“The Walking Dead”, più sentimenti e meno lotte nella 3°stagione. Con qualche “mugugno” finale

slideshow_3_the-walking-dead

Il mondo continua a essere un inferno sulla Terra, gli zombies ormai sono i padroni indiscussi del pianeta e gli umani proseguono, quasi per inerzia, il loro continuo peregrinare per la propria incolumità. Ma, in fin dei conti, quanto senso ha continuare a sperare? Moltissimo, a dire il vero.

(ATTENZIONE, CONTIENE SPOILER….)

Al termine della 2° stagione avevamo abbandonato Rick Grimes, a capo di una decina scarsa sopravvissuti scappati da Atlanta, in fuga dalla fattoria di Hershel (unitosi al gruppo assieme alle due figlie), ormai invasa dagli infetti. “Non ci sarà più una democrazia”, fu il laconico commento dell’ex poliziotto diventato (ma solo apparentemente) più rigido verso chi lo continuerà a seguire nella lotta per la sopravvivenza. I problemi, però, non arriveranno dai conosciuti, bensì da chi incontreranno in corso d’opera…

Una nuova casa (ovvero, una prigione abbandonata), nuove figure da scoprire (in particolare quella di Michonne, la donna armata di katana che si porta dietro al guinzaglio due zombie senza mandibole e senza braccia), vecchie conoscenze perse per strada e poi ritrovate (Andrea, salvata proprio da Michonne dopo la fuga del gruppo dalla fattoria, ma anche quella di Merle, che proprio Rick abbandonò ammanettato sul tetto di un edificio di Atlanta nella prima serie, con parecchia voglia di rivalsa verso lo sceriffo…). E, soprattutto, un nuovo nemico da fronteggiare, ovverosia quel Philip (che tutti conoscono come “Il Governatore”) che poca intenzione dimostra nel rimanere quieto e tranquillo all’interno della sua Woodbury, una sorta di piccolo paradiso dove alcuni fortunati si sono trincerati per tenersi a debita distanza dai morti viventi.

Nessuno è al sicuro, in questo mondo dove i sopravvissuti hanno visto l’Apocalisse in prima persona, vivendola poi sulla propria pelle ogni giorno che passa. Nè dagli zombies, nè da chi di umano ha molto poco dentro di sè: “The Walking Dead”, alla sua 3°stagione, rafforza questi concetti nell’io dello spettatore. E lo fa con l’unica arma che i “buoni” hanno a propria disposizione: il sentimento umano, qualcosa che i non-morti non possiedono più per ovvi motivi, qualcosa che proprio in questi 16 episodi è una variabile che prende il sopravvento rispetto alla mera lotta.

Paradossalmente la linea scelta da Robert Kirkman non è quella, ben più semplice, dello splatter nudo e crudo come lo screenplay imporrebbe: ma il dolore, la costante forte della serie, misto appunto a una flebile speranza nella nascita di una nuova vita (pensiamo alla piccola “spacca-culi”, come Daryl affettuosamente la definirà all’indomani della sua venuta al mondo) o alla conferma di un amore nato quasi per caso (quello tra Glenn e Maggie) dà quasi una sorta di effetto-placebo al dramma umano vissuto con la perdita di altri protagonisti storici di TWD: T-Dog, Lori, Merle e (ultima, sicuramente non per importanza) la figura controversa di Andrea. Quest’ultimo è un segnale di come nessuno viva in eterno, nemmeno si tratti di personaggi importanti su cui la storyline delle prime stagioni ha basato situazioni importanti via via sviluppate in corso d’opera.

“The Walking Dead” si dimostra, nell’attuale annovero delle serie TV trasmesse, quella maggiormente in grado di emozionare e di far riflettere sulle (difficili) scelte intraprese dai protagonisti. I “se” e i “ma” si sprecano nella terza serie targata AMC, soprattutto dopo un’ultima puntata dove incredibilmente ci sono pochi fuochi d’artificio sparati: ci si aspetteva una guerra con tutti i crismi tra fazioni umane diverse, alla fine la montagna partorisce soltanto il più classico dei topolini con un gruppo (quello di Rick) sensibilmente cresciuto di numero e con l’altro (quello del Governatore) spazzato via dalla furia del proprio “despota”. E’ da qui che si nota quante poche assonanze ci siano con il finale della 2° stagione, quando l’azione pura la fece da padrona: una piccola rottura di schemi che molti fan della serie hanno (almeno a caldo) bocciato in maniera netta.

E’ innegabile che un senso di vuoto e disorientamento pervada lo spettatore al termine di questa season, recensore compreso: non è che però, tutto sommato,  i produttori abbiano proprio voluto trasmettere questa sensazione, per prepararci in maniera completamente diversa a ciò che ci aspetta a partire da ottobre 2013 (data d’inizio della futura 4°serie)?

L’idea di base, per un giudizio definitivo, si deve dunque concentrare sul concetto che il numero di emozioni che fanno saltare sul divano superi di gran lunga i mugugni di un finale che è piaciuto a pochi: è evidente dunque che “The Walking Dead” continui ad elevarsi sempre all’ennesima potenza, all’interno di un concept ormai rodato che ha ancora parecchia vita davanti a sè. Per fortuna, aggiungiamo…

VOTO SANDRINO: 8,5

————

Stagione: 3
Episodi: 16
Anno: 2012-13
Canale trasmesso: FOX
Interpreti: Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden, Norman Reedus,
Michael Rooker, David Morrissey, Danai Gurira, Lauren Cohan, Steven Yeun, Chandler Riggs

Ti è piaciuto questo articolo?
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi