Orvieto e l’ultima stagione a Brindisi in A3. Sono sicuramente contenta di essere essermi riavvicinata alla mia famiglia”.

Nella tua carriera sei passata dalle parti di Aquilinia praticamente sempre come avversaria: che effetto ti fa tornare a Muggia, ma stavolta non più come “nemica”?

“Sicuramente è un qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto già provato in passato: ricordo benissimo la sensazione di scendere su questo parquet, in particolare quando vestivo la casacca monfalconese. Aldilà che fossero sfide tra squadre giovanili, in campo andavano in scena vere e proprie battaglie: da queste parti son passata come avversaria anche nel mio periodo con Reggio Emilia, l’intensità emotiva era decisamente diversa ma al tempo stesso era bello duellare contro avversarie che, ragionando col senno di poi, sarebbero diventate le mie compagne di squadra”.

Com’è Elena Capolicchio, dentro e fuori dal campo?

“Sono molto timida, non lo nascondo: mi ci vuole un po’ per diventare “chiacchierona”, mettiamola così. Anche in partita, durante le passate stagioni, il mio essere introversa quasi rischiava di trattenere la mia grinta: nel corso degli anni sono cresciuta caratterialmente e in tal senso penso di aver fatto un bel balzo in avanti. Quello che è certo, anche per quanto riguarda la vita lontano dal parquet, essere arrivata qui è un qualcosa che mi aiuterà molto: c’è un gruppo fantastico e disponibile che mi ha accolto sin dal principio, non potevo sperare di meglio”.

 

A proposito di gruppo: anche tu avrai notato che, in fatto a “folklore”, lo spogliatoio muggesano è pirotecnico al punto giusto…

“Decisamente: queste sono matte nel vero senso della parola, non mi ci è voluto molto per capirlo! Di nome le conoscevo già tutte, con Giulia Fragiacomo avevamo invece condiviso l’esperienza con la rappresentativa Under dell’Azzurrina, quindi posso dire di sapere benissimo chi mi ritrovo davanti. A livello di gruppo, a forza di stare assieme a loro, rischio di diventare matta pure io, naturalmente in senso buono…”.

 

Una tua previsione per il campionato che sta per iniziare: Cosa ti aspetti, a livello di squadra e dal punto di vista del tuo rendimento da singola?

“Sarà una stagione dura: con questa nuova divisione in 4 distinte conferences, devi per forza di cose partire bene per non ritrovarti a lottare nelle retrovie di classifica. Siamo una buona squadra, come avversarie del nostro girone conosco bene il valore di Udine mentre le altre rappresentano per me una piccola incognita. Personalmente mi pongo l’obiettivo di migliorare molto durante questo campionato: crescere a livello personale vuol dire crescere assieme a tutto il team, una cosa fondamentale per l’A2 che andremo ad affrontare”.

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Probabilmente,  la frase canonica “a volte ritornano” suona per lei come una nota stonata, perchè in fin dei conti non se ne era mai andata. Giulia Fragiacomo, dopo un anno di stop, è tornata più arrembante che mai all’interno della 1° squadra rivierasca: ma al tempo stesso sarà l’umiltà a contrassegnare la stagione 2013/14 della guardia  classe ’93 che, a testa bassa e con rinnovata fiducia, ha ripreso ad allenarsi con convinzione e assiduità sin dal primo giorno di preparazione, allo scopo di farsi trovare pronta al nuovo campionato ormai alle porte.

Giulia, ritornare a far parte del gruppo quest’anno targato Querciambiente ha regalato ampi sorrisi a tutti: con quale stimolo ti sei rimessa in marcia dopo la stagione di pausa?

“Certamente torno a giocare attivamente all’Interclub con uno spirito totalmente diverso e una mente più libera rispetto al passato: non sono più una ragazzina e voglio assumermi le mie responsabilità per essere un fattore importante di questa squadra. Mi sto allenando duramente per recuperare la miglior condizione possibile, di certo esser stata male fisicamente per quasi 9 mesi di fila è un piccolo fardello che sto cercando di somatizzare giorno dopo giorno: ringrazio il professor Paoli, nostro preparatore atletico, per tutto l’aiuto che mi sta dando in tal senso”.

