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Trieste riconferma in biancorosso anche il “Fox”

Pallacanestro Trieste 2004 è lieta di comunicare il raggiungimento ufficiale dell’accordo che legherà il giocatore Massimiliano Fossati alla compagine biancorossa per la prossima stagione 2014/15 di Serie A2 Gold.

L’atleta, ala di 193 cm classe 1993, nella scorsa stagione con la casacca giuliana ha disputato 20 partite, con una media di 1.4 punti segnati e 1.3 rimbalzi catturati nei 10 minuti di utilizzo per gara.

“Ci fa molto piacere riavere Massimiliano nuovamente con noi” è il commento del Presidente Mario Ghiacci, “non solo perché è uno dei tanti giocatori triestini del nostro roster, ma soprattutto perché è un bell’esempio di come questi ragazzi amino questa squadra e la maglia biancorossa che indossano. Fossati ha meritato la riconferma sia per tutto il lavoro svolto lo scorso anno che, soprattutto, per il grande impegno che ha saputo dimostrare durante il pre-campionato”.

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“Da Vinci’s Demons”, 1° stagione interlocutoria per la serie TV dedicata al genio leonardiano

Firenze e lo splendore dell’età rinascimentale: ovverosia, il momento storico dove le città più grandi erano veri e proprio stati, con i signori del luogo ad essere i regnanti. E’ questo lo scenario su cui si sviluppa “Da Vinci’s Demons”, nuova serie TV prodotta da David S.Goyer (già papà della sceneggiatura de “Il cavaliere oscuro”) e fortemente spinta dal canale Starz (nella fattispecie, quello che ha già prodotto le magnifiche stagioni di “Spartacus”).

Sotto la guida dei Medici, con Lorenzo il Magnifico (Elliot Cowan) a ergersi quale grande burattinaio della Signoria, un volto nuovo e brillante si fa strada lungo le vie della città gigliata: Leonardo Da Vinci (Tom Riley), brillante artista e scienziato, entra a far parte della stretta cerchia politica del tempo, diventando ben presto un alleato imprescindibile dei poteri forti fiorentini. Da una parte c’è la lotta contro il potere di Roma, acerrima nemica dei Medici, con Papa Sisto IV (James Faulkner) assistito dal sadico nipote Girolamo Riario (Blake Ritson) e interessato a nutrire bramosie espansionistiche verso la Toscana; dall’altra i detrattori interni della Signoria stessa, con Jacopo Pazzi (Michael Culkin) a voler guidare la congiura per impadronirsi di Firenze. In mezzo a una situazione politica “difficile”, con nemici interni ed esterni, il genio di Leonardo verrà in soccorso di Lorenzo, col quale avvierà un silente confronto amoroso a distanza per le…grazie di Lucrezia Donati (Laura Haddock), nobildonna che ben presto scoprirà la propria doppia natura proprio ai danni di entrambi gli spasimanti.

Il vero obiettivo di Da Vinci è però insito nella ricerca del “Libro delle Lamine”, un nebuloso testo che al proprio interno cela cupi segreti su un possibile legame del genio toscano alla setta esoterica dei Figli di Mitra: una sorta di passepartout che Leonardo cerca ardentemente al fine di scoprire qualcosa di più della sua stessa origine, in prima battuta per conoscere il destino della madre che lo abbandonò misteriosamente subito dopo la nascita. E, con buona approssimazione, per aprire le porte a uno stadio più elevato della conoscenza, il fine ultimo dell’intera esistenza dell’artista.

