categoria triestina

,

Le pagelle di metà stagione della Triestina

Gli utenti del nostro forum si stanno sbizzarrendo a formulare i voti ai singoli giocatori della Triestina, al termine del girone di andata di serie D 2016/17 che vede attualmente gli alabardati al secondo posto in classifica.

Se ne parla al link http://bit.ly/pagellealabardate. E se siete utenti registrati, potete dire e scrivere la vostra! 😉 

Ti è piaciuto questo articolo?
,

Anche io, tra gli “Eroi di Lucca” del 9 giugno 2002

E’ davvero passata un’eternità, da quel 9 giugno 2002. Di giocatori, di presidenti (molti di questi, purtroppo, che avremmo poi successivamente maledetto per aver superato il Lisert e aver messo le tende dalle parti di Valmaura), di situazioni “emozionanti” per le innumerevoli volte che la Triestina è passata alle cronache nazionali più sul lato giudiziario che su quello sportivo: niente, ma proprio niente, è rimasto tale e quale da allora.

Quella giornata – per chi come il sottoscritto l’ha vissuta “Live” – sarà per sempre indimenticabile. E non semplicemente per il risultato sportivo, per la conquista di una B che avremmo poi mantenuto per una decina di stagioni sino a crollare nuovamente in categorie infime. No: quel 9 giugno, per i tifosi alabardati, per chi iniziò a seguire quella squadra solamente da una già epica sfida di semifinale contro lo Spezia, porta ancora in grembo ricordi straordinari. Per ognuno di noi che quella maglia la continua ad amare ancora oggi, senza il bisogno di essere nella seconda serie nazionale o di seguire la più scellerata delle mode di salire sul carro dei vincitori solamente quando le cose vanno bene.

Ricordo personalmente, a chiare tinte, come un allora ventiquattrenne Sandro e il suo gruppetto di amici si preparò a quell’evento. Tutto questo già nell’immediato post-partita di andata di sette giorni prima, quando il 2-0 targato dalla doppietta di Eder Baù diventò l’apripista per una settimana di grande attesa e aspettative. “Dai, è fatta!” mi disse la mia vicina di casa, incrociandola sul portone di casa quando tornai dal “Rocco”. “Non abbiamo ancora fatto niente” le risposi: subito dopo, accesi il televisore e ascoltai le stesse, medesime parole pronunciate nel dopo gara da Nicola Princivalli. Era perfettamente lampante: per conquistare la B c’era un’altra battaglia davanti a noi prima di poter festeggiare: non servì essere profeti per azzeccare pienamente quella previsione.

Ci preparammo alla grande per quella trasferta. La sera prima del grande giorno, nel mio garage, eravamo in quattro a creare e ricamare un assurdo striscione da portare a Lucca: “Fulminadi e petesoni presenti” recitava quel lenzuolo mezzo sudicio, che poi provvedemmo a esporre davanti alla scuola elementare “Ruggero Manna” di via S.Anastasio a poche ore dalla partenza, quasi speranzosi che qualche passante lo notasse. Era incredibile: si poteva essere orgogliosamente felici di un aver fatto qualcosa che qualcuno poteva definire un’idiozia? Sorridemmo, perché in cuor nostro sapevamo che in futuro non ci sarebbero state occasioni più adatte di quella, da vivere con così tanta passione.

Qualche ora dopo ci radunammo molto presto a Valmaura: i torpedoni rosso-alabardati erano pronti per partire. Finimmo in un pullman pieno zeppo di…umoristi. “Go appena magnado una brioche con la senape” fu la primissima frase che alle 7 del mattino sentimmo pronunciare da quelli che sarebbero stati i nostri compagni di viaggio. Non fu difficile capire che il tragitto per percorrere quei 453 km che ci separavano dallo stadio “Porta Elisa” sarebbe stato speciale e già indimenticabile di suo. “Ciò muli, sentì questa!”: quante volte udimmo quelle parole, dette da chi seduto un paio di posti più avanti a noi raccontò a raffica una serie infinita di barzellette più o meno sconce! Fu un modo per stemperare quella che per molti di noi fu la più grande attesa sportiva della propria vita.

