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La…passione premia: è PSSN la regina del Crese Basket 2014. Con una prova maiuscola, gli arancioni spodestano Spazzidea (vincitrice della passata edizione) e si aggiudicano il torneo.

Nella finale per il 3° posto, passa invece agevolmente Idrotermozeta sul Tormento, mentre è Elena Capolicchio l’MVP del torneo: per la playmaker dell’Interclub Muggia arriva dunque un giusto riconoscimento dopo una Crese a cinque stelle, disputata alla grande con la maglia dell’8°Meraviglia.

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PSSN-Spazzidea 83-55 (primo tempo 41-17)

PSSN: Polo 2, Glavina P. 4, Fortunati 19, Pozzecco 11, Baroncini 6, Glavina M. 10, Lorenzi 18, Marega 13

Spazzidea: Susmel, Mola, Rolli, Pavani 19, Zornada 18, Doddis 2, Vrtlar 14, Ruggiero 2

Sul tartan di Via Petracco si consuma una sorta di delitto perfetto: la PSSN di coach Roberto Kidzik fa sua la finalissima del Crese Basket 2014, battendo nettamente i campioni uscenti di Spazzidea e salendo così sul gradino più alto del podio.

E’ stata la difesa 3-2 l’arma vincente degli “oranje”: con un Glavina dominante nella prima parte di gara, i “passionari” volano sul +8 dopo pochi minuti. Gli “all-blacks” non ci stanno, tornando quasi immediatamente sotto, ma è il trio arancione formato da Pozzecco, Lorenzi e Fortunati (quest’ultimo miglior realizzatore di squadra) a mettere alle corde Spazzidea. Il 41-17 di metà gara diventa così un ottimo viatico per una seconda parte di sfida senza troppi patemi d’animo, con la compagine di “Payo” Ruggiero che si ridesta troppo tardi e non riesce ad avvicinarsi agli avversari. Inutili, in tal senso, i 19 punti segnati da Pavani, con i neri costretti ad abdicare il titolo conquistato un anno or sono.

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Idrotermozeta-Tormento 86-53 (primo tempo 43-29)

Idrotermozeta: D’Agnolo 32, Stefani 14, Mosetti 4, Maiola 26, Rasman 2, Lerini 8

Tormento: Cleva 18, Kaljuderovic, Scollo, Ianco 12, Pianigiani 10, Rosso 3, Storaci, Ferrara 10

C’è poca storia nella finalina di consolazione del Crese Basket 2014: Idrotermozeta si impone con efficacia sui “Tormentati” e chiude al terzo posto un ottimo torneo, nonostante l’amarezza dei giorni scorsi per non aver centrato la finale.

I “manutentori” partono immediatamente a razzo, con un 12-2 di parziale che costringe i “gialli” a un frettoloso minuto di sospensione per non perdere repentinamente il contatto con gli avversari. Seppur con un Kaljuderovic insolitamente freddo in fase realizzativa, il Tormento prova ugualmente a reagire, anche se è D’Agnolo (alla fine autore di ben 32 punti) a essere, già dopo venti minuti, il killer in grado di uccidere quasi del tutto la partita  (43-29 all’intervallo). Idrotermozeta, con velocità da “crociera”, nella seconda parte del match conduce poi le operazioni con efficacia, anche grazie all’ottimo feeling col canestro da parte di Maiola: i “gialli” issano bandiera bianca, non riuscendo al termine a conquistare la piazza d’onore sul podio.

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CLASSIFICA FINALE CRESE BASKET 2014

PSSN

SPAZZIDEA

IDROTERMOZETA

TORMENTO

TELECOM

OTTAVA MERAVIGLIA

A-TEAM

PUMA

 

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Il sogno di vittoria finale si infrange come un’onda sulla muraglia cinese, eretta per l’occasione da Fisiovolley: il Team SDS, nell’ultima parentesi di Crese Volley, si arrende per 2-0 ai più quotati avversari, chiudendo il torneo 2014 con un comunque lusinghiero secondo posto assoluto. 

Con estrema schiettezza e lucidità, va detto che il risultato non fa una piega per quanto visto sabato sera sul campo principale di Borgo San Sergio. Ma è anche vero che i sandrini, anche in questo frangente, hanno dato tutto quello che avevano in corpo per tentare di fronteggiare una squadra decisamente in palla, arrivata a questa finale con tanto vento in poppa. Non c’è dunque particolare scoramento all’interno del roster di Elsitodesandro.it, arrivato incredibilmente sul secondo gradino più alto del podio dopo un ruolino di marcia a dir poco fantastico: la grande coesione del gruppo, fatto da tanti elementi che magari poco c’azzeccano con la pallavolo d’elite, ha comunque permesso di tagliare un traguardo importante. Ci può dunque essere soltanto estrema soddisfazione per il risultato acquisito, unita a un po’ di acquolina in bocca per l’edizione 2015 dove i sandrini vorranno (e potranno) cercare il risultato massimo, sfuggito di mano quest’anno.

Grande cornice di pubblico in via Petracco, in una serata che ha visto la chiusura anche di tutti gli altri tornei targati Crese. Tanti i volti noti dello sport triestino, presenti alla finale del Volley Free: da “Sunshine” Pecile a Giulia Fragiacomo, dallo “stampellato” Marco Contento a Elena Capolicchio (tra l’altro, fresca vincitrice della palma di miglior giocatrice del Crese Basket 2014), sino a concludere con gli onnipresenti Cate Bianco e Thomas Postogna, con quest’ultimo già prepotentemente prolifico nel lanciare messaggi… d’amore alla dirigenza SDS, allo scopo di poter far parte del futuro roster sandrino. Ma nel parterre c’erano anche tanti amici dei giocatori in campo, assieme a conoscenti o semplici curiosi, ad assistere a un match ripreso da telecamere e fantascientifici droni volanti: un palcoscenico degno di una finale di World League.