Hai parlato non a caso di infortuni: di certo, i mesi passati in infermeria vanno dimenticati il più velocemente possibile…

“Senza dubbio una situazione del genere è stata per me un vero e proprio incubo: a cavallo tra il termine della stagione 2011/12 e l’inizio della scorsa annata ho avuto innumerevoli problemi fisici, tra l’operazione alla mano, i problemi al polso, al gomito e alle spalle. Inoltre, ho dovuto sopportare anche un mese intero senza un’ unghia del piede, rimediando qualche tempo dopo anche una dolorosa storta alla caviglia. Non nascondo di essere arrivata a un punto in cui ero totalmente scoraggiata, preferendo saltare completamente l’ultimo campionato: in tutti i mesi di stop mi sono poi resa conto di quanto mi mancasse giocare a basket, essere nuovamente qui con le mie compagne mi carica di orgoglio e di voglia di fare”.

Sei sempre stata legatissima a questa squadra: come sei stata nuovamente accolta dal resto del gruppo, dopo l’anno sabbatico?

“Di un possibile mio ritorno ne avevo già parlato con Lara Cumbat e la capitana Annalisa Borroni durante l’estate: entrambe sono i miei personalissimi “fari” e il fatto che loro stesse volessero ardentemente che tornassi assieme al resto del gruppo è stato un aspetto molto bello, che ha contribuito non poco alla mia scelta di rituffarmi sul parquet. Siamo un organico stupendo, che già si conosce bene sotto molti aspetti: personalmente, tornare a lavorare assieme a tutte loro è stato davvero un grandissimo piacere”.

Noti qualche differenza rispetto all’Interclub che lasciasti forzatamente qualche tempo fa e quella che per il terzo anno di fila cercherà di dare battaglia alle squadre avversarie della serie A2?

“Direi proprio di no: non è cambiato assolutamente nulla, il mix di serietà e divertimento che ci contraddistingue come organico è rimasto praticamente immutato ed è un fattore importante in una categoria così difficile. Questo ci aiuterà molto durante il campionato, nel caso in cui dovessimo incontrare delle difficoltà sapremo fronteggiarle nel migliore dei modi, con lo spirito forte che ci accomuna”.

Cosa dovrà fare la Querciambiente, secondo te, per essere tra le protagoniste di stagione?

“A mio avviso sarà fondamentale farsi trovare subito pronte, sin dalle prime sfide: con la nuova formula introdotta a partire da questo campionato, sbagliare due partite di fila rischia di metterti fuori gioco dalle posizioni che contano. Il girone è davvero corto, potremmo trovare sia squadre abbordabili che toste, starà a noi essere più concrete possibili per poterci togliere delle belle soddisfazioni”.

Una curiosità: ti abbiamo vista estremamente presente sul lato…televisivo, durante gli Europei che si sono appena conclusi in Slovenia. In alcuni frangenti la regia internazionale si è soffermata ad inquadrarti, più e più volte, nelle situazioni in cui eri fisicamente sugli spalti della Bonifika Arena di Capodistria: speri di essere così presente anche all’interno del quintetto-base rivierasco?

(sorride) “Me lo auguro con tutto il cuore! Se dovesse servire, mi farò trovare pronta anche per scendere in campo nello starting-five: in passato non ho praticamente mai avuto l’onore di partire tra le titolari, lavorerò sodo per riuscire  un giorno a essere una delle protagoniste del quintetto iniziale. Questo è solo uno dei tanti obiettivi che mi sono prefissata di raggiungere nell’immediato futuro”.

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Se la chiami “Giramondo”, sicuramente lei non si offende. Alice Romagnoli, neo-rivierasca da più di un mese, ormai non ha quasi più bisogno del navigatore satellitare per spostarsi lungo lo stivale italico: dal 2005 ad oggi, sono infatti ben 8 le diverse casacche che la pivot nativa di Milano ha vestito in passato e che può conservare nel proprio guardaroba, con quasi 1.100 punti all’attivo e altrettanti rimbalzi conquistati.