Arrivati finalmente a Lucca, controllati all’entrata da un carabiniere che legge il nostro striscione e curiosamente ci chiede “Cosa significa “fulmidadi e petesoni”?”, entriamo nello spicchio di curva riservato ai tifosi alabardati. Fu immediatamente palese che – qualsiasi risultato si sarebbe poi materializzato – ce ne saremmo andati da lì fisicamente distrutti. Eravamo in tremila triestini al seguito della squadra: ancora oggi credo che chiunque fosse lì, vestito di rosso, non si sarebbe minimamente risparmiato per consumare tutta la voce in suo possesso.

Il clima che si respirava fu dir poco indescrivibile, per rumore e per colore. Si parte e siamo ben presto sotto di un gol, il successivo inserimento centrale con relativa rete di Loris Delnevo ci regala la prima gioia di quella giornata, sull’1-1. Ci rallegriamo un po’ tutti, per la prima volta quasi ci illudiamo che le cose si sarebbero potuto mettere in discesa. E naturalmente non sarà affatto così.

Allo scadere del primo tempo Marianini ci infila per la seconda volta di fila in 45 minuti: “Cazzo, troppo presto è arrivato il 2-1”, dico a chi mi è accanto. Arriva la fine della prima frazione e per la prima volta ci sediamo tutti, per riprendere fiato. Sentiamo i tifosi avversari sempre più galvanizzati, ma in curva non si molla di un centimetro anche sul 3-1 dello spauracchio Carruezzo: il suo “maledetto” colpo di testa a battere Pagotto proiettava in quel momento la Lucchese in serie B. Stacco un attimo il cervello, seguo il resto dei tempi regolamentari quasi come un automa: l’adrenalina mi annebbia la mente, immagino di non essere l’unico a sentirmi in quella maniera.

Arriviamo al 90′, con quel risultato c’è bisogno dei tempi supplementari: mi guardo attorno, vedo gente impaurita intorno a me. La sensazione che la beffa possa arrivare immediatamente dopo è palpabile. Passano 60” ed è rigore per i nostri avversari: in uno scatto d’ira, getto a terra la bandiera che avevo in mano: è il primo vero momento di sconforto di quel pomeriggio, sembra l’inizio di un incubo. Credo che mai nella mia vita ripeterò nuovamente la tonnellata di “macumbe” rivolte a Carruezzo, pronto a piantarci un palo di frassino nel cuore direttamente dagli 11 metri: l’attaccante della Lucchese è abile a spiazzare Pagotto, ma il palo respinge il pallone. In un micro-secondo riprendiamo tutti abbondantemente colore nel nostro settore di curva: è il segnale che non è finita. Una ventina di minuti più tardi rivediamo la luce: fallo di mano di un difensore toscano nella propria area, stavolta il rigore è per noi. Mi sveglio definitivamente dal torpore, vedo Gennari andare sul dischetto del penalty: nei trenta secondi che precedono il suo tiro, cala un silenzio spettrale. C’è chi, tra i miei “vicini di banco”, ha gli occhi sbarrati; il mio amico Nicola non guarda nemmeno Manolo prendere la rincorsa. Io sono là, impietrito, a seguire l’esecuzione istante per istante.

E’ gol, è gol! Ora che ci ripenso: non ho mai urlato tanto in vita mia per quel 3-2. C’è gente che si abbraccia davanti a me, chi esulta come se fosse l’ultima cosa da fare nella propria vita. E c’è chi, come il sottoscritto, che inizia ad avere i lucciconi agli occhi: un mese prima se n’era andato mio nonno, che amava il calcio e in particolar modo l’Alabarda. Il giorno dell’ultimo saluto gli sistemai una sciarpa della Triestina tra le mani: era il regalo di un nipote a ringraziare colui che lo aveva accompagnato al “Grezar” e al “Rocco” per tanti anni. Ancora oggi faccio fatica a ricordare quel mio gesto senza farmi pervadere da un filo di tristezza. E, rileggendo ciò che appena scritto, a stento trattengo qualche dannata lacrima che vuole rigarmi il volto.

La fine della partita si avvicina sempre più, segna Ciullo ed è il definitivo 3-3: scoppio fragorosamente a piangere, non ce la faccio proprio a trattenermi. C’è Chiara, la mia migliore amica, che mi vede ed esclama “Sandrin…tuo nonno…“, guardando il cielo. Lo aveva capito subito: quella partita, quel gol, aveva davvero un sapore particolare. E per me, quel momento era tutto. Non so se ci fosse stato qualcun’altro – di quei tremila triestini al seguito – che si portava dietro lo stesso tipo di emozione del sottoscritto: so solo che riuscii a godermelo a lungo, anche risalito sul pullman, completamente senza un briciolo di voce, a tal punto da non riuscire a intonare neppure una strofa dei canti di gioia scanditi dagli altri compagni di viaggio.