In realtà, di tecnico c’è ben poco da raccontare: sono quasi due set-fotocopia quelli che mettono le ali a Fisiovolley. Il team di Elsitodesandro.it fa molta fatica soprattutto nella parte finale del primo parziale (chiuso sul 18-25), dove gli errori gratuiti – in particolare sotto rete – finiscono con l’essere la spada di Damocle sopra la testa sandrina. Il semi-riscatto arriva nel set successivo, molto più combattuto e acceso, dove trasuda il talento dell’ “esploratore Vise” (poi eletto MVP della finale) e con la squadra bardata di rosso che resta aggrappata più a lungo agli avversari, quasi a voler scrivere una nuova pagina del libro “Cuore”, attendendo che dall’alto arrivasse direttamente l’intercessione di Edmondo De Amicis. Ma la realtà sul campo si traduce invece con l’allungo degli avversari, che con cinque match-ball a disposizione blindano definitivamente i discorsi: i sandrini ne disinnescano due, nulla possono però sul terzo, chiudendo gara e torneo sul 21-25.

Non c’è assolutamente amarezza, aldilà della finale persa” – è il commento del presidente El Sander, intervenuto nel dopo partita a uno speciale sul Crese Volley, trasmesso dalla Televisione Centrale Nord Coreana di Pyongyang – “l’aver dato tutto, senza risparmiarci, purtroppo non ci ha premiato come avremmo voluto. Tuttavia voglio sottolineare ancora una volta come questo meraviglioso gruppo, composto da ragazze e ragazzi a dir poco superlativi, sia stato in grado di arrivare ad un passo dal toccare il cielo con un dito. Alla fine li ho abbracciati uno per uno e li ho ringraziati per quanto hanno fatto: arrivavamo dall’uscita di scena al girone eliminatorio dello scorso anno, il secondo posto ottenuto in questa edizione è un risultato a dir poco straordinario.

Per il “leader maximo” dell’SDS, cosa resterà di maggiormente indelebile di questo Crese Volley 2014? “Senza ombra di dubbio, il grande affetto che il pubblico ci ha riservato nel corso del torneo: non eravamo tecnicamente i più bravi, ma abbiamo fatto breccia nei cuori di molti grazie alla nostra simpatia, a un uso sconsiderato di copricapi e a una condotta in campo da comiche di Benny Hill. Ci siamo fatti conoscere a modo nostro, strappando più un sorriso a tutti i presenti: in questo ambito, Elsitodesandro.it ha stravinto a mani basse. E’ stato questo il nostro vero successo, che oltretutto rappresenta la base per ripartire nella prossima estate”.

E, a proposito del sistema di reclutamento delle nuove “leve sandrine”, lo “00” conclude: “Abbiamo già ricevuto tante richieste per poter far parte del nostro team: un motivo di soddisfazione in più, spero solo che l’organizzazione estenda almeno a 24 la lista dei possibili giocatori della rosa. Il primo passo sarà comunque quello di cambiare borsa-frigo, messa a ferro e fuoco dai miei giocatori durante il torneo: quella attuale sembra sia stata attaccata da un branco di cavallette impazzite…”.

 

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Il traguardo più ambito è ora lontano una gara. Una sola, unica partita separa il Team SDS da un qualcosa che nessuno, nemmeno il più ottimista della banda rosso-alabardata, si sarebbe minimamente azzardato di pensare alla vigilia del torneo.

Una semifinale a dir poco pazza consegna ai sandrini il biglietto per l’atto più importante del Crese Volley 2014: ma per superare la compagine del Generation Volley (a cui va il merito di una condotta di gara impeccabile, dentro e fuori dal campo) c’è voluto un tie-break, ambito precedentemente indigesto per “Cote” Cumbat e compagni che si è invece rivelato vincente nella gara più importante sin qui disputata.

Quella di Borgo S.Sergio è stata una sfida decisamente a fasi alterne per Elsitodesandro.it: contro avversari duttili, non particolarmente tecnici ma dannatamente imprevedibili e funambolici che con pieno merito erano sin lì ancora imbattuti nel torneo, il Team SDS ha mescolato momenti di buona pallavolo con altri di completo black-out. Non è un caso che, con l’assenza di un terminale offensivo fondamentale quale Folpo, i sandrini si siano trovati costretti a stringere i denti con poco peso specifico a rete e conseguente tanto olio di gomito da dover buttare in campo, con il fosforo che è diventato giocoforza il partner fondamentale per poter salire sugli scudi.

Se da una parte tutto questo ha funzionato nel primo set, seppure con qualche distrazione di troppo (chiusura da brivido sul 25-23 per i “rossi”), la metamorfosi kafkiana è poi avvenuta nella frazione successiva, quando il Team SDS ha iniziato a commettere qualche inopinato errore in battuta e in schiacciata, permettendo ai “Generati” (che, tra gli altri, potevano annoverare nel proprio roster i “100% Made-In-Crese” Piero Manosperti e Martina Klimic) di rimettersi in carreggiata. Non solo: i “sandrini” hanno completamente perso la bussola sul 23-22 in proprio favore, sbagliando comodi appoggi in palleggio e innervosendosi in dose massiccia, anche con qualche borbottio di troppo tra compagni di squadra. Nonostante dalla panchina rosso-alabardata siano arrivati costanti gli inviti alla calma e alla pazienza , il secondo set si è poi interamente colorato di bianco, finendo nelle mani di Generation Volley per 23-25 e rimandando tutti i discorsi al tie-break.

Il momento nero sembra continuare anche in apertura dell’ultima frazione di partita, con gli avversari avanti 4-1 e con elevate dosi di preoccupazione su sponda “rouge”. Tutta l’inerzia sembra ben lontana dalle mani sandrine, ma se sei all’interno del Labirinto di Cnosso e ti imbatti nel Minotauro, devi essere capace di prendere il mostro per le corna e di allontanare da te stesso tutta la paura di soccombere ad esso. E’ proprio in questo modo che l’SDS ritrova il…filo di Arianna e si rimette sulla retta via: i buoni palleggi di Ale vanno a servire gli unici due “totem” a disposizione di Elsitodesandro.it. Sono infatti Carpa e Vise a mettere il punto esclamativo nel terzo set, colpendo sul fronte opposto dove in precedenza avevano alternato buone cose ad altre meno brillanti: la squadra riprende colore e fiducia, chiudendo definitivamente i conti sul 15-9 da cui scaturisce la conseguente grande felicità di fine partita, anche grazie all’ “entusiasmatica” presenza del tifoso Matteo Praticò, prodigatosi nell’abbracciare i sandrini al termine del match.