“Da Vinci’s Demons” è senza dubbio un prodotto interlocutorio, che nelle 8 puntate della stagione iniziale pone paradossalmente poco l’accento su quanto l’uomo-scienziato fu storicamente, andando invece a privileggiare ben altri connotati (primo tra tutti, uno spiccato romanticismo che trasuda da tutti i pori leonardiani). Il tutto rischia però di diventare un’accozaglia di concetti che, nella sostanziale brevità della prima serie, mina alla credibilità di un’ipotetica rivisitazione storica degli eventi: Da Vinci così diventa abile spadaccino, amante provetto e archeologo stile Indiana Jones. Tre in uno, in uno screenplay dove si punta a utilizzare parecchie “licenze poetiche” pur di rendere spettacolare un genio che, senza tali connotati, poteva sembrare fine a se stesso.

Il risultato finale porta a “rimandare parzialmente a settembre” questa serie, da una parte godibile se presa con la giusta leggerezza, dall’altra un pò indigesta ai puristi della realtà storica assoluta  o a quelli che avrebbero preferito un plot più lineare. Ad ogni modo, lo spettatore deve essere conscio che l’ideatore di “Da Vinci’s Demons” aveva prima disegnato cinematograficamente la maschera con le orecchie appuntite di Batman: l’interrogativo se dare o meno un’ulteriore possibilità anche a future stagioni alla corte dei Medici passa proprio da questo punto fermo.

 

VOTO SANDRINO: 6,5

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Stagione: 1
Episodi: 8
Anno: 2013
Canale trasmesso: FOX (Satellite)
Interpreti: Tom Riley, Elliot Cowan, Laura Haddock, Michael Culkin, Blake Ritson, James Faulkner

httpvh://www.youtube.com/watch?v=vgg9nnALFGA&list=UUKy1dAqELo0zrOtPkf0eTMw&feature=player_detailpage

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American Horror Story Asylum, un altro “centro perfetto” colto dal duo Murphy-Falchuk

Briarcliff: un luogo tetro e pieno di cupi misteri del passato. Lo scopriranno sulla propria pelle Leo (interpretato da Adam Levine, vocalist dei Maroon 5) e Teresa, coppia di sposini in cerca di emozioni forti. Visitare l’ex ospedale psichiatrico sarà un’avventura…irripetibile per i due, poichè in passato quelle mura hanno visto e sentito cose tutt’altro che piacevoli.

E’ questo il prologo di “American Horror Story Asylum”, serie TV ideata dal duo “malefico” composto da Ryan Murphy e Brad Falchuk: l’incubo di Leo e Teresa è solo la punta dell’iceberg di un enorme flash-back, all’interno del quale lo spettatore viene catapultato nel 1964, con il manicomio diretto dalla ferrea suor Jude (della quale ne veste i panni la sempreverde Jessica Lange, che più invecchia e più diventa come il vino buono) stracolmo di persone…bizzarre.

CAST AL LIMITE DELLA PERFEZIONE – Sono tanti i protagonisti delle storie contenute nello screenplay di stagione: il giovane Kit Walker (Evan Peters) risucchiato nel vortice di Briarcliff dopo l’accusa di essere “Bloody Face”, un serial-killer che strappa la pelle di dosso dalle proprie vittime; la giornalista Lana Winters (Sarah Paulson) che per avere un’intervista esclusiva al presunto pluri-omicida finirà anch’essa tra gli ospiti dell’ospedale psichiatrico; il dottor Oliver Thredson (Zachary Quinto), psichiatra che sembra essere l’unico ad avere a cuore i problemi dei pazienti; suor Mary Eunice (Lily Rabe), costantemente all’ombra di suor Jude; il monsignor Timothy Howard (Joseph Fiennes), a capo della struttura e con parecchia (apparente) carità cristiana; infine, il dottor Arthur Arden (James Cromwell), medico con un lugubre passato alle spalle e con un’ altrettanto lugubre fama all’interno dell’istituto.

PAZZIA…AD HOC – Un mix di sadismo e horror pervade le 13 puntate di “Asylum”, sapientemente interpretate da un cast di assoluto spessore (in gran parte riconfermato dopo la 1° serie) che ha nel proprio DNA la capacità di non dare alcun punto di riferimento, relativamente alla propria innocenza (o colpevolezza) all’interno della storia.

