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Capita, in una sera d’estate, di trovarsi a chiacchierare a margine di un torneo di basket. E così, tra una parola e l’altra, il discorso si sposta su un’atleta che sta giocando in modo sbalorditivo e che pare non si sia mai fatta intervistare.

Con la nostra solita umiltà e fuorviati da un paio di spritz, azzardo personalmente: “Nessun problema, l’intervisto io”. Immediatamente un brivido mi percorre la schiena: spero che la mia “boutade” non cada nel vuoto, ma un noto giornalista locale ribadisce: “Magari, sarebbe un bel colpo”. E così parte quest’idea, mettendoci immediatamente sulle tracce di Elena Capolicchio.

All’inizio riluttante, la giocatrice ci concede un incontro per le 17 del giorno seguente presso un bar vicino alla stazione (arriverà in treno): giungiamo con 5 minuti d’anticipo e la riconosciamo subito. Procede ad ampie falcate, sulle spalle borsone da basket, seguito da calzoncini corti e maglia della nazionale italiana, arrotolata per difendersi dal caldo.

Dopo una breve presentazione, ci addentriamo nel bar in cerca di refrigerio e ci snocciola alcuni dati impressionanti: nata nel 1992 (segno zodiacale scorpione) comincia a trattare la palla a spicchi a 4 anni nel Ronchi (squadra mista), poi esordisce in un team femminile nella categoria cadetti col Monfalcone, passa alla prima squadra (serie B, per 3 anni) e a 15 primavere si sposta a Reggio Emilia in A2. Nel 2011 si trasferisce a Orvieto, nel primo anno si infortuna al crociato ed al menisco, ma durante il secondo centra un’altra promozione; nel 2012 è a Brindisi, ennesima promozione dalla A3, infine l’ultimo anno conquista la salvezza con l’Interclub Muggia. Nel frattempo, si sta laureando ad Orvieto in “tecnologia ed industria alimentare”.

Partiamo allora chiedendole chi le ha trasmesso la voglia di giocare…

“Provengo da una famiglia molto sportiva”, risponde: “Lo zio Luciano è il vice allenatore di Ronchi e l’head coach è mio cugino.”

Un canestro che ti ricordi?

“Sicuramente quello segnato da metà campo con Brindisi in semifinale (vinta) contro Sesto San Giovanni”

D’estate solitamente ci si riposa, quindi che cosa significa quel borsone che ti porti appresso?

“Allenamento alle 18 e partita alle 21…”

Come scusa?

“Sì, quest’anno per la prima volta sono un “nanetto”

Continuiamo a non capire…

“Ho deciso di partecipare ad un torneo misto e la mia squadra (di cui sono il Kapi-nano), si chiama “Kuei del nano nero”, quindi tutti nanetti.”

Ho capito, grazie…beh, parlaci allora di questa tua esperienza…sicuramente più soft del campionato trascorso…

“Solo in parte più soft perché, se è vero che non ci alleniamo, è altrettanto vero che il nostro coach cerca di stimolarci continuamente, svegliandoci la mattina (verso le 7) con consigli, tattiche, difese e suggerimenti per le gare, e augurandoci la buonanotte dandoci una visione più ampia dello sport e della squadra.”

Un po’ sfinente per una corsetta estiva…

“Assolutamente no, perché apprezziamo e condividiamo il suo attaccamento e una volta in campo cerchiamo di fare il meglio per quanto possibile; inoltre oltre ad Alice Romagnoli (mia compagna a Muggia) ho la possibilità di giocare con Manon Rivron (che è stata mia degna avversaria a Fogliano), con Lollo Perotti (uno dei protagonisti della promozione di Ronchi in C2, con Fuffo Fortunati storica gloria anch’esso di Ronchi, ecc.”

Insomma, il mondo del basket passa per Ronchi…

“E’ sicuramente un pezzo importante del mio trascorso cestistico, il luogo da cui sono partita per affrontare nuove sfide…”

Perfetto Elena, se non vuoi far tardi all’allenamento mi sa che dobbiamo fermarci qui, hai una battuta per chiudere?

“Chiudo con una frase del mio summer-coach: “Non importa quanto hai vinto…ma quanta voglia hai di vincere ancora…GO, NANETTI!