“Godiamoci questa vittoria e questa serata di elevata euforia”, esordisce il presidente El Sander ai microfoni di Al Jazeera, dopo aver atteso e ottenuto un interprete per la traduzione simultanea dal triestino all’arabo. “Arrivati a questo punto, con tutti i pronostici che decisamente non ci davano per favoriti, è chiaro che non possiamo accontentarci del già splendido risultato sin qui ottenuto. Siamo stati capaci di approdare alla finalissima e ora conta solo vincere: conosciamo già i nostri prossimi avversari di Fisiovolley, avendoli incontrati solo un paio di giorni fa, e sappiamo quanto difficile sarà imporsi contro di loro. Tuttavia, questa sera più che mai – continua il numero “00”abbiamo dato un segnale importante, nonostante le poche rotazioni a nostra disposizione. Alla fine era necessario riprendere la fiducia nel momento topico e non lasciarsi abbattere per gli errori gratuiti che abbiamo concesso: ce l’abbiamo fatta grazie agli attributi enormi di ogni effettivo in maglia rossa, che ha saputo esaltarsi nelle difficoltà. Fra meno di 24 ore ci aspetta la sfida più importante di questa nostra estate, sono convinto che sapremo fare bene: siamo a un passo da scrivere una bella pagina di storia sandrina, non credo minimamente che i ragazzi arriveranno mentalmente scarichi a questo appuntamento. Saremo pronti a combattere sino all’ultimo pallone”.

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Quello che l’ultimo quarto di gara-2 a Torino le aveva strappato, la Ginnastica Triestina se lo riprende con gli interessi nella “bella” casalinga. E’ serie A1 per la Calligaris, una generazione dopo i fasti giuliani a tinte rose che avevano contraddistinto gli anni ’80 all’ombra di San Giusto: il caliente pubblico del “PalaTrieste” ha spinto il team di Nevio Giuliani verso la vittoria per 54-48, in una gara che ha visto nuovamente tanto equilibrio tra le due formazioni, un po’ quello che si era già visto nel corso della serie. Trieste la spunta nell’ultimo quarto, ciò che fu croce e (poca) delizia in Piemonte, mandando in visibilio i tanti appassionati presenti a Valmaura.

Quintetto base triestino con Trimboli, Miccoli M., Rosellini, Bianco e Vida, risponde coach Petrachi con Di Giacomo, Domizi, Quarta, Salvini e Coen; pronti via e Torino abusa di una “imbalsamata” Trieste, pressione latente piu’ che logica di fronte a 2500 spettatori: 0-4 prima del canestro di Vida. E’ subito l’ungherese a trascinare il gruppo con la maggiore levatura tecnica, anche prendendosi le consuete licenze di regia; mancate chiusure difensive pero’ creano autostrade alle piemontesi che usufruiscono del gentile omaggio: 4-9 e time out coach Giuliani. Uscita dal minuto di qualita’ per le triestine, break di 4-0 interrotto dall’ennesima penetrazione non contestata di Quarta; pan per focaccia e il dinamismo di Isabel Romano finalmente entra nella serie, e con la tripla della Vida Trieste sorpassa sul 14-11, prima della chiusura prima frazione sempre con una bollente Quarta: 14-14.

In un match senza tante segnature, i punti della Vida sono ossigeno puro, mentre dall’altra parte la Coen cerca morale prendendosi gite in lunetta; inerzia tutt’altro che definita, la SGT inceppa il proprio attacco con soluzioni isolate estemporanee, mentre la Piramis serve a dovere le lunghe in area pitturata per discreti dividendi: 21-21 a meta’ frazione.

Momento asfittico cestisticamente parlando, orrori a ripetizione da ambo le parti non muovono il tabellone neanche per scommessa; scossa con tripla di Gombac che fa esplodere il Palatrieste, squadre all’intervallo con vantaggio minimo della SGT per 27-23. Forzature triestine alla ripresa delle ostilita’, gioco forza Torino ne approfitta senza fare nulla di trascendentale ma con la concretezza della solita Di Giacomo: 30-30 e tutto da rifare, anzi no, sorpasso ospite con Domizzi. Passano i minuti e fisiologicamente la pressione sale terribilmente, la fluidita’ viene definitivamente persa, si apre la bagarre senza logiche tattiche: 34-34. Difese dominanti in una fase bruttina del match, troppe occasioni sprecate da Trieste in area pitturata con Bianco e troppe le conclusioni forzate delle piemontesi, l’equilibrio e’ un manifesto a Lapalisse: finale di terzo quarto 38-38 per la Calligaris SGT.

Trimboli fondamentale nella meta’ campo difensiva, con aggressivita’ a rimbalzo offensivo, vanificate da quattro infrazioni commesse; anche Giulia Zecchin sfrutta le doti penetrative e il mis-match contro la Di Giacomo, c’e’ un mini-break per le padroni di casa: 45-40. Zona match-up ordinata da coach Petrachi, mossa per cambiare un’inerzia che prende sensibilmente la via di Trieste; a bonus speso la partita si decide anche dalla lunetta. Una zingarata della Vida con canestro in contropiede segna il match, 48-41 e time out Piramis a 3’52” dal termine. Massimo vantaggio SGT sul +8 e timidi segnali di resa per le piemontesi, divenuti reale presa di coscienza sulla palla persa di Di Giacomo; time out sul 50-44 a 58 secondi dal termine, un gap che manda in paradiso le giuliane, uno svantaggio che chiude la serie e manda le ospiti alla “finalina” contro Battipaglia.

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Calligaris Triestina-Pallacanestro Torino 54-48 (14-14, 27-23, 39-38) 

Calligaris Triestina: Rosellini, Zecchin 6, Trimboli 2, Vida 18, M.Miccoli 4, Policastro 3, Bianco 5, Cerigioni 2, Gombac 9, Romano 5. All. Giuliani

Pallacanestro Torino: Rosso, Di Giacomo 14, Quarta 7, Coen 5, Domizi 11, Balbo, Santuz, Albano, Salvini 11, Michelini. All. Petrachi

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Spazzidea completa il proprio percorso netto nella terza edizione del Crese Basket: gli “all-blacks” concludono imbattuti la settimana di gare in via Petracco, imponendosi anche nella finalissima per 68-55 contro il Crut e laureandosi campioni 2013 della manifestazione.