L’abilità degli autori di trasformare le vittime in carnefici (e viceversa) dà la consapevolezza di come ottimamente sia strutturato l’intero plot della 2° stagione di “American Horror Story” che, dopo le vicissitudini del primo capitolo nell’interno della casa maledetta di Los Angeles, sposta il proprio baricentro nel Massachusetts. L’istituto di Briarcliff è il centro delle perversioni e delle visioni demoniache che, dal passato, si ripresentano poi nell’attuale presente: tutti i personaggi sono legati da un filo comune, invisibile in prima battuta ma via via sempre più chiaro e indissolubile. Non si può che rimanere basiti nel veder scorrere una storia gustosissima, dal primo all’ultimo episodio, che fa dell’imprevedibilità degli eventi una delle chiavi del proprio successo.

LA MIGLIOR SERIE DELL’ANNO? – Non ci sono dubbi di sorta nel decretare “American Horror Story Asylum” uno dei migliori prodotti apparsi negli ultimi mesi sul piccolo schermo. Il duo Murphy-Falchuk colpisce nuovamente nel segno con una trama entusiasmante, con personaggi splendidamente ambigui e dotati di una carica emotiva esplosiva: le situazioni di Briarcliff trascinano lo spettatore nella famelica ricerca di saperne qualcosa di più, di puntata in puntata.  Il tutto immerso in un ambiente perverso ma mai “esagerato” nel raccontare la storia di suor Jude e compagni, e con la song-theme “Dominique” di contorno (canzone che il personaggio interpretato dalla Lange impone di ascoltare agli schizzati ospiti dell’istituto) diventata ben presto un tormentone da fischiettare.

Consigliare la visione di questa serie TV è assolutamente un must: potrebbe far storcere il naso agli spettatori più…tranquilli, ma se si è alla ricerca di qualcosa di forte e di politicamente scorretto, il manicomio criminale è uno degli scenari di perdizione più azzeccati degli ultimi anni.

VOTO SANDRINO: 9,5

httpvh://www.youtube.com/watch?v=-i2lv_VzDfo

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Stagione: 2
Episodi: 13
Anno: 2012-13
Canale trasmesso: FOX (Satellite)
Interpreti: Jessica Lange, Evan Peters, Sarah Paulson, Zachary Quinto,
Lily Rabe, Joseph Fiennes, James Cromwell, Adam Levine

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“The Walking Dead”, più sentimenti e meno lotte nella 3°stagione. Con qualche “mugugno” finale

Il mondo continua a essere un inferno sulla Terra, gli zombies ormai sono i padroni indiscussi del pianeta e gli umani proseguono, quasi per inerzia, il loro continuo peregrinare per la propria incolumità. Ma, in fin dei conti, quanto senso ha continuare a sperare? Moltissimo, a dire il vero.

(ATTENZIONE, CONTIENE SPOILER….)

Al termine della 2° stagione avevamo abbandonato Rick Grimes, a capo di una decina scarsa sopravvissuti scappati da Atlanta, in fuga dalla fattoria di Hershel (unitosi al gruppo assieme alle due figlie), ormai invasa dagli infetti. “Non ci sarà più una democrazia”, fu il laconico commento dell’ex poliziotto diventato (ma solo apparentemente) più rigido verso chi lo continuerà a seguire nella lotta per la sopravvivenza. I problemi, però, non arriveranno dai conosciuti, bensì da chi incontreranno in corso d’opera…

Una nuova casa (ovvero, una prigione abbandonata), nuove figure da scoprire (in particolare quella di Michonne, la donna armata di katana che si porta dietro al guinzaglio due zombie senza mandibole e senza braccia), vecchie conoscenze perse per strada e poi ritrovate (Andrea, salvata proprio da Michonne dopo la fuga del gruppo dalla fattoria, ma anche quella di Merle, che proprio Rick abbandonò ammanettato sul tetto di un edificio di Atlanta nella prima serie, con parecchia voglia di rivalsa verso lo sceriffo…). E, soprattutto, un nuovo nemico da fronteggiare, ovverosia quel Philip (che tutti conoscono come “Il Governatore”) che poca intenzione dimostra nel rimanere quieto e tranquillo all’interno della sua Woodbury, una sorta di piccolo paradiso dove alcuni fortunati si sono trincerati per tenersi a debita distanza dai morti viventi.