 

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E’ online l’intervista, realizzata da Fluido Tv, al neo-presidente dell’Interclub Muggia Pierpaolo Richter:

 

httpvh://www.youtube.com/watch?v=pgx72Brhq5M

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Qualcuno lo ha definito, usando forse il miglior termine possibile, una sorta di “perfetto ri-organizzatore”. E tale epiteto calza a pennello per Matija Jogan che, nella stagione che sta per chiudersi, ha avuto la possibilità di ritornare a tempo pieno nella gestione di un suo personale vecchio amore: il settore giovanile.

Si è vociferato in passato di una mera “auto-retrocessione” per chi era stato capace, per due anni di fila, di far raggiungere all’Interclub il miglior risultato della propria storia (ovvero, le semifinali play-off per la promozione in A1). La realtà era però diametralmente opposta: c’era bisogno di una ventata di freschezza anche ai livelli più bassi, quelli che però un domani potranno fare la differenza per la conquista di nuovi e floridi obiettivi. Col senno di poi, coach Jogan è più che mai convinto della scelta fatta la scorsa estate: “Ho preso in mano un giocattolo rotto”, esordisce senza mezzi termini, “quasi ogni gruppo del settore giovanile femminile lavorava per conto proprio, senza collaborare con gli altri. Vedendo quali erano queste divisioni, oltretutto con un importante potenziale a disposizione, ho presentato al direttivo un programma specifico subito dopo aver rassegnato le dimissioni da capo allenatore della 1° squadra. Eliminare i dissapori e riportare la serenità era uno degli obiettivi su cui lavorare in prima battuta: per fortuna il nostro intento è riuscito”.

Aldilà del progetto di “riordino”, contano anche i risultati sul campo. Variabili che non sono tardate ad arrivare in breve tempo per i gruppi guidati proprio dall’ allenatore rivierasco e dal suo staff, quest’ultimo composto da Giorgio Krecic, Emiliano Milocco, Giulia Fragiacomo e Stefania Lucia. La squadra U15 ha infatti vinto il titolo regionale, raggiungendo il conseguente accesso all’Interzona (che si terrà nelle Marche dal 31/5 al 2/6), oltre a essersi aggiudicata il Torneo di Pesaro che rappresenta il più importante appuntamento stagionale in Italia a livello giovanile. Anche le U14 sono fresche vincitrici del titolo regionale, con quattro componenti di questo gruppo che parteciperanno in questo fine settimana a Fano alla finale Nazionale del “3 contro 3” : tutto questo a dimostrare come la “cura-Jogan” abbia già prodotto un discreto successo. “Non sapevo quanto tempo ci sarebbe voluto per tornare a vincere, tuttavia la base iniziale era quella di aumentare la mole di lavoro a 4 allenamenti settimanali, con la presenza di almeno 3 allenatori per ogni singola seduta. Oltre a questo, una volta alla settimana le ragazze hanno lavorato con il prof. Paoli sul profilo della preparazione fisica: in questo modo la qualità in palestra non è mai venuta a mancare, permettendo loro di fare grandi progressi e, come naturale conseguenza, quella di gettare basi importanti sul futuro”.

Già, perché in un’ottica di portare molte di queste giocatrici in 1° squadra, il vero punto di arrivo per qualsiasi settore giovanile che si rispetti, la sfida che si para davanti è inevitabilmente tarata a lungo termine. “Personalmente, queste tipo di scommesse mi danno grosse motivazioni”, continua “Mat”, “specialmente in un ambito dove credo in quello che faccio e dove soprattutto non mi tiro mai indietro. Credo sia fondamentale capire, e far capire, che ci potranno essere tanti piccoli problemi in itinere: spero che la maggior parte di queste ragazze abbia la possibilità o le caratteristiche per arrivare a vestire la maglia più importante dell’Interclub. La nostra volontà è quella di premere sull’acceleratore, lavorando assieme a loro e  creando in queste giocatrici una mentalità vincente; tutte hanno subito dimostrato di voler migliorare e si allenano con grande abnegazione, senza mai risparmiarsi. In fin dei conti, è questa attualmente la nostra più grande vittoria, aldilà dei buoni risultati già ottenuti”.