Impegnata anche come istruttrice di mini-basket in casa rivierasca, il tassametro di Alice vuole certamente continuare a correre specialmente sul campo, in una stagione dove si candida a essere quel “totem” che Muggia cercava da tempo per fare la voce grossa in area pitturata.

Alice, abbiamo già detto che in precedenza ti sei data parecchio da fare sui parquets lontano da casa: ci racconti un po’ il tuo ruolino di marcia, prima di sbarcare ad Aquilinia?

“Tutto è iniziato col mio trasferimento a Cavezzo, una piazza molto importante del basket femminile: a 16 anni sono finita in prima squadra ed è stata quella la miccia che poi ha acceso la mia carriera da cestista. Ho fatto parecchia gavetta in A1 a Venezia e a Montichiari, prima di giocare nella seconda serie nazionale a La Spezia,  Lucca, Udine e Marghera”.

– Dopo tanto peregrinare in giro per l’Italia, cosa ti ha portato a sposare il progetto Interclub?

“I motivi sono sostanzialmente due: il primo per studio, visto che sono iscritta al corso di Scienze Motorie dell’Università di Udine e vorrei laurearmi prossimamente. In tal senso la scelta di Muggia non è casuale, visto che avevo la volontà di rimanere nel Nord-Est per non allontanarmi troppo dalla mia facoltà. Il secondo è perché sapevo fin dal principio quanto si stia bene da queste parti, speravo dunque di venire a giocare all’Interclub, prima o poi”.

– Hai affrontato spessissimo Muggia come rivale, specialmente nelle ultime tre stagioni. C’è qualcosa in particolare che ricordi di quelle sfide?

“Ho un ricordo particolarmente vivo dei derby giocati con la maglia di Udine: in quell’ambito, l’immagine degli spalti di Aquilinia sempre affollati e pieni di calore era un qualcosa che ti faceva capire il perché Muggia fosse amata dal proprio pubblico e considerata la squadra compatta che ha poi dimostrato di essere negli ultimi campionati, specie a livello di gruppo”.

– Il gruppo, appunto: avrai avuto già il modo di apprezzare la “banda di scalmanate” che sono la colonna portante della prima squadra. Pensi che la forza di far parte di un team che si conosce bene già da anni, vi possa permettere di avere un vantaggio in più rispetto alle altre avversarie?

“Sicuramente il fatto di avere un legame duraturo anche fuori dal campo è un qualcosa che gioca molto a favore della squadra. Per quanto mi riguarda, sono stata accolta benissimo sin dal principio e ho apprezzato che, finito l’allenamento, si esca spesso alla sera con gran parte delle mie nuove compagne di squadra: posso dirti che una cosa del genere la si vede raramente a questi livelli, il che mi dà l’ulteriore conferma di aver fatto la scelta giusta nell’approdare qui a Muggia.”

Sul discorso delle “scalmanate singole”, a oggi a chi daresti la palma di migliore?

(Alice sorride) “Su questo frangente, pur conoscendole da poco, credo senza sbagliarmi che la capitana Annalisa Borroni e Lara Cumbat siano decisamente una spanna sopra tutte le altre.”

– Tornando alle questioni serie: quali sono le aspettative per la stagione che inizierà a breve, sia dal punto di vista della squadra che da quello strettamente personale?

“A livello di team dobbiamo centrare le prime quattro posizioni del nostro girone: tutto questo ci permetterà poi di vivere con più tranquillità la seconda parte di campionato. Abbiamo larghi margini di miglioramento e le prossime amichevoli ci permetteranno ulteriormente di farci capire dove possiamo arrivare. Per quanto mi riguarda, molto semplicemente darò il massimo e cercherò di potermi rendere utile alla causa muggesana.”