Nessuno è al sicuro, in questo mondo dove i sopravvissuti hanno visto l’Apocalisse in prima persona, vivendola poi sulla propria pelle ogni giorno che passa. Nè dagli zombies, nè da chi di umano ha molto poco dentro di sè: “The Walking Dead”, alla sua 3°stagione, rafforza questi concetti nell’io dello spettatore. E lo fa con l’unica arma che i “buoni” hanno a propria disposizione: il sentimento umano, qualcosa che i non-morti non possiedono più per ovvi motivi, qualcosa che proprio in questi 16 episodi è una variabile che prende il sopravvento rispetto alla mera lotta.

Paradossalmente la linea scelta da Robert Kirkman non è quella, ben più semplice, dello splatter nudo e crudo come lo screenplay imporrebbe: ma il dolore, la costante forte della serie, misto appunto a una flebile speranza nella nascita di una nuova vita (pensiamo alla piccola “spacca-culi”, come Daryl affettuosamente la definirà all’indomani della sua venuta al mondo) o alla conferma di un amore nato quasi per caso (quello tra Glenn e Maggie) dà quasi una sorta di effetto-placebo al dramma umano vissuto con la perdita di altri protagonisti storici di TWD: T-Dog, Lori, Merle e (ultima, sicuramente non per importanza) la figura controversa di Andrea. Quest’ultimo è un segnale di come nessuno viva in eterno, nemmeno si tratti di personaggi importanti su cui la storyline delle prime stagioni ha basato situazioni importanti via via sviluppate in corso d’opera.

“The Walking Dead” si dimostra, nell’attuale annovero delle serie TV trasmesse, quella maggiormente in grado di emozionare e di far riflettere sulle (difficili) scelte intraprese dai protagonisti. I “se” e i “ma” si sprecano nella terza serie targata AMC, soprattutto dopo un’ultima puntata dove incredibilmente ci sono pochi fuochi d’artificio sparati: ci si aspetteva una guerra con tutti i crismi tra fazioni umane diverse, alla fine la montagna partorisce soltanto il più classico dei topolini con un gruppo (quello di Rick) sensibilmente cresciuto di numero e con l’altro (quello del Governatore) spazzato via dalla furia del proprio “despota”. E’ da qui che si nota quante poche assonanze ci siano con il finale della 2° stagione, quando l’azione pura la fece da padrona: una piccola rottura di schemi che molti fan della serie hanno (almeno a caldo) bocciato in maniera netta.

E’ innegabile che un senso di vuoto e disorientamento pervada lo spettatore al termine di questa season, recensore compreso: non è che però, tutto sommato,  i produttori abbiano proprio voluto trasmettere questa sensazione, per prepararci in maniera completamente diversa a ciò che ci aspetta a partire da ottobre 2013 (data d’inizio della futura 4°serie)?

L’idea di base, per un giudizio definitivo, si deve dunque concentrare sul concetto che il numero di emozioni che fanno saltare sul divano superi di gran lunga i mugugni di un finale che è piaciuto a pochi: è evidente dunque che “The Walking Dead” continui ad elevarsi sempre all’ennesima potenza, all’interno di un concept ormai rodato che ha ancora parecchia vita davanti a sè. Per fortuna, aggiungiamo…

VOTO SANDRINO: 8,5

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Stagione: 3
Episodi: 16
Anno: 2012-13
Canale trasmesso: FOX
Interpreti: Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden, Norman Reedus,
Michael Rooker, David Morrissey, Danai Gurira, Lauren Cohan, Steven Yeun, Chandler Riggs

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“I signori della fuga”, i maestri dell’evasione durano solamente due stagioni

Feroci (e schizzati) criminali evadono dalle proprie celle di massima sicurezza, all’interno del suolo americano. Chi può dare una mano a riacciuffarli…entrando nel loro stesso modo di agire e di pensare? Solamente chi ne condivide la poco invidiabile condizione di carcerati.