E’ impossibile non fare una piccola deviazione in ambito 1° squadra, sodalizio che il coach ha seguito a distanza e di cui sente inevitabilmente un po’ la mancanza: “Tornando a ripetere che non mi pento minimamente del cammino scelto la scorsa estate, con grande sincerità posso affermare che il clima-partita di una serie A2 mi manca tanto. Guardando anche il grande risultato conseguito solo una decina di giorni fa dalla Ginnastica Triestina, alla quale faccio i miei complimenti, e paragonandolo a quanto siamo stati capaci di fare noi in passato, non nascondo che riprendere in mano anche questo discorso è un qualcosa che desidero parecchio. Non mi tirerò certo indietro se ce ne sarà bisogno e se arriverà una chiamata da parte della società“, conclude Jogan, “a patto che sussistano le giuste condizioni per lavorare con costrutto e senza che tutto questo possa influire col mio lavoro in ambito giovanile. E’ quest’ultimo ambito quello che in questo momento rappresenta la mia priorità”.

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Umiltà e dedizione: per superare certi limiti, sono queste le variabili da mettere in campo per migliorare il proprio modo di giocare a basket. Ne è convinta Lucia Richter, una delle giovanissime dell’Interclub Muggia, ormai da due anni nell’orbita della 1° squadra: la guardia classe 1996 sa ormai perfettamente la differenza tra essere tra le protagoniste della formazione U19 rivierasca e allenarsi invece con il team che sta affrontando la serie A2.

“Non lo nascondo: all’inizio della mia avventura con le veterane, la prima sensazione è stata quella di smarrimento totale”, confida Lucia. “C’è un notevole cambiamento di ritmo, c’è tanta intensità in più e soprattutto cerchi di tener testa al livello di chi ti è accanto a te: usando un metro di paragone, è come passare dall’asilo alla scuola elementare…”. Difficoltà sì, ma anche la possibilità di capire sulla propria pelle quale sia il livello da raggiungere per poter fare un passo avanti sotto il profilo tecnico: “Assolutamente sì”, continua la Richter, “Per una giovane come me è necessario fare tanta esperienza. Spesso c’è la paura di sbagliare, ma è anche vero che in un ambiente come quello muggesano c’è davvero la possibilità di imparare tanto: il mio modello è senza dubbio la capitana Borroni, sarebbe un sogno poter diventare un giorno come lei”.

Per una Lucia che è cresciuta a dosi di pane e…basket (“Anche se avrei potuto optare per la pallavolo, non ebbi dubbi fin da piccola quale sarebbe stato il mio sport preferito”, commenta), è innegabile che la scelta di giocare a pallacanestro sia maturata anche guardando il “palmares” di famiglia. La mamma, Graziella Biasi, è una che un po’ di palla a spicchi la conosce, avendo giocato a ottimi livelli nella Ginnastica Triestina. Ma, soprattutto, c’è una sorella più grande di nome Alice che attualmente è impegnata a Ragusa nella massima serie, vestendo la maglia di una Passalacqua autentica protagonista di stagione. “E’ bellissimo vederla in A1: c’è sicuramente un po’ di sorpresa per il grande salto che è riuscita a fare, al tempo stesso sono orgogliosa di lei e del sogno che ha saputo prima cullare e poi realizzare. L’ho vista crescere, trasformarsi in tutto il suo cammino cestistico e lavorare tanto per raggiungere il suo scopo: si merita pienamente questa occasione”.

Lucia Richter ha una convinzione dentro di sé: aumentare la propria autostima sarà l’obiettivo più importante da dover raggiungere nel corso delle prossime stagioni. “Spesso ho poca fiducia in me stessa, un pensiero che vale sia sul parquet che nella vita di tutti i giorni. Ho la fortuna di avere accanto una grande amica come Valentina Rosin, che conosco sin da piccola e con la quale ho un rapporto più che speciale: in molte situazioni ci sproniamo a vicenda ed è un qualcosa che serve a entrambe per crescere. Affrontare un impegno così probante come può essere quello con la prima squadra, assieme a una persona che ha la tua stessa età e con la quale puoi condividere le stesse medesime sensazioni, ti dà la possibilità di superare le difficoltà che ti si palesano davanti. Nello sport, come al di fuori del parquet, tutto questo è fondamentale”.

 

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Avere 20 anni e palesarsi in campo alla stessa stregua di una veterana? Chiedetelo a Marta Meola, una che di gavetta ne ha fatta già parecchia in prima squadra e che, affidandole le chiavi della cabina di regia, difficilmente vi tradirà.

