Non meritava di finire così, a neppure trent’anni di vita. Città della Scienza di Napoli, un campus di musei scientifici, incubatori di impresa, un planetario e spazi per exhibit – vanto dell’Italia che ancora crede nella cultura – è bruciata in un rogo, pare doloso, la notte del 4 marzo.

Aggregato virtuoso di cultura nel cuore della Bagnoli degradata, Città della Scienza era nata dall’incontro fra la mente illuminata di Vittorio Silvestrini, fisico e scrittore, e Vincenzo Lipardi, filosofo e socio della cooperativa editoriale CUEN. Silvestrini (che oggi è presidente della fondazione Idis – Città della Scienza) sognava di riconvertire l’area dove sorgeva l’Italsider (Bagnoli, appunto), trasformandola in un polo high-tech, simbolo della resilienza di Napoli e del Sud stesso. Un sogno trasformatosi in realtà all’inizio degli anni Novanta, che da allora ha iniziato ad attrarre visitatori da ogni dove, con punte di oltre 350 mila presenze l’anno. Città della Scienza era un modello da imitare per la società della conoscenza. Proponeva diverse sezioni : una palestra della scienza dove si scopriva la fisica classica; un planetario; un museo hands on, un padiglione di quasi 2.000 m2 dove ruotavano esposizioni su molteplici temi. Qui le scolaresche si divertivano imparando. Qui gli adulti riscoprivano quanto è importante , e affascinante, la ricerca scientifica. Diversi gli obiettivi di questo campus scientifico: da un lato raccontare la scienza stimolando la partecipazione attiva del cittadino; dall’altro formare imprese sostenute da ideali di sviluppo sostenibile, che osassero abbandonare i vecchi modelli economici.

Nel rogo del 3 marzo, innescato da almeno quattro – sei focolai probabilmente di matrice camorristica, cinque padiglioni su sei sono andati distrutti: oltre 10 mila m2 di esperienza ed entusiasmo. A rischio il futuro dei 160 dipendenti ma non solo. Fra le ceneri di Città della Scienza rischiano di morire anche parte delle speranze di riscatto di quei cittadini che credono nel potere della cultura, che amano il proprio lavoro e si adoperano per la crescita del proprio paese.

Non meritava di finire così. E mentre istituzioni scientifiche e non, privati cittadini e la comunità scientifica intera si stringono attorno a ciò che resta della struttura, Silvestrini giura che non è finita, “ … la ricostruiremo più bella di prima” dice. Domani è già qui.

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