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“Sparisce” una Cergol…e se ne materializza un’altra: basta forse un aforisma di questo tipo per spiegare come il duo Jessica-Samantha abbia effettuato una sorta di arrocco scacchistico, a cavallo della vecchia stagione e di quella nuova. Nel passato campionato fu la prima a tener alto il vessillo di famiglia, ora è la seconda a farne le veci, seppur con un ruolo completamente diverso in campo rispetto alla sorella più grande: Samantha Cergol, dopo un anno sabbatico passato a seguire le compagne di squadra dalla tribuna anziché dalla panchina, da questa estate è tornata a dedicarsi anima e corpo al basket (non prima di togliersi la soddisfazione di aggiudicarsi l’ambito premio nazionale di “Miss RossItalia”, nello scorso mese di maggio, giusto per tenersi impegnata lontano dal parquet…), sebbene il lavoro quotidiano, all’interno dell’asilo nido sperimentale che gestisce personalmente, non le permetta di pensare solamente alla palla a spicchi. Anzi…

Samantha, è evidente come il tuo ritorno sia stato salutato da tutti i tifosi rivieraschi con grande entusiasmo: è stato “traumatico”, se così possiamo dire, il fatto di indossare nuovamente le scarpe da basket?

“Assolutamente no: avevo una voglia matta di tornare e non vedevo l’ora di ricominciare a giocare con maggior assiduità. Aldilà dello sforzo fisico per ritrovare la forma migliore, l’anno di pausa mi è servito per ricaricare le pile e per gestire al meglio tutti gli impegni lavorativi che avevo: posso dire che la stagione agonistica 2012/13 mi è passata davanti senza quasi che me ne accorgessi. Peccato ora essere ferma per il problema al ginocchio….”.

Ci fornisci un assist proprio sul discorso del tuo attuale infortunio, che ti sta tenendo fuori dai giochi: possiamo tranquillizzare i supporters muggesani? Quando è previsto il tuo ritorno in pianta stabile?

“E’ una cosa un po’ frustrante per me, per due motivi distinti: il primo è che sto meglio ma ancora i tempi di recupero sono incerti, il secondo è che atleticamente rischio di perdere gran parte del lavoro di preparazione fatto durante la preparazione estiva. Mi dispiace di non poter dare una mano alla squadra in questo momento: l’unica nota positiva è quella di essermi fermata a inizio stagione, forse meglio adesso che nelle fasi più calde del campionato. Appena mi sarà possibile, tornerò più carica di prima”.

Inevitabile parlare di tua sorella e della sua scelta di non giocare la stagione in corso: secondo te ci sono similitudini tra te e “Jeje”, in una decisione del genere?

“Credo che entrambe le scelte non dipendano dalla volontà di non giocare, piuttosto dalla consapevolezza di non riuscire a mescolare, nella maniera che vorremmo, il lavoro quotidiano lontano dal parquet con quello fatto invece in palestra. Con questo presupposto va interpretato il mio anno sabbatico, così come quello attuale di Jessica: per quanto mi riguarda, ho avuto personalmente bisogno di staccare la spina la passata stagione, la stessa cosa che accade a lei quest’anno. Logicamente mi mancherà la sua presenza, così come mancheranno alla squadra i suoi punti, è chiaro che se dovesse tornare sui suoi passi sarei felicissima di averla nuovamente al mio fianco”

Che cambiamenti hai riscontrato, a livello di squadra e di spogliatoio, rispetto a due stagioni fa?

“E’ un organico tecnicamente migliorato in ogni ambito, sia in cabina di regia che sotto canestro: la possibilità di avere più rotazioni a disposizione fa sì che la nostra sia una squadra completa, dove le nuove arrivate sembrano essere qui da una vita per la facilità con cui sono riuscite a inserirsi nel nostro sistema di gioco. A livello di spogliatoio, invece, è aumentata la sana pazzia che ci ha sempre contraddistinto: ad esempio, Elena Capolicchio si immedesima molto bene nel ruolo dell’ “insospettabile folle”, anche perchè in prima battuta non lo dimostra minimamente….”

Muggia è attualmente a punteggio pieno dopo due giornate: l’obiettivo era di cercare subito la continuità di rendimento, qualcosa che forse avete già trovato. Pensi che questi primi risultati positivi indichino il superamento degli alti e bassi intravisti durante il pre-campionato?

“Le prime amichevoli, con risultati alterni, penso andassero inquadrate in un momento della preparazione dove abbiamo provato tante cose nuove, specie a livello di schemi di gioco. In quell’ambito particolare era evidente che ci fosse qualcosa da rodare e, in questo momento, fa piacere riscontrare che la chimica di squadra sia già abbastanza consolidata: in fondo, il raggiungimento di buoni risultati dipenderà da noi stesse e da come sapremo andare in campo, partita dopo partita.”