La playmaker classe 1994 continua a crescere all’interno del roster della Querciambiente e, sebbene il più delle volte passi quasi inosservata in campo, avrebbe buone chances di vincere il premio di giocatrice più “utile” del gruppo rivierasco. Il tutto, con qualcuno che si chiede se nel corso degli anni potrà potenzialmente recitare anche il ruolo di leader: ”Me lo auguro, soprattutto spero di avere il tempo per diventarlo…”, esordisce Marta, che non nasconde di sentirsi a pieno agio nella stagione in corso: “Mi piace l’idea di essere d’aiuto in un ruolo che richiede la massima attenzione: oltretutto, all’interno di un gruppo dove hai tante compagne di squadra esperte che sono sempre pronte ad aiutarti e consigliarti, non puoi che vivere nel migliore dei modi”.

Già: è un buon momento per Muggia, capace di ritagliarsi un ruolo da protagonista anche nella Poule Promozione, nonostante sabato scorso sia arrivata una sconfitta casalinga contro Genova che non cancella quanto di buono fatto fino a questo momento. “Ero fiduciosa sin dall’inizio che avremmo combattuto per cose più importanti della semplice permanenza in A2”, continua la numero 4 dell’Interclub. “Certo, ci sono stati anche momenti problematici durante la prima fase, quando eravamo sul confine tra il paradiso e l’inferno della Poule Retrocessione. Tuttavia il timore che si era creato durante il girone d’andata lo abbiamo superato alla grande, senza il bisogno successivo di fare calcoli per entrare a far parte del gruppo delle migliori”.

Con una mente sgombra dal non doversi più guardare da brutte sorprese sino alla fine stagione, tutto diventa più facile. E perché no, sicuramente più stimolante: “Non abbiamo nulla da perdere, tuttavia riuscire a qualificarci nuovamente per i play-off promozione starebbe a significare quanto Muggia continui a essere protagonista in questa serie. Siamo un gruppo forte e sempre più coeso, dentro e fuori dal campo: il roster di quest’anno ci ha rese ancora più competitive e lo stiamo dimostrando con i fatti.”

A livello personale, cosa auspica di ottenere Marta Meola da questa stagione? “Il mio obiettivo è sicuramente quello di continuare a migliorare: mi sento più partecipe nei giochi di squadra e vedo che le compagne mi danno molta più responsabilità in campo, rispetto al passato. In un team formidabile come il nostro, crescere ulteriormente darebbe un ulteriore valore aggiunto a quanto fatto sinora”.

 

 

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Il futuro è suo. Dentro e fuori dal campo, la stella di Annalisa Borroni non è destinata affatto a spegnersi nel corso delle stagioni che verranno. Non solo perchè la capitana rivierasca ha ancora molto da dare sul fronte del basket giocato, ma perchè la sua volontà di continuare a costruire qualcosa per la pallacanestro femminile del domani è tangibile. “Io come direttore sportivo dell’Interclub del futuro? Perchè no!”, afferma la “Black Mamba” muggesana, “è un ruolo che, un giorno, ricoprirei con piacere. Mi piacerebbe lavorare e cambiare tante cose in ambito locale, non solamente su sponda rivierasca: una disciplina come la nostra, in queste zone, ha notevoli margini di crescita. Pertanto non mi tirerei indietro per poter dare un contributo tangibile alla causa, soprattutto senza correre avanti e indietro sul parquet come faccio adesso…”.

Si badi bene: lo status di una Borroni dietro a una scrivania è ancora lontano dal realizzarsi. L’energia e l’esplosività agonistica attuale è quella di una ragazzina che ha ancora parecchia voglia di divertirsi. E, perchè no, di divertire anche gli altri: “Gioco finchè reggo”, scherza Annalisa, “o meglio, finchè mi riterrò utile a questa squadra. In fondo, molto si basa sull’entusiasmo con cui affronti un impegno di questo tipo: è una variabile che sento ancora abbondantemente dentro di me, quindi al momento il problema non sussiste proprio”.

