Il mix tra “usato garantito” e un volto nuovo, quello in panchina: ovverosia, tutto ciò che possa aiutare alla causa per viaggiare il più in alto possibile nella prossima stagione. Se poco meno di sette giorni fa l’”Attesa infinita per l’allenatore” era tutto ciò su cui si discuteva sui social, da qualche giorno a questa parte l’arrivo di Jamion Christian come head coach ha di fatto “stappato il tappo” in Pallacanestro Trieste per l’ufficializzazione di diversi giocatori. E, nel mercato estivo biancorosso, al momento ci sono tantissimi volti noti e poche, reali scommesse: da già ufficializzati Bossi, Deangeli e Candussi ai vari Vildera, Filloy e Ferrero (quest’ultimo uscito di scena da Varese e preso per mano dal GM Arcieri allo scopo di dare punti ed esperienza al sodalizio giuliano) che con buona probabilità verranno ufficializzati a strettissimo giro, la prima parte di roster è in pratica già definita.

Lo si diceva qualche tempo fa: la volontà di Richard De Meo e di tutto l’entourage della Pallacanestro Trieste è quello di lavorare sottotraccia, con pochi proclami se non quello già abbondantemente urlato ai quattro venti di voler restare davvero poco in A2. Al netto delle difficoltà che inevitabilmente la banda di Christian troverà sul proprio cammino (22 giornate di regular season, 10 di fase ad orologio e tutti i playoff è roba da far già tremare i polsi, pensando che servirà un mucchio di continuità di rendimento lungo la stagione), la fase “calda” di mercato arriva proprio adesso. Perché sicuramente Arcieri tornerà a Trieste da Las Vegas in queste ore con un taccuino pieno zeppo di ipotesi sui due giocatori americani da infilare nel roster, oltre a definire ciò che ancora manca nel reparto italiani (leggi: Ruzzier deciderà di cedere alle lusinghe di Trento o c’è ancora spazio di manovra per riaverlo qui? Una possibile trattativa che porta a Moraschini è ancora valida, dopo i rumours delle scorse settimane?).

Sono ancora molte le caselle da riempire, con una certezza: “indovinare” la coppia USAdiventa essenziale per dormire su due guanciali. Con tutti gli annessi e connessi del caso, poiché il blocco dei tesseramenti prima della fase dei playoff (deciso nell’ultimo Consiglio Federale) non permetterà di effettuare ritocchi a ridosso della fase più calda del campionato. Ed è proprio che questo motivo che l’esperienza di Michael Arcieri diventa importantissima per portare a Trieste le pedine a stelle e strisce giuste. C’è solo da aspettare, attendendo anche la presentazione della campagna abbonamenti 2023-2024 in programma nei prossimi giorni, in presenza anche del presidente De Meo e di Prab Sekhon per il gruppo CSG. E anche in questo caso non si dovrà sbagliare: la rinascita dovrà ripartire con un palazzo dello sport “caldo” e pieno zeppo di tifosi.

(tratto da Citysport.news)

Ti è piaciuto questo articolo?

Così come era arrivato da sbarbatello nella stagione 2015/2016, in qualità di assistant coach assieme a Matteo Praticò durante l’era “dalmassoniana”, così Marco Legovich se ne va dalla Pallacanestro Trieste: in punta di piedi. Ma è – detto fuori dai denti – un addio dal retrogusto amarognolo. Perché al netto di responsabilità personali (e un capo allenatore inevitabilmente paga per primo una dolorosissima retrocessione sul campo come è stata quella rimediata a inizio maggio), quello che si è consumato ieri è stato un benservito che forse, per modi e tempi, poteva essere fatto in maniera diversa.

Un inizio complicato di campionato, poi una salita sugli scudi a portare Trieste a ridosso della zona playoff, poi ancora nuove difficoltà sino a quel maledetto 6 maggio a tranciare di netto i sogni di un giovane allenatore che sognava di poter vincere una sfida bella e al tempo stesso da far tremare i polsi. È un film che “Lego”, per tutto il lavoro fatto e per le tanti notti insonni trascorse dal primo allenamento della scorsa estate sino all’ultima (maledetta) sfida di campionato, lo rivedrà ancora parecchie volte nei mesi a venire. Il rammarico c’è, da parte di tutti (in primis in quel Richard De Meo che probabilmente più di chiunque altro non avrebbe voluto ricorrere a questa mossa), ma per tenere la barra dritta nel momento che contava Marco Legovich è stato forse lasciato troppo da solo a non far affondare la barca giuliana. E in mezzo alla tempesta, non è detto che qualcuno di più esperto ne sarebbe uscito diversamente.