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Di primo acchito, parlare con lei ti dà la sensazione di interloquire con una persona timida e introversa. Dopo 15 secondi circa e un paio di battute spese, ti accorgi che quella stessa sensazione è decisamente sbagliata, perché davanti ti ritrovi un tipino che non fa assoluta fatica nello svelare la propria vera natura, anche davanti agli “sconosciuti”.

Elena Capolicchio, classe 1992, è uno dei volti nuovi della Querciambiente Muggia 2013/14, ma ha saputo già conquistare il cuore di tutto lo spogliatoio rivierasco, a tal punto da meritarsi addirittura un canto a tema in proprio onore (per ulteriori informazioni, citofonare alla premiata ditta Borroni-Cumbat…).

Una new-entry rivierasca in uno spot importante, quello della cabina di regia, che la nativa di Gorizia ha già fatto capire di saper ricoprire con fosforo e capacità, sin dalle prime amichevoli pre-stagionali: a lei sono state consegnate le chiavi dell’automobile targata Interclub, nonché il compito di far sì che l’ “utilitaria” muggesana diventi un “bolide”, in grado di correre lungo i tortuosi campi della serie A2.

Elena, vestendo la maglia rivierasca torni di conseguenza a giocare vicino a casa: un qualcosa che ti mancava da tempo…

“Sì, ho cominciato a muovere i miei primi passi col basket a Ronchi, rimanendovi sino alla categoria Esordienti, in seguito mi sono trasferita cestisticamente a Monfalcone: subito dopo ho iniziato l’avventura lontano dalla regione, passando tre anni a Reggio Emilia, due a Orvieto e l’ultima stagione a Brindisi in A3. Sono sicuramente contenta di essere essermi riavvicinata alla mia famiglia”.

Nella tua carriera sei passata dalle parti di Aquilinia praticamente sempre come avversaria: che effetto ti fa tornare a Muggia, ma stavolta non più come “nemica”?

“Sicuramente è un qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quanto già provato in passato: ricordo benissimo la sensazione di scendere su questo parquet, in particolare quando vestivo la casacca monfalconese. Aldilà che fossero sfide tra squadre giovanili, in campo andavano in scena vere e proprie battaglie: da queste parti son passata come avversaria anche nel mio periodo con Reggio Emilia, l’intensità emotiva era decisamente diversa ma al tempo stesso era bello duellare contro avversarie che, ragionando col senno di poi, sarebbero diventate le mie compagne di squadra”.

Com’è Elena Capolicchio, dentro e fuori dal campo?

“Sono molto timida, non lo nascondo: mi ci vuole un po’ per diventare “chiacchierona”, mettiamola così. Anche in partita, durante le passate stagioni, il mio essere introversa quasi rischiava di trattenere la mia grinta: nel corso degli anni sono cresciuta caratterialmente e in tal senso penso di aver fatto un bel balzo in avanti. Quello che è certo, anche per quanto riguarda la vita lontano dal parquet, essere arrivata qui è un qualcosa che mi aiuterà molto: c’è un gruppo fantastico e disponibile che mi ha accolto sin dal principio, non potevo sperare di meglio”.

 

A proposito di gruppo: anche tu avrai notato che, in fatto a “folklore”, lo spogliatoio muggesano è pirotecnico al punto giusto…

“Decisamente: queste sono matte nel vero senso della parola, non mi ci è voluto molto per capirlo! Di nome le conoscevo già tutte, con Giulia Fragiacomo avevamo invece condiviso l’esperienza con la rappresentativa Under dell’Azzurrina, quindi posso dire di sapere benissimo chi mi ritrovo davanti. A livello di gruppo, a forza di stare assieme a loro, rischio di diventare matta pure io, naturalmente in senso buono…”.

 

Una tua previsione per il campionato che sta per iniziare: Cosa ti aspetti, a livello di squadra e dal punto di vista del tuo rendimento da singola?

“Sarà una stagione dura: con questa nuova divisione in 4 distinte conferences, devi per forza di cose partire bene per non ritrovarti a lottare nelle retrovie di classifica. Siamo una buona squadra, come avversarie del nostro girone conosco bene il valore di Udine mentre le altre rappresentano per me una piccola incognita. Personalmente mi pongo l’obiettivo di migliorare molto durante questo campionato: crescere a livello personale vuol dire crescere assieme a tutto il team, una cosa fondamentale per l’A2 che andremo ad affrontare”.

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