Il ritorno a casa, la sosta all’Autogrill dove incrociamo Amilcare Berti e l’allora d.s. Bepi Galtarossa che vengono abbracciati da qualsiasi tifoso alabardato nei paraggi, l’arrivo in Piazza Unità dove la festa biancorossa è già iniziata da ore. Indimenticabile sì, quel 9 giugno 2002. Perché divenne un punto di svolta per quella Triestina, che il campionato successivo avrebbe poi sfiorato la promozione in A. Ecco perché, a 14 anni di distanza e con tanta acqua passata sotto i ponti, i ricordi riaffiorano ancora nitidissimi.

Ancora oggi mi chiedo: sarò mai in grado di emozionarmi ancora così, per una “semplice” partita di pallone? Mi auguro di farlo, sicuramente. Però, senza vergogna alcuna, tra gli “Eroi di Lucca” che conquistarono sul campo la serie B, ho il profondo orgoglio di esserci stato anch’io, in mezzo a loro.

(immagine tratta dal sito UTS1976.com)

Ti è piaciuto questo articolo?
,

Triestina salva. E ora “pian pianin” si riveda la luce

Erano due anni e mezzo che non mettevo piede al “Nereo Rocco”. Troppi impegni concomitanti, ma aldilà di questo c’era anche un bel pizzico di delusione per le scellerate gestioni che hanno preceduto l’avvento del duo Milanese-Biasin. Mi sono profondamente rallegrato, appena ritornato nel tradizionale posto in curva Furlan che ho occupati per tanti anni di fila, di quanto poco sia bastato per ricreare calore e affetto anche in quelle tribune che per diversi mesi sono rimaste spoglie, incredibilmente ma giustamente fredde. E poco importa se si trattasse di una finale play-out per non retrocedere in Eccellenza. Il popolo rossoalabardato ha risposto, perché chi ha amato la squadra in un passato non troppo remoto e in categorie ben più nobili difficilmente si dimentica di questi colori. Sottoscritto compreso.

Tralascerò il contenuto tecnico della partita contro la Liventina: non voglio avventurarmi a dare un giudizio su una squadra che non conosco e di cui so poco o nulla, a livello di valori e caratteristiche degli effettivi a disposizione di mister Bordin. Certo, i palati prettamente “fini” si saranno magari pentiti di aver scelto di passare 120 minuti a Valmaura con pochissimo bel calcio giocato da ammirare, anziché distesi sul già torrido asfalto di Barcola o a riempirsi la pancia di formaggi e insaccati nelle osmize del Carso. Ma ciò che contava era esserci, per ridare un segnale di fiducia alla nuova proprietà. Soprattutto da parte di tutti quelli che – per N variabili diverse – nelle ultime stagioni si sono allontanati dal Rocco. E, con fatica immane, questa vituperata e scanzonata Unione ha avuto il cuore – prima che buoni piedi – per salvarsi da una retrocessione che sarebbe stata dolorosissima. In particolare perché proprio l’entusiasmo nuovamente innescatosi in questa domenica 22 maggio 2016 si sarebbe nuovamente consumato come un cerino.

Il pericolo è scampato. Ora si può programmare il futuro, con un briciolo di tranquillità in più. E’ giusto pensare a progetti di rinascita, a un impegnativo percorso che permetta all’Alabarda di tornare dove le compete. Ma non dimentichiamoci mai che per rinascere lo si può fare solamente “Pian pianin“. Sì, permettetemi di usare proprio il piccolo tormentone lanciato da Biasin, perché non c’è davvero bisogno d’altro in questo momento. Il popolo che tifa Triestina è stato defraudato troppe volte nel recente passato. Ha sofferto troppo spesso per quanto succedeva fuori dal manto erboso e all’interno di aule di tribunale. Insomma, il cuore alabardato ora merita ben altro: le basi ci sono, così come la volontà di rialzare la testa non solamente con parole pompose e al tempo stesso empie.

Ci sarà bisogno di tempo, poiché i buoni risultati li ottieni unicamente da una buona programmazione: rivedremo la luce, certamente, ma per quanto mi riguarda – e anche per buona parte di voi, che mi leggete – anche senza fretta. Appunto, “Pian pianin”.