Si chiude dunque un capitolo di storia biancorossa, quello di un claim “Audaci” che va in cantina non pagando dividendi, per fare spazio a una politica societaria dove conta il risultato, senza guardare troppo ai sentimentalismi. In attesa di capire chi sarà, citando le parole di De Meo del comunicato stampa di ieri, “un head coach che possa contare su una lunga esperienza in panchina” (e il toto-allenatori è ufficialmente partito), vale la pena ancora una volta fare un in bocca al lupo a “Lego”. Quel suo “Per Trieste, sempre”con cui ha chiuso la sua parentesi biancorossa tramite una storia sul suo profilo Instagram, fa capire perfettamente l’amore e l’orgoglio che questo ragazzo ha riposto in un cammino che non lo ha certamente premiato. Di questo, anche i suoi detrattori dovranno prenderne atto.

(Dal numero di Citysport.news di lunedì 26 giugno 2023)

Ti è piaciuto questo articolo?

Fa male. Male da morire. E forse averla vissuta da vicino, a fianco come sempre di una squadra che ci vede prima di tutto tifosi che semplici cronisti, intensifica il malessere che inevitabilmente ci porteremo dentro per parecchio tempo. La Pallacanestro Trieste cade, e cade fragorosamente, nell’appuntamento più importante della stagione: lo fa nel peggiore dei modi, arrendendosi troppo presto davanti a una Brindisi che ha fatto semplicemente il proprio dovere sul parquet, da squadra seria qual è. E dopo la sbornia di sette giorni prima con la vittoria contro Verona, che incontreremo nuovamente al piano di sotto, il calice amaro da buttare giù assomiglia a una damigiana. Ma sia chiaro, una volta per tutte: è inutile piangere su quanto hanno fatto le altre squadre, che invece la serie A se la tengono stretta. Trieste era padrona del proprio destino e l’ultima carta se l’è giocata davvero male.

Uscire dal PalaPentassuglia, sapendo che d’ora in avanti ci attende nuovamente il purgatorio della A2 da cui sarà naturalmente complicato riemergere (visto anche il quantitativo industriale di nobili decadute a fare tanta fatica nel rimettere piede nell’Olimpo del basket italiano…), porta naturalmente a una serie infinita di domande. Si poteva evitare tutto questo? Certo che sì, al di là di un percorso ad ostacoli durato una stagione intera in cui Trieste è partita malissimo, ha saputo rialzarsi in corso d’opera ma ha fallito clamorosamente il finale. Certo, tra tutte c’è la questione-Davis ad aver pesato come un macigno (e, col naturale senno di poi, l’aver affidato praticamente tutta la cabina di regia a Ruzzier e Bossi nelle ultime giornate, senza dotarsi di un rimpiazzo, si è trasformato in un gioco d’azzardo che non ha pagato). Ma la verità è che, da un mese di gennaio scintillante contrassegnato da quelle quattro vittorie di fila che avevano addolcito la bocca di tutti – con annesso qualche pensiero sconcio anche in chiave playoff – nelle 13 partite seguenti Trieste ha vinto solo tre volte. Quando le cose stanno così, maledire alcuni risultati “strani” degli altri campi ha senso fino a un certo punto. E continuare a puntare il dito su questo ambito è un esercizio che non ha più senso.

Una retrocessione porta inevitabilmente sul banco degli imputati una società che, alla fine della fiera, si è ritrovata con il cerino in mano e che non ha saputo trovare il modo di dare la scossa giusta per evitare di abbandonare la massima serie dopo cinque anni. Di riflessioni da fare ce ne sono a bizzeffe, c’è una proprietà nuova che ieri sera, con una A2 sul groppone, si è fatta sentire con quel “Guardare avanti con l’umiltà di chi è caduto. Imparare dagli errori. Rialzarsi. Agire. Il dolore di oggi è la grinta di domani”. Ora dalle parole (o meglio, dai claim) si dovrà essere bravi a resettare tutto e ridare soprattutto entusiasmo a un ambiente – quello dei tifosi – che ha saputo sempre rispondere presente nonostante tutto e che inevitabilmente finirà col raffreddarsi. Questa è una piazza che vive di basket. E ieri ha ricevuto uno schiaffo bello potente.