A guardare tabellini e statistiche, non si fa certo fatica nel trovare l’ “hombre del partido” di questa ultima gara di torneo: Mattia Pavani (nella foto di Mattia Nedok), in maglia nera col numero 20 appiccicato, si è ritagliato meritatamente l’attenzione di cronisti, fotografi e spettatori presenti a bordo campo. 30 punti segnati, con otto conclusioni imbucate da oltre i sei metri e 75, ne fanno l’ “Undisputed MVP” dell’atto finale (nonchè il miglior marcatore della manifestazione): una macchina impressionante dalla lunga distanza, che ha letteralmente rubato la scena a tutto il resto. Una menzione particolare va però fatta anche ai ragazzi del Crut, arrivati al Crese Basket quasi alla chetichella ma meritando ampiamente la seconda piazza assoluta: sicuramente una piccola soddisfazione per un gruppo che ha dimostrato grande coesione nel roster, nonostante la presenza di tanti veterani “shakerati” a qualche giovane molto interessante.

L’inizio delle ostilità sembra delineare uno scontro che, come successo nel girone di qualificazione,  ha buone possibilità di essere nuovamente risolto al fotofinish: Crut parte meglio, ispirato dalla manina fatata di Crevatin, e rimane avanti per quasi metà della prima frazione. Sotto di sei lunghezze (8-14) Spazzidea si scrolla dalle spalle la propria mediocrità in fase realizzativa, ed è proprio il “Matador” Pavani a suonare la carica: due triplissime in rapida successione ridanno la parità ai “neri”, sarà poi un’ulteriore conclusione pesante da parte di Ducic a regalar loro il primo vantaggio, appena un minuto più tardi. Da quel momento in poi la partita cambia quasi completamente fisionomia, con lo strappo degli “all-blacks” in finale di frazione che sposta l’inerzia a loro favore: il +8 alla prima sirena (32-24) denota le prime difficoltà del Crut a difendere sia sul perimetro che in pitturato, nonostante si giochi molto ad…auto-scontri da ambo le parti del campo (con conseguente innalzamento dell’agonismo e con qualche piccolo momento di nervosismo in campo).

Spazzidea sembra voler preferire i comodi tiri dalla lunga distanza anzichè avventurarsi maggiormente in penetrazione: tale strategia si rivelerà azzeccatissima, poichè oltre al cecchino Pavani sarà anche Marco Radesich (al proprio esordio nel torneo) a dilettarsi con le “cannonate” da lontano, facendolo con grande precisione. La stragrande maggioranza delle conclusioni pesanti viene insaccata dai “neri”, e anche se il Crut si riavvicina varie volte agli avvesari (42-40, poi 50-48 grazie a un Basile ultimo a morire per i suoi) è ancora il duo “Rado”-Pavani a mettere il sigillo definitivo sulla gara e sul torneo.

Nella finale per il terzo posto, infine, il PSSN si impone sul Puma Basket col punteggio di 75-61.

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I bookmakers inglesi l’avevano vista lunga già prima dell’inizio della competizione: Spazzidea e Crut confermano le scommesse piazzate alla vigilia del torneo e volano alla finalissima del Crese Basket, con la sfida di sabato 27 luglio (palla a due alle ore 21.00) che le metterà nuovamente faccia a faccia dopo la gara di mercoledì sera in cui furono i “neri” a imporsi a fil di sirena.

E’ stato un giovedì con una sola vera gara disputata sul verde di via Petracco: se da una parte Spazzidea ha conquistato l’accesso alla finale sfruttando le disgrazie altrui (più in particolare, la sconfitta per 20-0 contro i PSSN che si sono presentati solamente con 4 effettivi in campo), dall’altra Crut si è sbarazzato dei Puma Basket con una vittoria brillante e assolutamente meritata.

PUMA BASKET-CRUT 45-57 (primo tempo 24-31)

Come dicevamo poc’anzi, i “bianchi” di Basile & co. staccano il biglietto per l’ultimo atto della competizione con una prestazione decisamente ordinata e diligente, fatta da pochi reali momenti in chiaroscuro. Le cose sono andate invece in maniera diametralmente opposta per i “felini”, che hanno acceso e spento la luce troppe volte per poter impensierire il team avversario.

E’ stata dunque la continuità di rendimento a fare realmente la differenza tra le due compagini:  il Puma Basket sono rimasti avanti nel punteggio durante i primi scampoli di contesa, sino all’8-7 dei minuti iniziali. Da lì in poi è stato il Crut ad alzare il volume della radio, con il mix tra i veterani e i più giovani (in quest’ultimo ambito, Zulich e Crevatin hanno confermato di avere armi affilate a puntino per poter creare rogne alla difesa altrui) che ha funzionato alla grande. I “felini” cercano di restare attaccati alla gara con le prove di Fabbro (bravo a raccogliere diversi palloni dalla spazzatura e a lottare come un dannato in area pitturata) e del solito Carbonara, ma chiudono in ritardo di 7 il primo tempo, complice anche la tripla di Piantanida allo scadere del 20′ minuto.

Ci si aspetterebbe una zampata d’orgoglio dei Puma nella seconda metà del match, cosa che avvienesolo in parte: c’è vita praticamente sino al -3 del 24′ (35-38), poi l’attacco bianco prende il sopravvento ed è notte fonda per i “felini”: il break di 11-0 targato Basile, Antonini e Manin (quest’ultimo ritratto nella foto di Matteo Nedok) chiude ogni tipo di discorsi, con una bella fetta di frazione ancora da giocare (35-49). Nessun scossone tellurico si registrerà da lì sino al termine, con il duo Di MeglioCarbonara a tentare un ultimo disperato arrembaggio: ma i Crut sono ormai scappati via definitivamente e possono gestire la doppia cifra di vantaggio con relativa semplicità. I pensieri dei bianchi sono però già proiettati verso sabato: riusciranno a rendere la pariglia a Spazzidea, dopo la sconfitta beffarda rimediata due giorni or sono, e a conquistare l’alloro più prezioso del Crese Basket 2013?