(credits foto: Triestefototifo)

Ti è piaciuto questo articolo?

La Curva Furlan e il CCTC: “Chiarezza sulla denominazione corretta della squadra alabardata”

stemma_curva_furlanPubblichiamo integralmente il comunicato congiunto di Curva Furlan e Centro Coordinamento Triestina Club, relativo alla denominazione corretta della squadra alabardata, nonchè della conferma della revoca dello storico marchio:

Il CCTC e la Curva Furlan desiderano precisare un concetto fondamentale che probabilmente non è ancora stato ben compreso dai media della nostra città: la Triestina, come noi la conosciamo, non esiste più dal 25 maggio 2015, cioè da quando è stata notificata la revoca della concessione del marchio all’attuale proprietà dell’Unione Triestina 2012 S.S.D a R.L. Questa decisione, presa dopo numerose valutazioni inerenti al discutibile operato dell’attuale dirigenza nel corso della stagione sportiva appena conclusa, delegittima la società Unione Triestina 2012 a ritenersi la naturale prosecuzione della gloriosa Unione Sportiva Triestina 1918. Infatti lo stemma sociale regolarmente registrato dalla società sorta nel 2012 è l’araba fenice stilizzata, non l’Alabarda, di cui si fregiava solo grazie al comodato d’uso gratuito.
Pertanto desideriamo che i mezzi di comunicazione non si riferiscano alla società di Marco Pontrelli come genericamente alla “Triestina”, ma che ne riportino il nome sociale per intero. (Triestina2012)

Le sterili minacce di intervento legale, manifestate dallo stesso Pontrelli nel tentativo di riappropriarsi dell’Alabarda dopo il vittorioso spareggio a Dro, confermano la bontà della decisione unanime di revoca del marchio assunta nella settimana antecedente al playout. La squadra di Marco Pontrelli non giocherà mai più con il simbolo di Trieste sul cuore e non esiste vittoria sportiva che possa cambiare lo stato delle cose.

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Unione Triestina, presentata la campagna abbonamenti 2014/15

La campagna abbonamenti per seguire tutte le 17 partite del campionato dell’Unione Triestina allo stadio “Nereo Rocco” avrà ufficialmente inizio giovedì 11 settembre e terminerà domenica 28 settembre salvo proroghe.

RIVENDITE

L’abbonamento può essere sottoscritto presso il TicketPoint situato in Corso Italia 6/C (1°piano – tel. 0403498276-277) e presso il Centro di Coordinamento Triestina Club di via Dei Macelli, 5 c/o stadio Rocco (tel. 040382600).

Orario di apertura del Ticket Point: dal lunedì al sabato dalle ore 08,30 alle ore 12.30 e dalle ore 15,30 alle ore 19,00.

Orario di apertura del Centro di Coordinamento Triestina Club: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. In occasione di sabato 13 settembre e domenica 14 settembre dalle 9 alle 12

 

PREZZI

Tribuna Pasinati Intero 100€

Tribuna Pasinati Under 18 60€

Tribuna Pasinati piano Famiglia 100€ (marito) + 30€ (moglie) + 1€ (figli fino ai 12 anni di età)

Curva Furlan Intero 60€

Curva Furlan Under 18 40€

Curva Furlan piano Famiglia 60€ (marito) + 30€ (moglie) + 1€ (figli fino ai 12 anni di età)

 

TRIBUNA VIP

Gli abbonati di Tribuna Vip potranno sottoscrivere l’abbonamento al prezzo unico di 500 euro comprensivo di parcheggio interno e custodito e di Vip Lounge

COMMISSIONI

Non sono previste commissioni per la sottoscrizione dell’abbonamento.

 

DOCUMENTI

Per chi sottoscrivere l’abbonamento famiglia è necessario portare un documento di identità.

 

DISABILI

I disabili potranno sottoscrivere l’abbonamento in Tribuna Pasinati o in Curva Furlan al costo fisso di 20 €.

 

CONTATTI E ASSISTENZA

Tel: 040829933

Mail: info@unionetriestina2012.com

Ti è piaciuto questo articolo?