(da Citysport.news di lunedì 8 maggio 2023, credits ph. Pallacanestro Trieste)

Ti è piaciuto questo articolo?

È vero: la salvezza ancora non c’è. Ed è altrettanto vero che, per non dipendere dalle altre, servirà fare risultato domenica prossima a Brindisi su un parquet sempre estremamente avaro di soddisfazioni per i nostri colori. Ma, al netto dei tanti incroci di risultati che si potrebbero materializzare (e in tal senso, Trieste deve sperare che in caso di sconfitta in casa dell’Happy Casa non arrivino le contemporanee vittorie di UNAHOTELS, Givova Scafati e GeVi Napoli), una cosa è certa: a quaranta minuti dal termine del campionato, la banda di Marco Legovich è ancora padrona del proprio destino. Un dettaglio non da poco, senza scomodare le famose disgrazie altrui che – guardando a certi risultati concomitanti, come la rocambolesca vittoria interna di ieri di Treviso sulla Virtus Bologna – è sempre meglio tenere lontano dalla portata dei bambini.

È vero: in Puglia sarà durissima. Ma c’è un elemento non trascurabile: Trieste è viva e ha davvero un contributo da parte di tutti. Lo si chiedeva a gran voce nell’ultimo periodo: contano non solo i senatori d’oltreoceano, ma anche la classe operaia italiana. Ed ecco che, in un match drammatico come quello contro una Verona che mestamente lascia la massima serie dopo solo un anno, di “operai” biancorossi ce ne sono a bizzeffe. Dal risveglio di Campogrande (e ti preghiamo Luca, anche a Brindisi fai vedere che quelle mani così gelide durante tutta la stagione sono diventate calienti nel momento più importante del campionato…) alla riconferma di un Alessandro Lever – utilissimo a tenere alti i giri del motore nei momenti di down giuliano contro la Tezenis – sino all’infinito cuore di uno Stefano Bossi che ha saputo dare un calcio netto a una stagione difficile, con quel tormento di sentirsi dire da molti detrattori “Ma che ci fai tu in serie A?”. Ecco allora che, a quaranta minuti dalla fine, l’ultima missione che la Pallacanestro Trieste è chiamata a compiere è un pochino più semplice, guardando alla voglia e alla concretezza di chi ha saputo soffrire in silenzio per un’intera annata, dando un valore aggiunto enorme a una squadra che certamente si è complicata la vita in questo finale di campionato, ma che ha ancora cartucce da sparare per arrivare all’obiettivo.

Tutto ancora da scrivere, certo. E, ancora per un weekend, lasciamo da parte le eventuali recriminazioni per non aver chiuso la pratica salvezza con largo anticipo. L’importante è essere ancora in corsa. E ciò che conta di più, è avere ritrovato l’entusiasmo bruscamente smarrito nelle ultime settimane: da qui si può ripartire con spirito rinnovato. Così, la “missione pugliese” diventa meno impossibile, senza alcun dubbio.

(Da Citysport.news di lunedì 1° maggio, foto Matteo Nedok)

 

Ti è piaciuto questo articolo?

È innegabile: nessuno avrebbe voluto, a due giornate dal termine, essere ancora in ballo per non retrocedere. Ci eravamo fatti la… bocca buona solo qualche settimana fa, quasi tutti convinti che evitare gli ultimi due posti fosse puramente una formalità. E invece, per demeriti propri e per meriti altrui di molte delle squadre invischiate nella lotta di fondo classifica, la Pallacanestro Trieste è costretta a regalarsi un finale di stagione ad alta tensione. E come tale, è arrivato per tutti il momento di stringere i denti. Sia per la squadra che va in campo che per i tifosi.