Lo sceriffo federale Charlie Duchamp (Laz Alonso), assieme all’agente “senza distintivo” Ray Zancanelli (Domenick Lombardozzi), forma una squadra molto speciale composta da un ex-malavitoso (Malcom Goodwin), da un brillante e intelligente psicologo col vizio del gioco (Jimmi Simpson) e da una sensuale cacciatrice di taglie (Serinda Swan): tutti e tre finiti in gabbia per motivi diversi e con parecchi anni ancora da scontare, prima di poter rivedere la luce del sole come persone libere.

Il patto è semplice: a ogni evaso catturato assieme agli U.S.Marshall, il trio si vedrà condonare un mese di detenzione; se solo uno dei tre elementi deciderà di fare il furbo, la loro pena detentiva verrà raddoppiata. In mezzo a situazioni difficili, e assieme al contributo dell’esperta informatica Juliane Simms (Brooke Nevine), la squadra funzionerà alla grande: anche se un episodio grave, annesso al gesto di un folle anch’esso evaso dalla prigione e con sete di vendetta verso un componente del gruppo,  ne comprometterà la stabilità della stessa…

“I signori della fuga” (o “Breakout Kings”, come da titolo coniato negli States) può essere considerato come il fratellino minore del ben più acclamato “Prison Break”.  Specie sul lato “fake-villains”, il prodotto funziona: i tre carcerati protagonisti divertono e convincono nell’interpretazione (in particolare Jimmi Simpson, che spesso oscura con la propria bravura gli altri due compagni di fughe), non si può dire la stessa medesima cosa sui tutori della legge, che rimangono spesso stereotipati nel ruolo ad essi assegnato.

In generale “I signori della fuga” è un ottimo diversivo, tra le serie TV dell’ultimo periodo, che scorre velocemente senza il bisogno  di soffermarsi troppo su quanto accade di contorno. Tanta azione e qualche piccolo momento “buffo” rende  gradevole lo scenario proposto dagli ideatori Nick Santora e Matt Olmstead: il crescendo di emozioni nell’ultima parte della seconda stagione ha la capacità di riuscire a tenere incollato lo spettatore verso il piccolo schermo.Il tutto però cade fragorosamente appena si viene a sapere che non ci sarà un proseguimento della serie, “ghigliottinata” per i bassi ascolti.

Il classico esempio di come talvolta è meglio non affezionarsi troppo a certi personaggi, visto che poi non sarà più possibile rivederli in azione…

VOTO SANDRINO: 7+

Stagioni: 2
Anno: 2011-2013
Interpreti: Laz Alonso, Brooke Nevin, Domenick Lombardozzi, Malcolm Goodwin, Serinda Swan, Jimmi Simpson
Canale trasmesso
: FOX

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“Perception”, come rompere gli schemi della classica serie TV investigativa

Come ti risolvo i casi apparentemente impossibili, grazie agli amici “immaginari”? Chiedetelo al dottor Daniel Pierce: un brillante ed estroverso docente universitario (nonchè grande esperto di neuroscienze) viene contattato da una sua ex-studentessa, Kate Moretti. La giovane, ora agente speciale dell’FBI, trascina il luminare in una serie di indagini per omicidio, sfruttando le percezioni di Daniel. Il tutto però non sapendo che il dottor Pierce nasconde un passato oscuro fatto da schizofrenia acuta, e un presente fatto da persone immaginarie che lo aiutano a dipanare la matassa degli enigmi investigativi…