Amilcare Berti, l’addio a un Presidente che amava (davvero) la Triestina

Poteva non piacere a più di qualcuno. Quella frase “La Triestina ora ha il presidente che si merita”, esclamata nel momento successivo alla vendita societaria al “prode” Flaviano Tonellotto, materializzò in un colpo solo il proprio personale addio velenoso e la progressiva fine dei sogni alabardati d’alta quota.

Ma Amilcare Berti, scomparso quest’oggi all’ospedale di Udine, resterà ugualmente e meritatamente nei cuori di tanti triestini. Paradossalmente, molto di più in quello di coloro che si affacciarono sugli spalti del “Rocco” solo nelle occasioni più importanti dei fantastici anni che valsero all’Alabarda il “quasi” triplo salto di categoria da C2 a serie A. Molti di quei “tifosi” poi sparirono in corso d’opera, sottolineando il classico atteggiamento di chi segue le mode e non l’amore per la maglia: ma il merito di quella provvisorio…ripopolamento dello stadio di Valmaura è da attribuirsi a questo signore, che indottrinò i “miscredenti” e li condusse ad amare o semplicemente a interessarsi di una squadra che in tanti snobbavano. Sino al raggiungimento di traguardi importanti.

Berti fu un personaggio che non va ricordato solo per la battaglia contro “le foche ammaestrate”, termine col quale era solito sottolineare la leziosità di alcuni dei suoi giocatori in campo. O magari per la scaramanzia nell’indossare il fedele cappotto in una calda e assolata domenica di giugno, durante una delle decisive gare play-off dell’Unione: no, non lo ricorderemo solo per questo. Egli fu colui che seppe riunire un intero popolo rosso-alabardato, risvegliando gli animi sopiti di una intera città che ha sempre parlato del blasone della Triestina, senza forse mai capire realmente il vero senso di tale termine. Un pregio assoluto e cristallino, mai più ripetuto o replicato da tutti coloro che gli sono succeduti e che mai potranno dire di essersi minimamente avvicinati al suo virtuosismo e ai risultati ottenuti sul campo.

L’Alabarda sta forse – con fatica – per riemergere nuovamente dalle sue ceneri. Ma oggi, a ragione, si ferma per qualche istante a piangere copiosamente la dipartita di uno dei suoi condottieri più illustri, colui che senza mezzi termini ha saputo regalare riflettori più adeguati a questi colori. In un mondo del calcio dove spesso comandano interessi personali e gestioni societarie “allegre”, con i tifosi (quelli veri, non i “modaioli”) costretti a pagare il prezzo più alto in termini sportivi, Amilcare Berti è e sarà per molto tempo la più classica delle pecore bianche in un mare di caproni grigi. Già solo questo aspetto lo rende inarrivabile, almeno per l’attuale presente.

Ti è piaciuto questo articolo?

#SosUnione: da forum e social network il grido di dolore dei tifosi della Triestina

E’ nel DNA dei supporters alabardati possedere una capacità quasi infinita nel soffrire per la propria squadra – anche per annate consecutive – senza quasi mai batter ciglio. Ma la speranza, dopo un altro fallimento come quello del 2012, era quella di ritrovare un minimo di serenità sportiva, seppure una serie D o un’Eccellenza possano provocare principi di nausea ai più.

Passino due o tre sconfitte di fila sul campo: fa parte del gioco. Ma c’è un orgoglio da difendere, quello che l’attuale proprietà sembra dimenticare o clamorosamente far finta di niente: c’è chi ha ancora tanta voglia di tifare per una maglia importante come quella della Triestina. E quella maglia, in questo momento, qualcuno l’ha scambiata per uno straccio da utilizzare per lavare i pavimenti. Non c’è dignità in questo: tantomeno una logica appropriata che possa spiegare i motivi di una gestione assurda, fatta da roboanti silenzi e dai “pagherò” che ormai tutti considerano come i più classici specchietti per le allodole.

#SosUnione: è, più che un semplice hashtag, un grido di allarme che squarcia le tenebre nel tentativo di risparmiarsi un’ancora più pesante caduta verso gli inferi. Dall’incredulità post-conferenza stampa di venerdì scorso nella sede alabardata dello stadio “Rocco” – quando un Presidente convoca i giornalisti e non permette loro di fare domande perché non c’è nessuno a poter fare da interprete simultaneo – si è passati alle lacrime versate fuori da più di qualcuno. Lacrime amare di chi, in qualsiasi categoria e in qualsiasi situazione, non ha mai smesso di tifare, incitare e stare accanto alla squadra. Nemmeno in momenti di buio pesto.