Dopo una settimana a dir poco allucinante, con Davis fuori dai giochi per la positività al doping e le tre sconfitte in sette giorni (con tante buone occasioni sprecate), inizia un nuovo campionato per i biancorossi. Perché nei prossimi ottanta minuti – tra lo scontro diretto di domenica prossima contro una Verona alla canna del gas e l’ultima di regular season su un parquet da sempre difficile come quello di Brindisi – non ci si gioca solamente la salvezza, ma molto di più. Certo, probabilmente potrebbero bastare solo i due punti all’Allianz Dome contro la Tezenis, sperando nelle contemporanee disgrazie delle dirette rivali, per arrivare a quota 22 in classifica e chiudere i conti. Ma la “moda” delle tabelline, per quanto lecita, è da sempre un esercizio complicato e pericoloso: lo si è ripetuti all’infinito che conta solo guardare a se stessi e purtroppo Trieste in questa situazione ci si è infilata da sola. Così come da sola dovrà tentare di uscirne, anche se è logico che a livello di roster, senza Davis, la coperta è diventata cortissima (e chissà se in settimana vedremo un volto nuovo comunitario in cabina di regia…) per un team che dimostra di essere ancora vivo, ma che da settimane non riesce a fare i punti che servono.

Anche ieri a Pesaro, così come a Sassari e così come in tanti altri palazzi dello sport di mezza Italia, i supporters biancorossi hanno cantato, sperato e lottato a fianco della squadra di Marco Legovich. C’è tanta delusione, è inevitabile, per essere usciti a bocca asciutta da tante (e troppe) partite importanti per la salvezza. Quella di domenica 30 aprile è fondamentale per il futuro prossimo della Pallacanestro Trieste: ora come non mai, vanno lasciati da parte i mugugni (legittimi, sia chiaro) per il trend negativo e tifare la squadra come mai fatto in questa stagione e negli ultimi anni. Popolare in massa le tribune dell’Allianz Dome è l’unica cosa che va perseguita, perché ognuno – dentro e fuori dal campo – dovrà dare il 110% per uscire definitivamente dalle secche. Perché lo abbiamo visto nel recente passato: tutti assieme, si vince sempre. E se ognuno farà la sua parte, ci rivedremo nuovamente in serie A anche il prossimo anno.

(da Citysport.News, foto Matteo Nedok)

Ti è piaciuto questo articolo?

Guardando bene, è da una vita che non inserisco un articolo in questo mio blog. Sarà per i molteplici impegni professionali, sia in ambito informatico (se non mi seguite sui social, sappiate che ormai sono votato anima e corpo all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS per il quale lavoro già da due anni e mezzo e con cui da poco mi sono “sposato” a vita 🙂 ) che su quello giornalistico (mi seguite, spero, su Citysport.news…).

Di fatto però, pur con una comunità virtuale come quella del mio forum che continua ad avere un seguito pazzesco (e anzi, se siete qui a leggere queste righe e non esservi ancora iscritti, fateci un pensierino…), in passato spesso ho pensato che proprio questo blog potesse essere qualcosa di superato. “Scrivo dappertutto, perché tornare a farlo anche qui? Ancora un po’ e nemmeno ho il tempo di respirare” mi sono detto. Ma, dopo un investimento importante datato qualche anno fa, che mi aveva portato anche a un tentativo di far diventare Elsitodesandro la mia principale attività lavorativa (sul perché poi non l’ho fatto, magari ve ne parlerò in futuro…), chiudere questa parte del mio sito voleva dire in parte cancellare tante ore di lavoro, impegno e sudore messo nel recente passato. E quindi no, il blog non chiude. Ma ritornerà a essere una parte fondamentale dell’SDS.

In fondo, per scrivere due pensieri “sandrini”, cinque minuti ce li ho sempre a disposizione. O quasi… 😉

(P.S. ho messo, come immagine in evidenza, quella del mio MacBook Air M2 appena… “decaffeinizzato”. Cercate di non fare come il sottoscritto, che durante la stesura mattutina dei suntini sandrini sul Forum ha pensato bene di rovesciare di sopra l’intero contenuto della tazza di caffè…)

Ti è piaciuto questo articolo?