Eppure, per una come lei che in campo “invecchia” meglio di un brandy nelle botti di rovere, ci si potrebbe chiedere come mai in passato non sia scoccata quella scintilla che l’avrebbe portata lontana dal feudo rivierasco e, sicuramente, anche a indossare una casacca azzurra…“Sono sincera: avevo la possibilità di intraprendere una carriera da professionista, ma quell’ambito sinceramente non mi ha mai stimolato. Un po’ perchè, a mio modo di vedere, non mi avrebbe cambiato la vita, ma soprattutto perchè ho preferito coltivare le amicizie, restare vicino ai miei affetti, laurearmi e vivere nel modo a me più congeniale. Un percorso professionistico mi avrebbe precluso tanti obiettivi che invece poi ho raggiunto: anche per questo motivo, sono felice della scelta fatta”.

Una domanda a bruciapelo: secondo Annalisa Borroni, una giovane con talento innato ha più possibilità di diventare una campionessa? “Assolutamente no: il talento è un’agevolazione di partenza, non lo strumento fondamentale per diventare qualcuno. Anzi, rischia quasi di essere controproducente e fuorviante: è facile pensare di poter fare il minimo e riuscire a spaccare il mondo senza sforzi. Alla fine, è sempre il lavoro a fare la differenza nello sport”.

Infine, un parallellismo con la sorella più grande, Nicoletta: quanto Annalisa ha imparato da lei…e viceversa? “Certamente guardarla in azione ha in qualche modo favorito la mia crescita. Di fatto abbiamo ricoperto ruoli diversi sul parquet, in qualche modo ci ha accomunato la volontà di sacrificarci in campo e, se necessario, di “snaturarci” per il bene della squadra. Certamente da Nico ho appreso molto a livello di carisma”, afferma “Air-Borroni-Junior”, che conclude: “E’ difficile rispondere su quanto lei abbia eventualmente imparato da me: facciamo prima a chiederlo alla diretta interessata…”.

 

 

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Nel micro-mondo del basket femminile, sono molti i casi di giocatrici/lavoratrici che, alla stregua dei supereroi della Marvel, fanno della loro “doppia-identità” una ragion d’essere. Alice Palliotto è uno di questi personaggi: laureata in Ingegneria Clinica, divide la propria giornata tra ufficio e parquet, riuscendo a trovare quel sottile equilibrio utile per portare avanti entrambe le cose. Il tutto non senza fatica: “Lavorare per gran parte della giornata e fiondarsi sul parquet di sera è sicuramente un aspetto pesante da conciliare”, esordisce con sincerità la giocatrice nativa di Cittadella. “Prima dell’inizio della stagione avevo parlato a lungo con coach Trani, relativamente ai miei impegni: non ero sicura di poter riuscire a conciliare tutto, alla fine è prevalsa la mia voglia di giocare e di essere presente a tutti gli allenamenti. Certamente la stanchezza si fa sentire, specialmente dopo le trasferte più lunghe, e sicuramente anche la vita privata ne risente: il livello della serie A2 non è da noccioline, è evidente dunque che ci sia tanto da faticare, in ogni ambito”.

Alla 4° stagione consecutiva in maglia Interclub, “Pallio” probabilmente si sente meno…sola in area pitturata: l’innesto di Alice Romagnoli ha infatti portato un’abbondanza nel reparto delle lunghe, che spesso era mancata nelle annate precedenti. In buona “compagnia” si vive meglio, no? “Assolutamente sì, abbiamo un bel compartimento sotto canestro e la nostra potenzialità è sicuramente migliorata sotto questo aspetto. Assieme alla mia omonima si lavora all’unisono, lei riesce a mettere in campo un mix di tecnica e altruismo che ci porta a operare molto bene assieme. Credo sia naturale”, continua la Palliotto, “che ora le responsabilità di quanto accade in pitturato vadano divise, anche con l’ulteriore apporto di Samantha Cergol: di fatto possiamo dividerci anche i minutaggi in partita, cosa assolutamente non trascurabile in questa serie dove devi essere capace di centellinare le risorse fisiche e mentali”.