– Un ultimo quesito: cosa sta a significare il tatuaggio sul tuo braccio sinistro?

“C’è scritto “Don’t forget to love yourself” (“Non dimenticare di amare te stessa”): diciamo che è una sorta di promemoria, un concetto che dovrei far mio perché molto spesso mi dimentico di farlo….”

(foto tratta dal sito “www.cittadellaspezia.com”)

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Passare dai riflettori puntati addosso all’allontanamento volontario dal “red carpet” della serie A2, non è cosa che si vede spesso: il cammino intrapreso da Matija Jogan è come quello di un attore protagonista di kolossal che, dopo aver vinto il premio Oscar, torna in maniera inaspettata dietro le quinte, resettando quasi tutto quello che si è fatto finora per dedicarsi al quel vecchio amore che lo ha in pratica “svezzato” professionalmente.

L’allenatore che ha fatto grande la piccola Muggia, facendole ottenere il miglior risultato sportivo di sempre con la semifinale play-off conquistata due stagioni fa, si è ormai tolto di dosso i panni di head coach della 1° squadra e si è rituffto a con entusiasmo un gradino più sotto, all’interno della fucina dove poter creare i futuri talenti rivieraschi.
Il fatto di guidare con mano non solo le Under 15 e le Under 17 ma tutto il settore tecnico giovanile in qualità di responsabile, lascia presagire che il lavoro non mancherà di certo a “Mat”, ben consapevole che servirà tanto olio di gomito per arrivare ai risultati sperati, dentro e fuori dalla palestra.

Matija, la scelta di non far più parte della prima squadra corrisponde a una sorta di tuo “ritorno di fiamma” a quanto fatto più di qualche stagione fa: quali sono le sensazioni che hai provato in questi primi giorni del tuo nuovo ruolo all’interno dell’Interclub?

“Le sensazioni sono molto positive:  all’inizio pensavo che, dopo tre anni di assenza, tornare in questo ambito fosse una cosa davvero difficile. Sin dall’inizio ho chiesto alle ragazze che alleno molto impegno, intensità durante gli allenamenti, tanto sacrificio e voglia di fare: in pratica, quello di mettere sul parquet un comportamento da vere e proprie atlete. Non sapevo come sarebbe stata la loro reazione a questo cambio di rotta che ho voluto apportare al settore giovanile rivierasco: per ora, e lo dico senza esagerare,  sono state impeccabili e mi ritengo molto orgoglioso di quanto fin qui hanno saputo dimostrare. I momenti più duri e difficili dovranno ancora arrivare, proprio in quelle situazioni vedremo chi coverà dentro di sé il desiderio di fare il vero salto di qualità che tutti noi ci aspettiamo.”

Si è spesso parlato di come un settore giovanile sia parte fondamentale, e non solo semplicemente integrante, di una società. Come avviene la crescita di un potenziale talento? Che tipo di lavoro c’è dietro?

“La crescita avviene in maniera graduale, non bisogna avere fretta:  in particolare, il talento innato di un’atleta può aiutare, ma non è elemento basilare per diventare una brava giocatrice. Per quanto mi riguarda, ritengo molto più importante la voglia di allenarsi bene, la concentrazione in quello che si fa sul campo, il sacrificarsi in ogni singola situazione e, non ultima, l’educazione-base di un’atleta. Da sempre ho predicato un concetto-chiave alle mie atlete: non si deve venire all’allenamento solo perché ci si trova bene con le amiche, né per ridere in fila mentre l’allenatore spiega un esercizio o in panchina mentre le altre giocano. Chi ha solo questi pensieri nella testa, deve avere la consapevolezza che avrà sempre pochissimo spazio per dimostrare il proprio valore.”

Muggia ha sfornato giocatrici importanti nella sua storia recente, uscite dal settore giovanile rivierasco: non è un caso che una grossa fetta dell’attuale 1° squadra sia fatta da ragazze cresciute ad Aquilinia. In proiezione futura, quanto tempo ci vorrà per un ricambio generazionale? Guardando attualmente in casa muggesana, ci sono possibilità concrete di avere nel medio periodo almeno un paio di atlete da inserire nella prima squadra degli anni a venire?