VENERDÌ 24 SETTEMBRE 2021

  • Chiarbola e i suoi tifosi pronti ad abbracciare la Pallamano Trieste per l’esordio stagionale che domani alle 19, arbitri Riello e Panetta, vedrà la formazione di Fredi Radojkovic sfidare lo Junior Fasano. Come scrive Lorenzo Gatto oggi sul Piccolo, reduce dalla deludente prova con annessa sconfitta a Bolzano, Trieste cerca un pronto riscatto e i primi punti in classifica.Settimana intensa dal punto di vista della preparazione, la squadra ha rallentato dal punto di vista prettamente fisico concentrandosi sul lavoro con la palla. Perfezionare l’intesa, cercare buone soluzioni di tiro e limitare al massimo le palle perse: la ricetta per venire a capo del rebus che la terza giornata proporrà ai biancorossi. A chiamare a raccolta i tifosi Andrea Carpanese e Marco Visintin, vice allenatore e capitano della squadra ma soprattutto colonne portanti di una società nella quale militano da sempre.«Il pubblico qui a Trieste ha sempre fatto la differenza – sottolinea Carpanese – non vediamo l’ora di ritrovarli al palazzo e poterli riabbracciare. Da parte della squadra – continua Visintin – posso promettere che daremo il 110%. Metteremo cuore, testa e gambe in campo, vogliamo vincere e sono convinto che con il supporto dei nostri tifosi riusciremo a farlo».Continua anche domani a Chiarbola la campagna abbonamenti che in queste prime settimane ha registrato un centinaio di adesioni. Serve un ulteriore scatto per raggiungere almeno i livelli della passata stagione. Giornata ricca di spunti quella che domani porterà in campo le squadre della serie A Beretta. Big match a Sassari tra i padroni di casa della Raimond e Bressanone. Con Fasano a Trieste, Conversano strizza l’occhio a una giornata che potrebbe regalarle il primato solitario

  • «Ci gira tutto storto» ripetono all’unisono i giocatori e il tecnico Bucchi. E viste le ultime partite e in particolare l’ultima con la Juve è anche vero. Periodi così capitano nello sport solo che all’inizio e alla fine fanno più clamore. Il fatto è che il «gira tutto storto» è di casa nell’ambiente della Triestina da un bel po’. Diciamo almeno da un anno o meglio ancora da aprile dell’anno scorso. Molti dei protagonisti in campo non sono gli stessi, quelli sugli spalti o davanti alla tv sì. E così anche ai tifosi “girano”, e non solo a quelli iperscettici da testiera, ma anche a quei pochi che ancora frequentano il Rocco o a quei tanti che chiacchierano al bar. Il loro status è più che comprensibile. Vedere la Triestina nelle ultimissime posizioni con la miseria di 2 punti fa male. E “gireranno”, questo e fuori dubbio, anche a Mauro Milanese che, oltre a gestire il club e i denari del cugino Biasin, sente il peso di essere il primo responsabile della squadra della sua città. In questo momento invece l’unica cosa che è opportuno far “girare” è la squadra. E paradossalmente si può migliorare la situazione fissando alcuni punti senza lasciarsi trascinare nei vortici emotivi. Detto che, pur prevedendo una partenza balbettante per le scelte e gli infortuni in sequenza, i risultati sono deficitari oltre ogni aspettativa. Bucchi da persona preparata e intelligente lo sa bene. In quattro gare tutti gli esperimenti fatti hanno dato degli esiti. Questa Triestina è ben attrezzata anche numericamente soprattutto dal centrocampo in su. Per esprimere il potenziale della rosa è razionale giocare con la difesa a tre. E su questo sembra che la convinzione ci sia. A centrocampo, come si è visto nel primo tempo di Padova e nella ripresa con la Juve, servono in campo almeno due mediani di ruolo. Davanti due punte non si discutono, anche se non si può non sottolineare come le assenze di De Luca, Petrella, Litteri e da ultimo anche Gomez complicano la gestione del tecnico. A questo assetto già provato si possono aggiungere a centrocampo un mediano, un quinto (Rapisarda , Lopez, Iotti), un esterno (Procaccio, Galazzi) o per aiutare l’attacco un trequartista (lo stesso Procaccio) o una punta adattata. È vero che la difesa ha preso in questo primo scorcio di torneo delle reti evitabili (ma c’è anche la concentrazione)ma appare evidente la difficoltà degli attaccanti a trovare la porta. Le tre reti realizzate sono state firmate da difensori ma anche le numerose occasioni costruite soprattutto nel match di Alessandria non sono state capitalizzate. Comunque il secondo tempo con il Piacenza, il primo di Padova e in pratica l’intero match con la Juve, pur davanti ad avversari di spessore diverso, hanno evidenziato una progressione nelle prestazioni dell’Unione anche se insufficienti a timbrare la prima vittoria stagionale e nemmeno ad evitare le prime due sconfitte che hanno fatto lievitare il distacco dalla parte alta della graduatoria. Nè evidentemente aiutano in questo frangente sul piano fisico e del lavoro “a freddo” le partite ravvicinate. Invece sul piano mentale le gare in sequenza possono offrire il vantaggio di non rimuginare troppo e di concentrarsi sul futuro.Nel complesso la squadra si è sempre applicata dimostrando carattere e capacità di reazione. Insomma quello che Bucchi predica da oltre due mesi sembra essere stato metabolizzato. Quella rabbia che tutti hanno manifestato a parole mercoledì a fine partita va trasformata in energia e cattiveria agonistica da applicare al prossimo match con il Lecco. Perché, al cospetto di un avversario che ha dimostrato solidità sotto la guida della vecchia conoscenza Mauro Zironelli, servirà sfoggiare una prestazione di sostanza. Per non finire nel tunnel basta poco. Ma bisogna farlo.
Ti è piaciuto questo articolo?