La prima fase di campionato che sta per concludersi e che, con la conquista della Poule Promozione ormai a un passo, Muggia spera possa essere relativamente più tranquilla dei mesi addietro, ha dimostrato come il girone Nord-Est sia sia stato tutt’altro che semplice. Come dovrà comportarsi la Querciambiente nelle ultime partite del girone di ritorno? “Semplicemente nella maniera con cui vanno affrontate tutte le partite: con sangue freddo e lucidità”, è la risposta di Alice. “Deve permanere in noi la voglia di mordere le caviglie a tutti, abbiamo visto come molte squadre ci abbiano affrontato con grande pressione fisica e tanto fiato sul collo: l’Interclub dovrà saper giocare sempre imponendo il proprio ritmo, non facendosi mai prendere dalla foga. Ci sono stati dei momenti difficili in questi ultimi mesi, ma ne siamo uscite sempre con l’orgoglio che ci contraddistingue. Il futuro che ci attende dovrà essere contraddistinto dalla forza del gruppo, elemento essenziale che ci ha permesso di fare bene anche in passato”.

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Una come lei non la abbatti nemmeno con un obice da 280 millimetri, figurarsi dopo un colpo fortuito alla testa.

E’ ormai alle spalle il brutto momento passato nello scorso mese di ottobre da Lara Cumbat, vittima di uno scontro di gioco durante un allenamento che l’aveva costretta alle cure mediche, per ricucire il profondo taglio subìto alla fronte. E anche se…l’avvenenza del chirurgo plastico aveva in qualche modo addolcito il forzato pit-stop al pronto soccorso, resta ancora impressa nella mente della giocatrice rivierasca la non proprio bella avventura che le è occorsa: “In tutta sincerità è stato davvero un brutto colpo, non solo a livello fisico”, è il commento di Lara. “Ora, se mi devo lanciare sul parquet per recuperare un pallone, vado un pochino più “morbida”, memore dell’infortunio occorso:  almeno mentalmente, l’episodio mi ha lasciato un briciolo di timore che spero in futuro di poter somatizzare del tutto”.

Messe da parte le questioni puramente mediche, la discussione non può che andare su quanto fatto vedere dalla Querciambiente nel girone di andata: un andamento altalenante, che la guardia muggesana spiega chiaramente. “A un certo punto, è sicuramente mancata la continuità: eravamo partite benissimo nelle prime due sfide contro le formazioni sarde, la sconfitta nel derby contro la Ginnastica ci poteva stare, siamo invece decisamente mancate nella gara interna contro Vicenza. Penso che in quel momento”, continua la Cumbat, “abbiamo toccato il nostro punto più basso. Le ultime vittorie confermano che abbiamo affrontato il periodo di crisi con maggior consapevolezza dei nostri mezzi:  in tal senso ci ha molto aiutato il supporto di Nicoletta Borroni, che da qualche tempo affianca Mauro Trani e Fulvio Ianco nel loro lavoro in panchina. Siamo tornate a giocare con personalità, tutto quello che serviva per uscire dal momento oscuro.”

Ora, con diverse sfide importanti nell’immediato futuro, l’obiettivo è tenersi ad alta quota per centrare senza patemi d’animo quella Poule Promozione che rappresenta il primo step di questa stagione: “L’esperienza ci insegna che dovremo continuare a lottare, per mantenere non solo l’attuale trend positivo ma soprattutto la tranquillità sul parquet”, conclude Lara: “ci sono ancora tante partite davanti e dobbiamo essere pronte a tutto: pur con la leggerezza mentale supportata  da una convincente striscia di vittorie, non dovremo commettere l’errore di rilassarci. Sarebbe davvero un grande sbaglio, non vogliamo che accada in alcun modo”.

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Non solo veterane (o semi-veterane) alla corte della Querciambiente, ma anche un pizzico di verdissima gioventù è parte integrante dell’Interclub che affronta il terzo anno consecutivo in serie A2.

Valentina Rosin, classe ’96, è una delle rappresentanti di quel gruppetto di giocatrici su cui Muggia conta di poter piazzare le fondamenta del prossimo futuro: spesso i prodotti del vivaio vengono colpevolmente “snobbati” a livello di visibilità mediatica, magari considerati erroneamente una sorta di ultima ruota del carro. Questa è l’occasione giusta per vedere il mondo della prima squadra attraverso gli occhi di chi, un giorno, conta non solo di finire nel quintetto-base ma anche di essere parte non trascurabile del roster rivierasco, negli anni a venire.

Valentina, facciamo un breve excursus sul perchè hai iniziato a giocare a pallacanestro: c’è qualche motivo particolare?