“Non è facile, perché abbiamo un gap di qualche anno tra il gruppo che alleno e le juniores: tra le singole, vedo molto bene Valentina Rosin, anche se deve ancora lavorare molto in proiezione futura. Per i gruppi invece che mi competono, ci sono senz’ altro ragazze molto interessanti da far crescere. Assieme al resto dello staff, di cui fanno parte Giorgio Krecic, Emiliano Milocco, Stefania Lucia e Giulia Fragiacomo, ho iniziato un percorso che per dare i frutti sperati avrà bisogno di almeno 2 anni per il primo gruppo e di 3 anni per il secondo (quest’ultimo composto dalle ragazze del 2000, NdA). Noi siamo qui per dar loro una mano, poi come sempre molto dipenderà dalla volontà delle ragazze stesse: come già sottolineato, alla base di tutto ci deve essere tanto allenamento e la volontà di migliorare e di arrivare a un determinato obiettivo. C’è una serie A potenziale che le aspetta e non tutte le società possono dare alle giovanissime questo tipo di privilegio. Detta in parole povere, non devono perdere questa occasione. Tutti assieme possiamo farcela, noi e loro.”

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Kellen Thornton è arrivato a Trieste: nonostante la stanchezza per il lungo viaggio in aereo, il giocatore ex-Tennessee State ha risposto molto volentieri alle domande poste dai giornalisti presenti in via Locchi.

“Sono molto felice di essere qui”, ha commentato Thornton, “reputo questa una grande opportunità per la mia carriera professionistica. Oltretutto sognavo da tempo di venire a giocare in Italia, Trieste rappresenta per me una tappa importante per mettermi personalmente alla prova. Non conosco molto del campionato italiano, tuttavia non vedo l’ora di mettermi a disposizione della squadra e di vivere al massimo questa esperienza in maglia biancorossa”.

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Al termine della prima settimana di preparazione atletica, coach Eugenio Dalmasson traccia un primo bilancio del lavoro sin qui fatto dalla squadra biancorossa in via Locchi: “Credo sia innanzitutto da sottolineare quanto sia importante aver ripreso l’attività dopo le vicissitudini estive: nelle giornate iniziali di allenamenti c’è stata da subito una grande disponibilità da parte di tutti i giocatori, con quelli non facenti parte della 1° squadra che ci stanno aiutando molto a livello di intensità. Aspettando di completare definitivamente il roster, c’è da dire che siamo partiti con una buona qualità sotto il profilo atletico, il che ci agevolerà non poco quando poi andremo a effettuare un tipo di lavoro maggiormente più tecnico”.

Dalmasson spende un paio di parole anche sull’americano Harris, in prova per due settimane: “Will si è immediatamente distinto per la grande simpatia e per la voglia di interagire con gli altri, basti pensare che il giorno successivo al suo arrivo si è presentato parlando già un po’ in italiano. Ho personalmente fatto una lunga chiacchierata con lui e gli ho consigliato di vivere questo periodo assieme a noi con grande serenità: gli daremo il giusto tempo per dimostrare la propria forza, che si è già intravista sul parquet.”

Domenica la squadra godrà di una giornata di riposo e ritornerà in palestra regolarmente lunedì alle 8.30 del mattino. Nel frattempo, è stata definita la prima amichevole pre-stagionale: la Pallacanestro Trieste 2004 scenderà in campo a Postumia martedì 27 agosto, affrontando la compagine locale. La palla a due è fissata per le ore 19.00.

 

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Lo si vedeva ad occhio nudo, nell’immediato post-partita di quella gara-2 di play-off persa contro S.Martino di Lupari, di come la fine di un ciclo fosse ormai dietro l’angolo: a partire già dalla panchina. Troppe emozioni non si riescono a nascondere facilmente e il ritrovarsi davanti a qualcuno con i lucciconi pronti a scorrere lungo le guance, consapevole di aver dato tutto per la causa rivierasca, è l’immagine inequivocabile che il corso della vita, e più in particolare della carriera sportiva, porta a fare delle scelte.