LUNEDI’ 27 GENNAIO 2020

– Quella grande risposta che tutti si auspicavano: il 4-1 dell’Unione contro il Cesena rassicura mister Gautieri, perché la Triestina ha dato un segnale forte ieri al “Rocco”: «Dopo la brutta prova di Gubbio, penso che questa era la reazione che dovevamo avere. La squadra ha dato tutto nonostante il giorno in meno di recupero rispetto al Cesena, i ragazzi hanno dato dimostrazione di carattere e voglia. Ma se pensiamo di aver risolto tutti i problemi, ci sbagliamo di grosso. Indipendentemente dal risultato, lo spirito deve essere questo». La cosa che ha maggiormente soddisfatto Gautieri, è il fatto che la Triestina è riuscita a mettere in pratica tutto quanto studiato nel prepartita: «I ragazzi hanno interpretato alla lettera tutto quanto avevamo provato – spiega – sapevamo che il Cesena ha buoni palleggiatori, ha qualità in avanti ma qualche difficoltà dietro con la difesa a tre: abbiamo capito dove potevamo colpirli e l’abbiamo fatto. Nei primi 15 minuti della ripresa, un po’ per stanchezza e un po’ perché ci siamo abbassati troppo, abbiamo sofferto, ma una volta riprese le misure abbiamo rimesso le cose a posto, come nel primo tempo». Una vittoria pesante, che Gautieri non dimentica di dedicare a chi è uscito molto malconcio dalla trasferta di Gubbio: «Una vittoria da dedicare a Malomo, uomo e professionista vero, che dopo l’infortunio si dovrà presto operare. Poi ringrazio Costantino che è venuto in panchina nonostante le sue condizioni, ma è stato di grande aiuto nel gruppo. A dimostrazione che questo gruppo è sano e ha voglia di uscire da una situazione difficile». In sei giorni dunque due vittorie convincenti e l’unico neo di Gubbio, per il quale Gautieri individua un motivo preciso: «Lì siamo mancati sotto l’aspetto della cattiveria e della lotta. In serie C è diverso dalla A, devi essere sporco, capire che squadra hai di fronte e su che campo giochi. La qualità a volte non basta, ci devi mettere altro. Devi combattere e in parte anche menare per portare a casa la partita. Stavolta c’è stata una grande risposta da tutti, anche chi è entrato in corsa, compreso Cernuto. Del resto non si vince mai per un singolo. Ora però bisogna dare continuità di prestazioni e atteggiamento, al di là del risultato. Non si deve uscire dal campo sapendo che si poteva dare ancora qualcosa in più».