I social network ribollono di rabbia, così come i forum di discussione: l’inizio della mobilitazione è ormai avvenuto, con la creazione di un gruppo spontaneo su Facebook che delinea non solo la volontà di smarcarsi da una proprietà che continua a temporeggiare e far parlare di sé unicamente per goffagine di gestione, ma di urlare il proprio dissenso contro chi sta distruggendo gli ultimi brandelli dell’Unione. Già più di 3.600 iscrizioni – un numero destinato a crescere esponenzialmente – in un profilo dove davvero tutti (anche ex-giocatori ed allenatori dell’Alabarda) provano a scuotere l’ambiente circostante. Un primo piccolo passo, al quale sicuramente ne seguiranno altri.

I tifosi hanno fatto e stanno facendo la propria parte. E’ giunto il momento che anche dalla rabberciata stanza dei bottoni della Triestina giungano segnali tangibili. Delle favole non ce ne facciamo più niente, cari signori: è ora che ve lo mettiate in testa.

Ti è piaciuto questo articolo?

Il comunicato stampa pubblicato dai giocatori dell’Unione Triestina 2012

Esprimendo la massima solidarietà a mister Rossitto, allo staff tecnico e a tutta la rosa dei giocatori alabardati, precisando altresì che la situazione ‘sul campo’ non differisce dall’incertezza che caratterizza la quotidianità di chi ogni giorno lavora per l’Alabarda anche dietro le scrivanie della sede, si riporta di seguito il comunicato stampa pubblicato dai giocatori nella serata di ieri sui social network, e apparso questa mattina sul principale quotidiano cittadino:

Noi giocatori dell’Unione Triestina 2012,con questo comunicato, intendiamo fare chiarezza riguardo la nostra situazione, in relazione alle recenti notizie uscite su giornali, social network e trasmissioni televisive. 
Noi TUTTI, consapevoli dell’importanza della maglia che indossiamo e orgogliosi di rappresentare una città ed una tifoserìa blasonata come quella di Trieste, teniamo innanzitutto a tranquillizzare tutti coloro che ci seguono, comunicando che , nonostante quanto andremo a sottolineare, il nostro impegno per restanti allenamenti e partite sarà massimale proprio per il rispetto che abbiamo nei confronti dell’ Unione.
La nostra stagione è stata da noi, fin ora, vissuta nell’incertezza. Di seguito i punti più importanti:
Rimborsi: i rimborsi pattuiti e depositati federalmente sono stati costantemente in ritardo. Ad oggi siamo fermi al mese di dicembre
Affitti alloggi: si sono verificati casi di mancato pagamento degli affitti con conseguenti lamentele e minacce di sfratto ai giocatori da parte degli affittuari.(mancati allacciamenti di gas luce e acqua con conseguente impossibilità di fare la doccia ai bambini,poi fatta fare allo stadio)Un caso di chiusura allacciamenti causa mancato pagamento affitto
con conseguente trasloco forzato.Mancato rispetto degli accordi pattuiti riguardo il posto letto.(un ragazzo dorme in una brandina sistemata in cucina).
Vitto: sospensione per circa un mese dei pasti per gli aventi diritto per motivi ancora oscuri.Vista la lontananza del ristorante preposto all’erogazione del vitto dal campo di allenamento,i ragazzi più giovani si vedono costretti a provvedere al pranzo autonomamente e in mancanza dei rimborsi questo risulta difficile considerando anche il costo della benzina per raggiungerlo.
La categorìa, come probabilmente è giusto che sia, non offre ingaggi faraonici, quindi ovviamente tutti noi ci troviamo quotidianamente ad affrontare i problemi che tutti gli italiani affrontano in questo momento storico del paese.
L’impegno per difendere questi colori è diverso da quello necessario per una qualsiasi altra squadra dilettantistica. Giocare a Trieste significa allenarsi 5/6 volte la settimana ( 2 volte spesso al mattino), in pratica essere dei professionisti. Mentre altrove ci si puó facilmente permettere di affiancare all’impegno sportivo un’altra attività lavorativa, qui si fa calcio come lavoro( anche chi ci riesce adegua orari e impegni in funzione della Triestina)
Per cui i ritardi e i problemi sopracitati non fanno che mettere costantemente in difficoltà noi e le nostre famiglie: i più giovani lontani da casa costretti ad arrangiarsi improvvisando spesso pasti e trasferimenti ai campi con conseguenti disagi. I più grandi con problemi legati ad affitti, mutui, rate, tasse da pagare, spese per mangiare,bollette e rate asilo per chi di noi è genitore.
In aggiunta a tutto questo non possiamo dimenticare l’assurda decisione, poi revocata per imbarazzo, di di dimezzare i rimborsi a 5 di noi creando loro ulteriori tensioni.
La squadra che ogni domenica difende i colori di questa città è composta ANCHE di persone disponibili, qualificate ed indispensabili quali allenatori e staff, magazzinieri, team manager, fisioterapisti, dottore e massaggiatore( ovviamente non vi è un ordine di importanza). Anche per loro ,il trattamento economico non è stato dei più puntuali.Addirittura membri dello staff sanitario hanno dovuto anticipare di tasca propria x poter mettere a disposizione della squadra i medicinali indispensabili x l’attività.Il massaggiatore si trova in una situazione di arretrato di 5 rimborsi.
Avremmo potuto già da tempo mettere in luce questa situazione. Pensavamo di riuscire,insieme alla dirigenza, vecchia e nuova a risolvere questi problemi senza dover esternare nulla. Ma purtroppo quando sentiamo affermare che i problemi non sussistono o sono di scarsa entità, avvertiamo poco rispetto nei nostri confronti. Fino ad ora non abbiamo voluto nasconderci dietro a nessun alibi soprattutto quando i risultati prodotti non erano all’altezza della storia di questa squadra. 
Ora siamo vicini alla fine del campionato e i nostri timori aumentano quotidianamente. Dopo aver messo il bene dell’Alabarda davanti a tutto e a tutti pensiamo che un’ulteriore prosecuzione della pesante situazione debba autorizzarci a tutelarci nelle sedi opportune. Le nostre vite e le nostre famiglie meritano più rispetto. 
Nella speranza che tutto ció non accada e che le eventuali nostre azioni non rechino danno all’Unione Triestina ribadiamo ancora una volta che fino alla fine onoreremo con il sudore e l’impegno l’opportunità dataci di poter giocare per questa gloriosa squadra.