“A dire il vero ce n’è uno, e anche molto semplice: la mia altezza. Proprio per questo motivo, in passato molti mi hanno spronato nell’abbracciare idealmente la palla a spicchi, cosa che poi è successa…”

Nella tua carriera non c’è stata solo l’Interclub, vero?

“E’ corretto: ho iniziato a muovere i primi passi a Chiadino con Daniele Manin, proseguendo poi col trasferimento alla Libertas e arrivando infine qui a Muggia, quando queste ultime due realtà si sono unite a livello di collaborazione tra settori giovanili. All’Interclub ho fatto parte del roster delle U17, passando poi a quello U19 dove attualmente gioco: è stato infine coach Matija Jogan a volermi in prima squadra”.

Spesso non si considera il fatto che, per una giovane come te, c’è un doppio impegno da rispettare nel corso della settimana: inizi l’allenamento con le under e prosegui poi con il gruppone della serie A2. Quanto è faticoso rispettare entrambi gli appuntamenti?

“Sicuramente è impegnativo, ma sono convinta che il potersi allenare con due squadre diverse ti dà la possibilità di migliorare e di imparare sempre cose nuove. Sono chiaramente due sistemi di gioco completamente diversi, penso sia fondamentale trovare una sorta di equilibrio in queste due situazioni: per quanto mi riguarda, è logico che con l’ Under19 mi trovi maggiormente a mio agio così come faccia relativamente più fatica con la prima squadra. Una situazione del genere potrebbe magari sminuirmi, ma non è affatto così: è questa la strada da dover percorrere per migliorare giorno dopo giorno, dunque questo doppio impegno non è assolutamente un problema per me.”

Spostiamoci esclusivamente in ambito Querciambiente: come giudichi il tuo inserimento nel contesto della prima squadra?

“E’ questo il secondo anno con il gruppo delle più grandi, mi sento già responsabile ma devo assolutamente mettere molta più grinta delle veterane. Cerco di portare sempre il mio mattoncino alla causa rivierasca, principalmente durante gli allenamenti ma anche in partita se mi viene data la preziosa occasione di scendere in campo.”

Relativamente alla stagione di A2 che si sta delineando, quali sono le tue sensazioni?

“E’ un campionato difficile, lo abbiamo visto in questo girone d’andata: come squadra, abbiamo alternato belle prove con altre meno buone. Quello che apprezzo di più di questo gruppo è la grinta che lo contraddistingue: anche in momenti difficili, come quelli accaduti nelle passate stagioni, la voglia di rivalsa in certi momenti storti ha sempre permesso al gruppo di rialzarsi. La Poule Promozione è alla nostra portata, ma dovremo essere brave a non perdere la concentrazione, da qui sino alla fine della prima fase.”

Com’è Valentina Rosin “in borghese”, lontana dai campi di gara?

“Sicuramente una ragazza a cui, tra gli impegni di gioco e di studio, piace fare sempre nuove conoscenze. Nonostante una sorta personale di doppia natura che mi rende timida o estroversa a seconda dei casi, cerco di ritagliarmi sempre un po’ di tempo libero per poi cercare di divertirmi e di fare festa. In un gruppo come quello della prima squadra, il concetto di “divertimento” non è assolutamente fine a se stesso: si respira un bel clima assieme alle altre compagne, pertanto anche una giovane come me può crescere nel migliore dei modi”.

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Muggia. 30 anni, triestina, una vita sui campi da basket e da anni colonna dell’Interclub Muggia. Stiamo parlando di Annalisa Borroni, capitano della Querciambiente 2013/2014, squadra inserita nella conference Nord-Est della serie A2 femminile.

Ciao Annalisa, grazie per la tua disponibilità. Nome, cognome, ruolo e numero di maglia?

Annalisa Borroni, guardia-ala, n. 5

Come ti sei avvicinata al basket?

All’eta’ di 5 anni seguendo l’esempio di mia sorella Nicoletta.

Una vita “cestistica” spesa nell’Interclub Muggia, tranne una piccola parentesi a Marghera: c’è un motivo particolare in questa scelta?

Ho scelto di dare priorita’ ad altre cose e di non puntare tutto sulla pallacanestro

Ora sei anche il capitano, una responsabilità in più?