– La fatica nel trovare la continuità nei quaranta minuti: forse è questo ciò che attanaglia di più Eugenio Dalmasson in sala stampa, visibilmente deluso per un match contro Milano che ha ripresentato uno dei peccati originali dell’Allianz. “Come era successo contro Varese, anche nel terzo quarto contro l’Armani abbiamo fatto fatica a trovare il ritmo giusto rientrando in campo. La squadra ha situazioni di forma fisica nei singoli che sono molto differenti tra loro, abbiamo bisogno di lavorare parecchio per trovare quintetti che abbiano una certa coesione sul parquet: tutto questo manca, anche se poi devi sempre misurare l’avversaria che hai di fronte. E contro queste squadre è chiaro che per noi sia molto faticoso giocare”. La squadra ha però costruito tiri con un po’ troppa superficialità? “Non voglio giustificare anche questo aspetto, ma anche qui dipende dalle situazioni diverse che abbiamo tra i singoli: Hickman e Washington arrivano da lunghi periodi di inattività, abbiamo bisogno di tempo per il loro inserimento”.
Su lato Armani Exchange, Ettore Messina si gode una vittoria non scontata: “È stata una gara molto combattuta fisicamente: siamo stati abili a muovere bene la palla, i 19 assist finali e le percentuali che sono poi salite da tre punti sono state variabili positive. Ci siamo compattati nel corso dei minuti, l’Allianz poteva avere il vantaggio di essere più fresca per aver giocato di meno rispetto a noi, sono contento di come l’abbiamo portata a casa. Trieste? È squadra che ha notevole atletismo: quando i nuovi acquisti saranno in forma, sarà in grado di fare bene”. 

Ti è piaciuto questo articolo?

Gentili utenti,

sto provvedendo a ripristinare il database del sito dopo un attacco hacker avvenuto nelle scorse ore: conto di terminare il ripristino nel minor tempo possibile.

Grazie per l’attenzione

(Sandro)

Ti è piaciuto questo articolo?