 

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Ci avviciniamo all’atto finale: sono AB Sport Performance e MG Colors Monstars ad aggiudicarsi il pass per la finalissima della All In Sport Summer League 2013. Pronostico rispettato nelle semifinali, che pure hanno riservato una serata di buonissima pallacanestro e grandi emozioni agli spettatori presenti presso il centro sportivo “Primo Maggio” di Strada di Guardiella: i pordenonesi di AB Sport Performance arrivavano allo scontro con i Vuoi che Muoro privi del centrone Roland Pivetta. Dall’altra parte, però, Daniel Crevatin e compagni devono rinunciare a Miran Bole, il principale realizzatore della squadra e l’uomo che ha trascinato i bluarancio fino alle “final four”: la sua assenza si fa sentire certamente, visto che la manovra offensiva dei triestini è piuttosto farraginosa ad inizio gara.

AB Sport Performance non lascia nulla al caso e piazza un tremendo 14-1 in poco meno di cinque minuti: Simone Macaro (7/9 da due, 2/5 da tre, 4/6 ai liberi) è micidiale nei pressi del ferro, dove fa valere la sua fisicità ma anche una presenza costante. Sono nove i punti segnati dal mezzolungo della Falconstar, mentre in casa Vuoi che Muoro una reazione arriva quando entra in campo Daniel Crevatin, quest’oggi nella doppia veste di giocatore/allenatore: il playmaker entra e subito va a segno, con un paio di canestri che valgono il 17-10. Piccola rimonta dei Vuoi che Muoro, poi i pordenonesi devono far accomodare in panchina Ughi, gravato di tre falli dopo 13 minuti: l’intensità degli arancioblu aumenta, soprattutto in difesa, mentre dall’altra parte Colamarino e compagni si intestardiscono un pò troppo con il tiro da fuori, a fronte di percentuali non eccelse. Ciò permette la rimonta ed il sorpasso dei Vuoi che Muoro, una squadra che non molla mai tenendo fede al proprio soprannome: Macaro e Gaspardo cercano di tener alta la tensione per i rossoneri, ma il leader Crevatin lancia ancora i suoi, pareggiando sul 29-29 a 4’30” dalla fine del primo tempo.

Arriva pure il sorpasso, con quattro punti di Pizziga, poi però AB Sport Performance riesce a tornare avanti: i minuti rimanenti servono per vedere Macaro uscire momentaneamente dal campo per un problema alla caviglia e Moretti che piazza uno schiaccione clamoroso a difesa quasi schierata. L’affondata del cormonese ha i suoi effetti, tanto che i triestini perdono un altro pallone e si espongono ad un’altra schiacciata, questa volta di Colamarino, allo scadere del primo tempo (44-34). Nella ripresa l’inizio al fulmicotone di Bertin (cinque punti di fila) porta il team di Gelormini, Brazzit e Truccolo avanti 51-38: è l’allungo decisivo, perchè serve a poco la buona volontà di Pizziga (6/12 al tiro) sotto canestro. Le bassissime percentuali dei Vuoi che Muoro si riflettono nel +19 di metà tempo, con “B” Bertin grande protagonista: il marine dei pordenonesi segna, recupera palloni e si appiccia addosso a qualsiasi avversario gli venga assegnato. La bomba di Gaspardo fissa il +20 (64-44) e nel finale il punteggio viene arrotondato fino al 78-56 che dà l’approdo all’atto conclusivo ad AB Sport Performance.

Partita ben più tesa quella fra MG Colors Monstars e TramonTeam: i verdi di un impeccabile Mravic in veste di coach (complimenti per la cravatta!) sono al completo, mentre Gallocchio deve rinunciare al tiratore Bartolini ed a Negri. I primi cinque minuti trascorrono in un equilibrio normale, con i Monstars più positivi nel settore esterni ed il TramonTeam che fa quadrato attorno alla coppia di lunghi Crotta – Totis: Mravic propone la sua ormai leggendaria 3-2, che tanti frutti ha portato nel torneo, ed a metà tempo il punteggio è fermo sul 14-14 (canestro di Cigliani). Due tiri liberi di Cerniz portano il TramonTeam avanti, 14-16, poi coach Gallocchio decide di averne viste abbastanza e chiama time out.

Dopo la sospensione, la partita si alza di tono a livello offensivo: scambi di canestri da una parte e dall’altra, con Matteo Cernivani che a dispetto dei suoi 17 anni entra in campo e come niente fosse infila due bombe. Crotta, però, fa sentire nel pitturato tutti i suoi 208 centimetri e dei raddoppi sul pivot si giova Totis, che piazza il 25-28: la terza tripla di Cigliani (3/6 da due, 3/7 da tre) firma il massimo vantaggio per i verdi, sul 25-31, ma a questo punto “Spotty” Spanghero decide di azzannare la partita e in un amen i Monstars ritornano al pareggio, sul 31-31. Il primo tempo finisce 35-36 per il TramonTeam, poi all’inizio della ripresa c’è spazio anche per “Airon” Kalik, che in pochi minuti va anche a segno con una spettacolare penetrazione: Zecchin indovina il triplone del 42-38, poi c’è un continuo batti e ribatti, con break e controbreak. Devil Medizza segna con il fallo e provoca il terzo fallo di Crotta sul 48-47: i problemi per Mravic cominciano quando il lungo commette anche la quarta penalità, su Zecchin che indovina un “and one”. Lieve allungo degli MG Colors Monstars, che oltretutto ammirano i 206 centimetri di Piunti tuffarsi a pelle di leone sul parquet di Guardiella per recuperare un pallone: immagine di sacrificio davvero inedita, per un torneo estivo, ma il giocatore di Mirandola si guadagna applausi e stima da parte di tutta la tribuna.