Di certo e’ un ruolo che sono onorata di ricoprire, soprattutto a Muggia! e’ un piacere e un onore capitanare un gruppo come il nostro. Qualche responsabilità in più c’e’ di sicuro, ma sono stata ben istruita dai miei due predecessori Elisa Gherbaz e Nicoletta Borroni.

Fai parte di una squadra tutta italiana, con la maggior parte delle giocatrici cresciute nell’Interclub: credi che questo possa aiutare?

In questo momento storico è diventata una necessità puntare sul settore giovanile, chi è bravo a sfruttare e a lavorare sulle giovani avrà sicuramente vita lunga e raccoglierà risultati. Le altre società potrebbero incontrare grosse difficoltà dipendendo dall’economia. Quest’anno non abbiamo una straniera, ma non credo sia un grosso problema se la squadra é coperta in ogni ruolo da buone giocatrici: e credo che la nostra squadra lo sia!

Siete considerate una delle big della conference Nord-Est: come spieghi i due k.o. –inaspettati- delle ultime due giornate dopo un inizio scoppiettante con le due vittorie contro le formazioni sarde?

Le sconfitte non sono semplici da spiegare! Sicuramente le assenze di Samantha Cergol dall’inizio del campionato e quella di Lara Cumbat proprio nelle due sconfitte sono state pesantissime…2 rotazioni in meno, ma soprattutto la mancanza di 2 giocatrici cardine per la squadra sono un gran problema nei match, ma anche nella preparazione delle partite. A parte questo a noi e’ mancata un po’ di cattiveria e furbizia: quando si giocano delle partite punto a punto contano tantissimo gli episodi, i dettagli e non siamo state brave a farli ricadere a nostro vantaggio.

Ora il turno di riposo: è arrivato nel momento migliore?

Sicuramente è arrivato nel momento giusto: di solito è importante potersi riscattare subito, ma nel nostro caso credo ci serva un attimo per riordinare le idee ed essere più pronte per le prossime partite.

Una tua previsione per il prosieguo della stagione: cosa ti aspetti, a livello di squadra e dal punto di vista personale?

Sono convinta che possiamo fare bene quest’anno, la squadra è buona e la voglia di lavorare è ben radicata nel gruppo. Mi aspetto un continuo miglioramento, che la squadra diventi più matura e consapevole dei propri difetti e pregi ad ogni partita. Secondo me è l’unico modo per migliorarsi e per progredire cestisticamente. Dal punto di vista personale cercherò di dare il mio apporto alla squadra, attivamente in campo e mentalmente al di fuori.

Miglior realizzatrice della conference (23 punti di media), seconda rimbalzista (10.5 a partita, dietro la tua compagna Romagnoli), seconda negli assist (2.3 a gara, dietro l’algherese Azzellini): Annalisa Borroni giocatrice a tutto campo…

Negli anni ho dovuto imparare a giocare in vari ruoli; sono stata aiutata anche dalla mia altezza che mi permette di avvicinarmi a canestro pur non essendo una lunga di ruolo.

Il tuo movimento d’attacco migliore?

L’arresto e tiro.

Il fondamentale su cui senti di dover lavorare maggiormente?

In generale la manualità sul lato sinistro…

Spesso alle donne che praticano sport viene riconosciuta poca femminilità: cosa ti senti di dire? 

In alcuni casi può essere vero: dipende dall’importanza che la persona da alla femminilità. Ma questo è un discorso fatto a prescindere dallo sport, semplicemente nella pallacanestro e’ più evidente.

Sei legata ad un numero di maglia in particolare? Se si, perché?

Ho praticamente da sempre il n. 5, le origini di questa scelta non le ricordo con esattezza.

Com’è Annalisa Borroni fuori dal campo? Interessi, hobby?

Fuori dal campo mi piace passare del tempo con la mia chiassosa famiglia e divertirmi con gli amici più stretti. Mi piace molto la fotografia e in generale l’arte. Vorrei poter viaggiare di più e spero di trovare il tempo per farlo.

Concludiamo con un saluto ai lettori, ai vostri tifosi ed un invito a seguirvi sempre più numerosi

Raccomando di seguirci numerosi, Trieste è una città innamorata della pallacanestro. L’entusiasmo è contagioso e l’importanza del “sesto uomo” in campo è un fattore importantissimo.

(Tratto dal sito DailyBasket.it)

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