Ne parlavo personalmente prima di inizio campionato assieme a Giorgio Oveglia e al “Prof” Lo Duca: da un po’ di tempo la Pallamano Trieste si porta dietro una sorta di maledizione. Non solo legata al numero di scudetti sin qui conquistati nella sua storia (il “17” è tipicamente roba da far star male gli incurabili superstiziosi), bensì all’obbligatorietà di vincere sempre. Con un palmares tale, sembra quasi che tutto sia automatico. O peggio, dovuto: il classico tipo di elogio alla follìa di chi segue distrattamente – e magari solo quando le cose vanno bene – le gesta del sodalizio biancorosso. Ma non è sempre così, anche perché dalle parti di Chiarbola lo sanno bene quanto sia difficile fare le nozze con i fichi secchi.

Vederla in testa alla classifica, seppure dopo “sole” quattro giornate di campionato e in co-abitazione, fa sempre piacere. Ma ammirarla vincere anche in mezzo alle difficoltà dell’ultima ora è ancora più stimolante. Perché, credeteci, partite come quelle di sabato scorso contro Cassano Magnago un po’ di tempo fa non si riuscivano a portare a casa. Cosa è cambiato dunque in casa Principe Trieste? Probabilmente tutto e niente: di certo si intravede lo zampino di Vlado Hrvatin, un “volpone” che appena messo piede nello spogliatoio deve aver capito all’istante tutti i pregi del gruppo. Ma soprattutto tutto ciò che andava smussato e rinvigorito nello spirito di ogni singolo componente del roster. E i risultati già si vedono ad occhio nudo, non solamente per l’attuale (alta) posizione di classifica.

Attenzione però: non vanno fatti troppi voli con la fantasia e con eventuali sogni…tricolori. Questo è un campionato difficile, quest’anno ancora di più come lo si sottolineava qualche mese fa: i veri scontri diretti devono ancora arrivare (anzi, nel prossimo week-end a Pressano ce n’è uno bello tosto da affrontare) ma indubbiamente c’è un po’ di materiale per potersi rallegrare. Sì, perché l’assenza di Cosic sabato scorso – indubbiamente uno dei tasselli di punta dei biancorossi – avrebbe potuto stendere anche un bue muschiato. Ecco che proprio da qui esce la forza di Trieste: non sempre tecnicamente impeccabile sul parquet, è vero. Ma efficace al punto giusto, capace di vincere anche nelle emergenze. Ed è con questo spirito che si può nuovamente puntare in alto: con carattere, col cuore e con la consistenza del gruppo.

Riguardate per un momento la photogallery di Linda, quella di sabato scorso (la trovate su Facebook e su Flickr). E concentratevi su due immagini in particolare: i primi piani del duo Pernic-“Carpa”, un istante dopo i loro gol. Con quella loro carica, capirete perfettamente il vero significato di passione e di attaccamento alla maglia che indossano. Non dall’ultima partita vinta, ma da quando quella maglia l’hanno indossata per la prima volta in assoluto in ambito giovanile. Se la Pallamano Trieste viene spesso definita dai media locali come “la Juventus dell’handball nazionale”, portare quella casacca ha un significato ben preciso. Non per moda, ma per vero amore. E l’amore va coltivato, come si fa con una persona amata: non la si snobba, bensì si merita tutte le attenzioni del caso.

Ecco il motivo per cui, senza alcun “forse”, è giunto il momento di ri-appassionarsi di Principe Trieste. Troppi sono i sentimenti assopiti su questa “nostra” realtà: se qualcuno si dovesse basare unicamente sul concetto che da 14 lunghi anni non si vince più niente in ambito di prima squadra, chiedo gentilmente a tali individui di non mettere piede dalle parti di via Visinada. Perché di mode – nel mondo dello sport – ce ne sono fin troppe. La principale formazione di pallamano giuliana non lo è affatto. E non lo sarà mai.

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