Non è dunque una “Carrambata” la decisione presa da Matija Jogan (nella foto), il condottiero che ha saputo fare grande la piccola Muggia: l’head-coach che ha riportato l’Interclub in A2 lascia la prima squadra, restando comunque in società per allenare le squadre giovanili. Una scelta già presa nell’immediato finale di stagione, ma messa “nero su bianco” solo negli ultimi giorni: “Abbiamo deciso, assieme alla società, di aspettare lo sviluppo delle trattative per il prossimo anno”, spiega Jogan, “ma visto che ora  l’iscrizione in serie A2 sembra cosa certa, è giunto il momento di ufficializzare la cosa. Penso sia meglio lasciare nel momento più alto, piuttosto che voler rimanere ancorato alla panchina a tutti i costi: sono convinto che nella vita, come nello sport, bisogna seguire le proprie sensazioni. Ho avuto il sentore che il ciclo con questo gruppo fosse finito, per questo motivo ho voluto farmi da parte e non rimanere forzatamente, con il rischio di tirare troppo la corda per vederla poi spezzata.”

L’allenatore, che ha oltretutto vinto il premio di miglior allenatore dell’anno nel 2011 e nel 2012, fa capire che certi momenti passati con un gruppo solido e generoso rimarranno indelebili nella sua mente: “Sono stati anni indimenticabili e a dir poco incredibili: tutti assieme abbiamo raggiunto il risultato migliore dei 40 anni di storia della società, conquistando lo scorso anno la semifinale promozione. I traguardi conquistati sono il frutto di tanto lavoro, anche psicologico: abbiamo saputo competere con formazioni professioniste”, specifica Jogan, “nonostante la grande differenza di budget che avevamo con molte squadre avversarie. Voglio ringraziare la società per avermi dato la possibilità di allenare questo team, tutto lo staff e le giocatrici che mi hanno sopportato e seguito con tanta dedizione in questi anni“.

Per un ciclo che si chiude, c’è un altro che si apre. O meglio, che si ri-apre: Matija torna al “vecchio amore”, occupandosi di giovani e giovanissime. “Non reputo questa mia scelta un passo indietro, anzi: abbiamo la possibilità di lavorare bene con molti prospetti interessanti che vanno dai 13 ai 15 anni. Non ho accettato di andare ad allenare fuori Trieste per motivi lavorativi e familiari: ho preferito invece raccogliere una nuova sfida. Se lavoreremo bene in questo ambito, sono certo che tutti assieme potremo avere tante soddisfazioni”.

In bocca al lupo, coach. E ancora grazie.

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Il campionato è terminato, ma all’orizzonte c’è tanto lavoro già nell’immediato futuro. Cristiano Petriccione, presidente della neo-promossa Star Five Monfalcone, non nasconde la gioia per il traguardo ottenuto, con un pensiero già al domani della propria società:

Partiamo dalle origini: da cosa nasce questa grande passione per il futsal?

“Nasce da lontano: giocavo già ai tempi in cui abitavo a Napoli, ho continuato qui in regione e dal 2009 mi dedico con passione alla Star Five.”

Stagione “sul campo” terminata e promozione in B conquistata: un sogno che si è realizzato. A distanza di qualche giorno, a cosa si pensa?

“Stiamo già pensando a creare la squadra per la serie B. Sembra esserci tempo, ma per cercare di fare bene è necessario lavorare fin da subito.”
 
A chi dedichi questo bel successo?

“A tutti quelli che con passione hanno seguito la squadra: a sponsor, a dirigenti, a tifosi, a mia moglie, ai miei figli, ma anche un po’ a me stesso.”

Chi vuoi invece ringraziare?

“Ovviamente soprattutto mister e calciatori che ci hanno permesso di fare il salto, ma anche e ancora un grazie ai miei collaboratori e agli sponsor che hanno creduto nel progetto.”