Spanghero e Dagnello fissano il 59-51 per i Monstars e, a 6’46” dalla fine, Mravic chiama un time out per cercare di invertire la rotta: Cerniz esce dal minuto di sospensione esplondendo la tripla del 59-54 e lo stesso play classe ’95 riavvicina il TramonTeam fino al 63-60, con cinque minuti da giocare. Quando però Stefano Cernivani e Zecchin segnano il 67-60, allora è tempo di accelerare le conclusioni per il TramonTeam: quattro errori di fila dei verdi, con Kos e Cerniz a prendersi le responsabilità, sono pesantissimi per i ragazzi di Leo Mravic, che perdono Crotta e Totis per falli. Il finale è tutto di Marco Spanghero, che si prende le conclusioni vincenti e porta ai suoi ragazzi la vittoria 77-70 in un match davvero emozionante.

Sarà dunque finale fra AB Sport Performance e MG Colors Monstars, mentre il programma del sabato regalerà le finaline di consolazione: posto che il Dai e Vai ha rinunciato a disputare la sfida per il nono/decimo posto con Gli Hobbit, che dunque vinceranno 20-0 a tavolino, nella giornata del 29 giugno alle ore 20.45 l’AIF Libertas e Spazzidea SRL si sfideranno per decretare le squadre classificate al settimo ed ottavo posto.

Domenica, infine, giornata conclusiva per la All In Sport Summer League 2013: con le finali dal primo al sesto posto. Un appuntamento da non perdere!

AB SPORT PERFORMANCE – VUOI CHE MUORO 78 – 56 (44 – 34)

AB Sport Performance: Brusamarello 4 (0/0 da due, 1/5 da tre, 1/2 ai liberi), Puto 1 (0/3, 0/3, 1/2), Ughi 2 (0/1 da tre, 2/2), Colamarino 8 (1/2, 1/5, 3/4), Trevisan 5 (1/7, 1/2, 0/1), Moretti 11 (2/6, 1/6, 4/4), Macaro 24 (7/9, 2/5, 4/6), Gaspardo 11 (3/6, 1/2, 2/4), Bertin 12 (2/2, 1/6, 5/6).

Vuoi che Muoro: Bon 3 (0/7, 0/1, 3/4), Pizziga 14 (6/11, 0/1, 2/2), Agapito 6 (1/2, 0/2, 4/6), Della Venezia 6 (3/7, 0/4, 0/2), Querinuzzi 4 (2/5, 0/1), Puzzer 6 (3/5, 0/1), Oblak 2 (1/2), Petronio 5 (2/4, 0/2, 1/2), Udovic (0/2 da tre), Crevatin D. 10 (4/7, 0/1, 2/2).

Arbitri: Chenich di Trieste e Roiaz di Muggia

 

MG COLORS MONSTARS – TRAMONTEAM 77 – 70 (35 – 36)

MG Colors Monstars: Cernivani S. 9 (0/4, 2/7, 3/4), Piunti 4 (0/1 da due, 4/4), Cuperlo 2 (1/1), Dagnello 8 (4/9, 0/2), Zecchin 15 (3/8, 2/6, 3/3), Gallocchio ne, Medizza 13 (5/11, 3/7), Braini ne, Cernivani M. 8 (1/3, 2/6), Spanghero 18 (2/7, 4/9, 2/2).

TramonTeam: Totis 6 (3/4), Cerniz 14 (1/3, 3/9, 3/3), Gasparo (0/1 da tre), Kos 15 (2/5, 3/7, 2/2), Polo 10 (1/3, 2/7, 2/4), Cigliani 15 (3/6, 3/7), Kalik 2 (1/1), Bocciai (0/2 da due), Manià ne, Debernardi ne, Crotta 8 (4/6).

Arbitri: Roiaz di Muggia e Chenich di Trieste

 

IL PROSSIMO TURNO

SABATO 29/06/2013

Centro Sportivo Primo Maggio (Strada di Guardiella 7 – TRIESTE)

Ore 20.45: FINALE SETTIMO/OTTAVO POSTO – AIF Libertas vs Spazzidea SRL

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Non si è ancora spento l’eco di delusione rosso-alabardata: la Triestina (nella foto di Matteo Nedok, uno dei momenti di scoramento in campo a fine partita) , col 3-3 rimediato in casa contro la Pro Dronero, ha dovuto dire addio alla promozione in serie D, conquistata invece dai piemontesi.

Pubblichiamo una bella ed emozionante testimonianza da parte dell’utente forest, assiduo frequentatore del Forum dell’SDS, che come tanti altri tifosi ed appassionati ha vissuto in prima persona gli ultimi 90 minuti di una stagione conclusasi malissimo per l’Unione:

“L’appuntamento sotto casa è anticipato di un quarto d’ora rispetto al solito, perchè oltre duemila biglietti venduti in prevendita fanno ben sperare.
Esco, guardo mio figlio e provo molta tenerezza: si è messo la maglia della Triestina, ha preso la bandiera della partita col Monfalcone e ha una sciarpa della Furlan quasi più grande di lui.
Arriviamo al parcheggio, e la quantità di gente che si avvia allo stadio è da big-match di serie B.
La biglietteria ha una coda chilometrica, ma il biglietto ce l’ho in tasca da giorni e non è un problema.
Entriamo, manca più di mezz’ora e faccio in tempo a salutare un sacco di amici e scambiare due chiacchiere.
Ci saranno già almeno quattromila persone, e un pò mi fa piacere un pò mi dà fastidio.
Perchè ce n’erano seimila per la finale di pallavolo e settemila per quella di basket, ma tutto l’anno questi perchè non vengono?
Comunque sia, continua ad arrivare gente e la Furlan si riempie come non accadeva da anni.
Daniel è emozionatissimo, perchè c’è il clima delle grandi occasioni.
A dieci minuti dal via, parte un coro con sventolio di centinaia di bandiere e discesa di uno striscione gigante dall’alto.
Roba da brividi.
Buona parte della cinquantina di tifosi ospiti, in tribuna, filma col telefonino, incredula che la loro squadra giochi in un contesto simile.
Squadre in campo, è ora.
Attacchiamo dall’altra parte, e per la prima volta un pò mi dispiace: spero in una partenza aggressiva, che sfrutti l’ambiente e il fatto che loro non potranno non esserne condizionati.
Attaccare sotto la Furlan aiuterebbe.
Invece la partita è una me**a, per usare un francesismo.
Nel senso che paiono cagarsi sotto in ventidue.
Noi giriamo palla a zero all’ora, loro guardano e lasciano fare.
Io penso che il loro piano sia far passare la buriana, arrivare vivi e vegeti a mezz’ora dalla fine e lì tentare il colpaccio.
Del resto, sanno di dover fare un gol, e che possono permettersi pure di prenderne uno senza essere fuori.
Ma non c’è nessuna buriana.
Non c’è niente di niente.
Solo una girata alta di Araboni, sulla quale la mia sensazione è che la palla gli arrivi troppo dietro al corpo per poter pensare di far gol.
A un certo punto loro sparacchiano un cross dalla trequarti, e per ragioni a me sconosciute Del Mestre anzichè arrivarci in comoda presa la smanaccia in corner.
Prima che lo battano, io e un amico contiamo nove alabardati (portiere compreso) nella nostra area piccola, e lui mi chiede: “Ma lasciare almeno Franciosi a centrocampo per non portarceli tutti in area, e magari ipotizzare un nostro contropiede, pare brutto?”
Io ridendo gli rispondo che se non altro possono farci gol solo da fuori, perchè in area piccola noi siamo in nove e loro in due o tre.
Infatti fanno gol.
Da dentro l’area piccola.
Come, me lo sto ancora chiedendo.
Iniziano a balenarmi orrendi pensieri sulla nostra tradizione negli spareggi con l’andata fuori: mai vinto uno che sia uno.
Ma c’è tempo.
Punizione per noi, un pò ci spero.
Sangiovanni manda via tutti, e automaticamente io smetto di sperare.
La sua milionesima punizione vale puntualmente le novecentonovantanovemilanovecentonovantanove che l’hanno preceduta.
Perchè continui a batterle è un mistero, perchè per il calcolo delle probabilità (ne tira cinque o sei a partita) sono certo che anche il custode del campo almeno un gol, prima o dopo, l’avrebbe fatto.
Continuiamo a giocare malissimo, becchiamo un contropiede sulla destra e l’arbitro grazia Vianello che meriterebbe il giallo.
Punizione per loro, sacrosanta.
Uno spiritoso vicino a me chiede se può batterla Sangiovanni, invece batte il loro 5 e la mette nel sette.
Vista da dietro la porta Del Mestre non pare impeccabile, ma è comunque una punizione della Madonna.
0-2.
Daniel è disperato: “Papà, possiamo ancora farcela?”
Ci servono tre gol, e non due come pensa qualcuno in curva convinto che col 2-2 si vada ai supplementari.
Sembra di vivere un incubo, non può essere vero.
Invece lo è.
Molti invocano rimedi dalla panchina (“Metti Da Ros, metti chi ti pare, insomma fai qualcosa!”).
Guadagnamo l’ennesima punizione, tanto lo sanno tutti com’è che funziona.
Sulla palla va Paolucci, prima che Sangiovanni lo redarguisca per averci provato: la tira lui.
E la tira come sempre.
Stavolta però la palla gli ricapita fra i piedi, o almeno così mi sembra, e lui mette in mezzo un rasoterra sbilenco che serve un avversario lanciando il contropiede.
L’impressione dal vivo, quindi non so quanto attendibile, è che Lapaine abbia almeno venti metri di tempo per fare quel che dovrebbe: abbattere l’avversario e prendersi il giusto giallo.
Ma non lo fa.
Il tipo arriva davanti a Del Mestre, ma forse per stanchezza o forse per emozione tira fuori una ciabattata improbabile.
Come la palla passi sotto la pancia di quello che io considero il miglior portiere del campionato è un mistero.
Ma succede.
E adesso incubo e realtà si mescolano.
Molta gente in tribuna si alza per andarsene (ma andatevene affanculo, non venite mai e ve ne andate dopo mezz’ora?), la curva è stordita, il clima è surreale.
Daniel si siede, con la sua sciarpa e la sua bandiera: “Papà, è finita.”
Dalla parte superiore della curva  parte qualche coro di contestazione, ma a prevalere è lo stato di choc collettivo.
Intanto entra Da Ros per Cardin.
Sotto sotto io ci spero ancora, di partite ne ho viste a migliaia, spero che arrivi al più presto l’episodio che forse può ancora cambiare le carte in tavola.
Arriva, con un bel gol di Araboni.
La curva riprende coraggio, e l’ottimismo è quello dei pazzi: “se facciamo il 2-3 prima del 45′, nel secondo tempo ce li mangiamo”.
E sì, perchè una cosa è chiara e fa incazzare non poco: appena la Triestina, sotto 0-3 e senza più nulla da perdere o da difendere, ha fatto quel che doveva fare dall’inizio, loro si sono letteralmente cagati in mano.
Non segniamo, ma nell’intervallo la sensazione è che non tutto sia ancora perduto: “Se segniamo subito…”
Inizia il secondo tempo, ed è con chiarezza un’altra partita.
Si gioca a una porta, e la Pro Dronero mostra limiti difensivi talmente evidenti che girano le balle a elica per essersi consapevolmente rifiutati di evidenziarli da subito.
La Furlan è una bolgia, e quando un loro giocatore la tocca con la mano, non so quanto volontariamente, nemmeno Nucini sotto contratto con Moggi avrebbe le palle di non fischiare il rigore.
Araboni fa doppietta, e adesso la curva è un girone dantesco.
Dominiamo in lungo e in largo, Da Ros salta l’uomo sempre e comunque e spesso ne salta due o tre in sequenza.
Loro sono palesemente cotti e nel pallone, si mandano a quel paese a vicenda.
Possiamo farcela.
Entra Zetto, e in venti minuti dimostrerà quanto ci sia mancato.
Da un suo capolavoro difensivo nasce l’azione che poi si sviluppa sulla sinistra e ala fine smarca Franciosi dalla parte opposta.
Diagonale di precisione e 3-3.
Delirio.
L’ex assessore Edera coi suoi cento chili rotola addosso a Daniel, che è troppo felice per scomporsi.
Mancano venti minuti più il recupero, e penso che adesso i favoriti siamo noi.
Sarà Eccellenza, sarà quel che si vuole, ma se facciamo il 4-3 questa partita entra nella storia.
Ci crediamo tutti, adesso.
Monti di testa manda alto di un soffio, e sembra il preludio a quello che ormai pare inevitabile.
E che invece non succede.
Perchè noi siamo la Triestina.
E il lieto fine, per noi, non c’è mai.
Però ci spero fino alla fine.
Anzi, prima, ci credo, poi solo ci spero.
Quattro di recupero.
Non può finire così, adesso segniamo.
Come il Milan col Siena, come il Man City all’ultima di campionato, non può finire così.
Invece finisce.
Ed è tutta una roba molto triste, col loro portiere che ci prende pure per il c**o, coi giocatori sdraiati per terra, con Zetto che piange, con Daniel che quando sente parlare del Bire mi supplica: “Papà, ti prego, oggi no. Andiamo a casa.”
Invece ci andiamo, per fortuna.
Ed è meglio così, perchè alla fine fra disperati ci tiriamo su il morale a vicenda.
Andandoci ascoltiamo la radio, con Puglia che professa ottimismo.
Beato lui che ci riesce.
Quando Costantini dice testualmente “rispetto a Dronero siamo andati in difficoltà, perchè il campo così grande all’inizio ci ha creato dei problemi” il conducente perde il controllo dei nervi e tenta di spaccare la radio.
Ma poi passa.
Al Bire, fra amici, qualche risata riusciamo pure a farcela.
Siamo una dozzina, e sappiamo bene che qualsiasi cosa accada ci saremo anche l’anno prossimo.
Se Dio esiste, prima o poi ci ricompenserà”