“Perception” rompe un pò gli schemi delle serie TV fatte da crimini e detective: la storia dell’eccentrico professore semi-pazzo, interpretato dall’eccellente Eric McCormack già visto in “Will & Grace”, riesce sin da subito a mettere lo spettatore a proprio agio e a dare la benefica sensazione di non assistere a qualcosa di già canonizzato in passato. Lo “sviluppo” del personaggio del dottor Daniel Pierce, è sicuramente la parte migliore della 1° stagione, che grazie alla sua forza tende però a rendere un pò più piccoli tutti gli altri protagonisti che ruotano attorno a esso: a ogni modo, i primi 10 episodi di “Perception” si lasciano assolutamente gustare e rappresentano una bella sorpresa dell’attuale stagione in programma su Fox, con la serie che fortunatamente vedrà una “Season 2” nel corso del 2013.

In fin dei conti, un individuo che ascolta musica classica con un vecchio walkman, atteggiandosi da simpatico schizzato e ragionando con i fantasmi del proprio cervello, già per questo può essere motivo di interesse…

VOTO SANDRINO: 8

Stagione: 1
Episodi: 10
Anno: 2012
Interpreti: Eric McCormack, Rachael Leigh Cook, Arjay Smith, Kelly Rowan
Canale trasmesso
: Fox (Sky)

QUI SE NE PARLA SUL FORUM -> http://www.elsitodesandro.it/invboard/index.php?showtopic=13557

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“Last Resort”, la serie sul sottomarino nucleare Colorado chiusa troppo in fretta

Rispondere sempre e comunque ai doveri che la patria ci chiede? Marcus Chaplin, comandante del sottomarino USS Colorado, disobbedisce all’ordine di attaccare il Pakistan tramite missili nucleari. Considerato poi disertore e nemico degli Stati Uniti d’America, il gruppo di “ribelli” si insedia sull’isola di Sainte Marina, pronto a tenere in scacco un governo a stelle e strisce che nasconde segreti tutt’altro che simpatici…

“Last Resort” è, oggettivamente, un prodotto che fa e farà discutere per la strana moda attuale di cancellare serie tv che sembrano partire alla grande per poi venire strozzate da mere questioni di numeri. L’ABC, rete televisiva che ne ha curato la produzione, ha deciso di chiudere baracca e burattini, non riproponendo un’eventuale seconda stagione in compagnia di armi di distruzioni di massa, intrighi politici, ammutinamenti e ambientazioni esotiche: il tutto poi si ripercuote sulla trama, ben articolata e sufficientemente complessa nei primi episodi, che diventa incredibilmente scollacciata nel finale di stagione, nella quale gli interrogativi iniziali vengono risolti in maniera troppo repentina e superficiale.

La sensazione che ne deriva da tutto questo è una sorta di conclusione affrettata di un prodotto bocciato per fantomatici bassi ascolti televisivi: dopo “Pan Am” e “Terra Nova” (giusto per citarne un paio) anche “Last Resort” subisce la stessa condanna. Strano doversi affezionare a protagonisti e situazioni che poi diventano una goccia nell’oceano delle serie tv attuali, chiusi all’interno di un unica stagione. Di conseguenza, allo spettatore rimane l’amaro in bocca perchè, tutto sommato, la storia dei ribelli pronti a lanciare missili nucleari contro i propri nemici poteva avere maggior fortuna…

Da segnalare, nel cast, la presenza di Robert Patrick, celebre T-1000 in “Terminator 2 – Judgment Day”, nei panni del Nostromo Prosser.

Voto Sandrino: 7

Stagioni: 1
Episodi: 13
Anno: 2012-2013
Interpreti: Andre Braugher, Scott Speedman, Daisy Betts, Robert Patrick

Canale trasmesso: Fox (Sky)

(se ne parla sul forum QUI…..)

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