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Curva Furlan, coreografia di protesta nella gara interna contro la Sacilese

Questo il comunicato della Curva Furlan, dopo la sconfitta di Dro da parte della Triestina:

“Dopo aver visto per l’ennesima volta la nostra maglia disonorata da parte di chi scende in campo, la Curva Furlan conferma la posizione assunta due domeniche fa con il Monfalcone, intensificando l’opposizione!

Ripetiamo, siamo pronti, come ampiamente dimostrato fino a fue settimane fa, a sopportare ogni sconfitta, ogni retrocessione, ogni fallimento, ma ad un’unica condizione, che la maglia rossoalabardata sia bagnata di sudore a fine partita. Ne consegue che l’atteggiamento tenuto dalla squadra non lascia spazio a giustificazioni.

Domenica nella partita casalinga, la Curva Furlan organizzerà una coreografia di protesta e quindi è necessario il contributo di tutti quelli che prenderanno posto in Curva. Non portate bandiere e nemmeno colori, per un impatto che deve risultare, il più possibile spoglio di colore biancorosso. Oltre la coreografia, la curva resterà in silenzio per tutto il primo tempo, stiamo cercando di dar pressione in maniera progressiva e incessante. Importante è la presenza, non lasciamo il nostro posto, non si resta a casa. La forza della nostra rivendicazione è strettamente legata alla quantità di sostenitori presenti in curva.

Dimostriamo all’Italia intera che siamo ancora in piedi, che la notte, per quanto lunga sia, non ci fa paura!”

Ti è piaciuto questo articolo?

Cambio di mister per la Triestina: esonerato Costantini, arriva Rossitto

Unione Triestina 2012 comunica di aver interrotto il rapporto di lavoro con Maurizio Costantini, sollevandolo dall’incarico di allenatore.

La guida tecnica della Prima Squadra é stata affidata a Fabio Rossitto (nella foto), reduce dalle esperienze sulle panchine della Primavera dell’Udinese e della Prima Squadra del Pordenone. Il nuovo allenatore, già da oggi a San Dorligo per dirigere il primo allenamento, si avvarrà della collaborazione di Luigi Turci.

Ti è piaciuto questo articolo?