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Tanta acqua, ma anche parecchia soddisfazione per i tifosi alabardati accorsi in Piemonte: a Dronero, la Triestina guadagna un prezioso pari nella finale di andata per la promozione in serie D. Finisce 1-1 sotto un’acquazzone incredibile, che ha disturbato gran parte dei 90 minuti: per l’Unione è un risultato sicuramente positivo, perchè permetterà di preparare con maggior tranquillità la gara di domenica prossima al “Rocco”, ultima tappa del campionato di Eccellenza (alla squadra di Costantini basterà anche lo 0-0 per essere promossa).

Non è stato comunque facile per l’Alabarda, andata pericolosamente sotto nel punteggio dopo 13 minuti dall’inizio del match: il gol dell’1-0 della Pro da parte di Isoardi avrebbe potuto tagliare le gambe ai giuliani che invece hanno subito pareggiato i conti quattro minuti dopo con la rete siglata dal “Toro” Araboni (1-1 al 17′). Poche poi le emozioni vere sul manto verde di Dronero, come già detto pesantemente inzuppato d’acqua per il temporale che si è abbattuto lungo il corso della sfida.

Appuntamento tra 7 giorni per la contesa di ritorno, nella quale ci si aspetta un buona cornice di pubblico rosso-alabardato a popolare gli spalti dell’impianto di Valmaura.

 

 

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Crederci fino alla fine non costa nulla, ancor di più se le distanze si sono nuovamente assottigliate. Per la Triestina, dopo il mezzo passo falso di Gemona, la rotonda e netta vittoria di Cervignano riporta l’Alabarda nuovamente a un tiro di schioppo dallU.F.M., bloccato in casa dal Lumignacco e ora nuovamente (e solo) a due lunghezze di vantaggio sull’Unione.

A cinque giornate dal termine tutto può ancora succedere: certo, il Monfalcone è ancora lì davanti, ma questo campionato di Eccellenza ha fatto capire come i giochi, con buona probabilità, si chiuderanno in ultimissima battuta. Entrambe le contendenti dovranno riposare e sarà l’U.F.M. di Zoratti a fermarsi per prima, proprio domenica prossima: la squadra di Costantini (che, tra le altre cose, festeggia in questi giorni il compleanno…dunque auguri!), dopo molte settimane, tornerà invece a calcare il campo del “Rocco” (oltretutto rifatto completamente per ospitare il Cagliari, e ci si chiede cosa sarebbe stato il manto erboso dell’impianto di Valmaura, senza la risistemazione…un campo di patate al centro di entrambe le aree di rigore, come apparso un mesetto fa?), incontrando quel San Daniele del “nemico” Fantinel ormai estromesso dalla lotta promozione.

L’imperativo principale è vincere per innanzitutto i superare i cantierini, pensando poi a fare più punti possibili anche nelle successive 3 gare rimanenti (Cjarlins Muzane e Azzanese in trasferta, in mezzo l’ultima in casa contro la Virtus Corno). Se così sarà, obiettivo sicuramente non facile, tutto l’interesse si sposterà giocoforza a quella che sarà l’ultimo turno del girone: Triestina ferma per il turno di riposo e U.F.M. impegnato in trasferta sul campo del San Luigi. Il che, romanticamente parlando, se il discorso 1° posto non fosse ancora stato deciso, già ipoteticamente proietta i pensieri verso una sfida stellare che potrebbe tranquillamente concentrare gli interessi di tutti, triestini e bisiachi.

Difficile fare previsioni su chi sia maggiormente candidato a salire direttamente in D: di certo, pur con quel paio di punticini in più, il Monfalcone è costretto anch’esso a vincere praticamente sempre (oltre alla sopraccitata gara, i cantierini avranno poi Fontanafredda e Lignano tra le mura amiche, oltre all’I.S.M. Gradisca) per non correre il rischio di guardarsi indietro e farsi raggiungere sul filo di lana dall’Alabarda. Ecco che allora tutto si sposta su un concetto-chiave: mantenere intatta la concentrazione sino al termine diventa fondamentale. Giocando di rincorsa, per la Triestina la cosa diventa relativamente più semplice, poichè in certi casi l’arrembaggio alla vetta rischia di logorare mentalmente di meno rispetto a chi deve difendere il gruzzoletto di quel vantaggio ancora intatto.

Di fatto, un campionato così “esaltante” e incerto non se lo sarebbe immaginato nessuno: il tutto alla faccia dei malpensanti delle “minors” del calcio dilettantistico.

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