Finito il campionato già si parla di futuro: Marco Tirelli sarà l’allenatore dell’Under 21 targata Star Five. Come siete arrivati a questa scelta?

“Marco lo conosco da tanti anni. E’ un ragazzo serio, lavora con tanta passione e secondo noi ha un gran futuro. E’ giovane e ha tanta voglia di fare quindi siamo sicuri della scelta.”

Si parla anche di ipotesi “Piccoli Amici” Star Five. Cosa state pensando di fare per i più piccini?

“Questo è un altro sogno su cui sto lavorando. Però siamo consapevoli che per fare bene in questo settore dobbiamo lavorare sodo, mettendo a disposizione la massima competenza di tutto lo staff.”

Per il futuro cos’altro ci dobbiamo aspettare?

“Sicuramente farò di tutto per costruire un ricco settore giovanile: inutile nascondere che uno dei miei sogni è creare appunto la scuola calcio STAR FIVE!!!”

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Altro giro e altra intervista in casa Star Five Monfalcone: la promozione in serie B già abbondantemente conquistata e consolidata non ferma l’addetta stampa Sara Puntel nel suo giro di chiacchiere con i giocatori cantierini.

E’ il turno di Gennaro Lamberti (nella foto), estemo difensore del team di Mister Bevilacqua:
 
Luogo e data di nascita…
“Sono nato a Scafati, in provincia di Salerno, il 29 giugno 1990.”

Segno zodiacale…
“Cancro…”

Numero di maglia…
“Uno…”

Ruolo…
“Portiere…”

Professione…
“Tecnico di impianti di aria condizionata.”

Genere musicale preferito… 
“Ascolto musica House.”

Canzone pre-partita che ti da la carica?
“Non ascolto musica prima di giocare. Preferisco restare concentrato sul match.”

Hai un portafortuna?
“Sembrerà strano, ma non ne ho.”

Hai un soprannome?
Gennaro risponde ridendo di gusto:
“Il mio soprannome? In verità ne ho due da pochi giorni: uno è “Prince” e l’altro mi è stato dato sabato, durante la presentazione in campo della squadra ed è “l’incredibile hulk.”

Sabato scorso avete vinto contro la Partenope… Cos’ha significato per voi?
“Vincere è sempre bello, ma contro di loro non si tratta di una partita qualunque: è innanzitutto un derby, in più sabato era anche un’occasione per rifarci del K, proprio contro di loro, nell’ultima finale di Coppa. In più per me è fantastico batterli, perché con loro giocano anche tanti miei amici e quindi, con sano agonismo sportivo, ne esco con ancora maggior soddisfazione.”
 
Manca ancora una partita, anche se la matematica promozione ce l’avete in mano ormai da due gare, come vi state allenando?
“Ci stiamo allenando come sempre e quindi “alla grande”, grazie all’ottimo lavoro di mister e dirigenti: sono favolosi e ci danno sempre la carica giusta.”

Che partita sarà contro il Lauzacco?
“Sarà dura perché a loro servono punti playoff, ma noi non abbiamo intenzione di regalare niente a nessuno. Ci sarà da combattere, come abbiamo fatto in tutte le partite del campionato.”

Qual è il ricordo più bello di questa stagione targata “Star Five”, ovviamente escludendo il salto in B?
“Non ne ho uno ben preciso, perché per me è stato l’anno più bello in assoluto. E’ stato tutto fantastico: una stagione da incorniciare.”

Tre portieri potrebbero sembrare troppi, ma alla fine vi siete gestiti bene durante il campionato: che rapporto hai con Pitta e Linza?
“Riguardo ai miei due colleghi di ruolo posso solo dire che sono “super”. Ho un bellissimo rapporto con loro e non ci sono mai stati problemi.”

Per concludere: cosa farai da grande?
“Mi immagino in giro per il mondo… – sorride – oppure resto qui a giocare con la Star Five, sempre se il presidente me lo permetta…”

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