LUNEDI’ 30 DICEMBRE 2019

  • «É stata una partita complicata, soprattutto alla vigilia, a causa dei tanti pensieri che ci hanno accompagnato. Abbiamo vinto grazie a una partita giocata di squadra, con aggressività, pur commettendo errori perchè capita di farli. Ma abbiamo dimostrato di essere un gruppo». Così parla Daniele Cavaliero, dopo l’importante vittoria contro la Fortitudo. Cosa è successo per passare in pochi giorni dalla sconfitta di Trento e questa larga vittoria?”Una bella domanda ma non ho una bella risposta. Non lo so. Avessi disposto di una soluzione per uscire dalle difficoltà, nei giorni scorsi sarei andato di corsa dallo staff tecnico per raccontarla. L’unica ricetta che mi viene in mente è che bisogna continuare a lavorare insieme”. Successo di gruppo però voi, pedine storiche, siete stati fondamentali… “Tutti hanno dato qualcosa perchè è questo l’unico modo di giocare. Sapevamo che il pubblico si aspettava tanto da noi ma ce lo aspettavamo anche noi stessi, perchè quelle figuracce fanno stare male, ve lo assicuro”. Adesso bisogna però trovare continuità. Una gara importantissima è dietro l’angolo. “Questa è stata una grande pacca di incoraggiamento, ci aspetta una partita ostica, fondamentale, a Pesaro. Io credo molto nel lavoro giornaliero. Ho visto persone ferite dallo schifo che abbiamo mostrato a Trento e quel saporaccio amaro deve continuare a essere la nostra benzina anche per le prossime settimane. Ripensiamoci, se lo riavvertiamo non vogliamo assaggiarlo più. Abbiamo la responsabilità e il dovere di tenere la barra dritta, dobbiamo credere di poter continuare a vincere e risalire la classifica e questo porterà risultati”. L’innesto di Deron Washington cosa potrà cambiare in questa squadra? “Nei momenti di difficoltà ogni aggiunta comporta un valore positivo. Più frecce ci sono nella faretra meglio è. Non so ancora se Washington sarà un’aggiunta al roster o se sostituirà qualcuno. Noi siamo professionisti e conosciamo le regole del gioco. Va bene tutto ciò che in questo momento ci può essere utile”.
  • Antonello Rodio ha intervistato Carmine Gautieri, che ha avuto il merito di dare compattezza alla Triestina, farle subire meno reti e aver portato la media punti gara da 1,1 a 1,6. Certo, molte cose sono ancora da migliorare e non tutto fila per il verso giusto, e tanto dipenderà dal girone di ritorno. Intanto questa pausa è l’occasione per fare il punto della situazione con il tecnico alabardato, a cui sono bastate poche settimane per innamorarsi di Trieste.Gautieri, qual è il suo primo mini-bilancio di questi primi mesi in alabardato? “Intanto ribadisco che sono contento e orgoglioso di poter lavorare in una piazza così importante e con una grande società di persone serie e vere, da Milanese e D’Aniello fino a tutto lo staff, compresi massaggiatori, magazzinieri e gli altri. Sul piano tecnico, ho trovato un gruppo di ragazzi straordinari e predisposti al lavoro. Qualche buon risultato è arrivato, ma è ovvio che possiamo e dobbiamo fare meglio”. E il rapporto con la città? “Trovo Trieste una piazza speciale che mi ha colpito: in città ho trovato cultura, civiltà, ordine e rispetto. La gente, a cui auguro un 2020 di serenità, mi ha accolto bene. Chi mi conosce sa qual è il mio carattere, non dico queste cose per arruffianarmi, ma perché è quello che sento. I tifosi sappiano che darò sempre il massimo per regalare loro tante soddisfazioni”. Quanto è difficile trasmettere le proprie idee subentrando in corsa, con una squadra già costruita in estate? “L’esperienza mi dice che quando subentri, devi cercare di capire subito chi hai a disposizione. Ma quando il gruppo è intelligente e cerca di recepire quello che vuoi trasmettere, tutto diventa anche semplice. Certo, ci vuole un po’ di tempo anche per i giocatori, ogni allenatore ha i suoi metodi. L’inizio è stato difficile ma dopo un po’ ci siamo capiti: i ragazzi sanno cosa voglio io e io li ho capiti singolarmente cercando di trarre il massimo da ognuno”.
    Cosa l’ha soddisfatta di più in questi primi mesi? “All’inizio ho cercato di dare ordine, compattezza ed equilibrio, perché alla minima difficoltà la squadra faticava a reagire. Sotto questo aspetto, una quadra l’abbiamo trovata, e questo mi fa ben sperare”. In cosa invece si aspetta ancora di più? “Che la squadra sia sempre sul pezzo, indipendentemente dal momento della partita e dal risultato. Non dobbiamo mai perdere le nostre idee. Nelle ultime due partite contro Modena e Rimini abbiamo creato molto, ma bisogna essere più cinici e cattivi, ottimizzare di più le situazioni favorevoli perché non sempre si hanno tante occasioni. Ma ci sono grandi margini di miglioramento”. Ora l’obiettivo è di arrivare al massimo ai play-off? “Da gennaio parte un altro campionato, ecco perché dico che bisogna sbagliare il meno possibile, ottimizzare di più e migliorare la mentalità. Ai play-off ci devi arrivare bene: ho avuto la fortuna di farli e di vincerli, si tratta di partite completamente diverse. Quindi bisognerà migliorare tutto quello che è possibile”.
    A gennaio ci sarà subito un ciclo di 3 partite in 6 giorni con tanti viaggi… “Siamo abituati, appena pensi di poter lavorare dieci giorni di seguito, succede sempre qualcosa. Ma bisogna adattarsi a tutto e farsi trovare pronti, cercando di gestire bene situazioni e forze”. Cosa si aspetta dal mercato? “Milanese capisce al volo come può migliorare il gruppo, da parte mia non è corretto dire che serve uno al posto dell’altro, quando qui tutti danno il massimo. Ma il mercato dice che se qualcuno arriva, un altro andrà via, di certo va migliorata la rosa sotto certi aspetti”. Che identikit devono avere i nuovi arrivi? “Giocatori che facciano al caso nostro non solo sul piano tecnico, ma ragazzi che capiscano anche che devono sudare la maglia e dare l’anima, che capiscano l’importanza della piazza. Altrimenti meglio non arrivi nessuno”. In genere il mercato di gennaio può essere davvero utile? “Può essere utile ma dura troppo, sarebbe meglio fosse più corto. Quasi tutte le società fanno molte operazioni negli ultimi giorni, e per tutto il mese ci sono giocatori con la testa rivolta più al mercato che al campo. Quanto a noi, se c’è chi non vuole fare parte del gruppo, non trattengo nessuno. Chi resta, deve essere convinto e pronto a dare tutto”.
    Dove può arrivare questa Triestina? “Non mi piace fare promesse. Ho detto però ai ragazzi che dobbiamo fare la corsa su noi stessi e trovare continuità di risultati: sono convinto che la Triestina può arrivare in posizioni importanti, ma dipende tutto da noi”
Ti è piaciuto questo articolo?