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Alma, il “dieci” arriva senza lode. Ma Trieste è sempre più padrona a Est

La “decima” con annesso record arriva, seppur con qualche piccola fatica di troppo: per chi si attendeva un’allegra passeggiata di salute, il recupero della 9°giornata di campionato collima con una Trieste con poco fuoco nelle vene e più di qualche incertezza contro la modesta e incerottata Roseto. Ed è forse il valore dell’avversaria, attuale fanalino di coda del girone Est, ad aver messo le ganasce all’Alma, che si mantiene imbattuta in campionato ma che nell’ 82-63 brilla pochino per gli standard medio-alti che aveva abituato un po’ tutti, pur arrivando al 20°punto in classifica che ha lo stesso significato di una scorta di abbondante miele per un orso che si prepara per l’inverno.

Con Bobo Prandin ad accomodarsi fuori dalle rotazioni per una serata a base di relax e pop-corn, Trieste opta per la cavalleria pesante in avvio, con Fernandez, Cavaliero, Green, Da Ros e Cittadini in quintetto. Con il “Lobito” a siglare i primi punti biancorossi dopo due minuti di gara, l’Alma prova ad andare in controllo dell’inerzia immediatamente dopo, anche perché la buona difesa sugli Sharks mette la museruola a una formazione ospite che nei primi minuti sparacchia (e male) dal campo. Il 6-0 al 4′ potrebbe essere divario più maiuscolo, la realtà invece parla di una Roseto volenterosa che, in mezzo a una marea di palle vaganti e di possessi cervellotici, trova la parità con il 2+1 di Lupusor (8-8): ci vuole un minutino scarso a Trieste per capire che è il caso di attaccare con maggior decisione il canestro avversario, con gli otto punti successivi dei padroni di casa che arrivano mettendo a ferro e fuoco il pitturato. Con qualche disattenzione di troppo negli istanti conclusivi di primo quarto, il vantaggio interno alla prima sirena è di “sole” sette lunghezze (23-16) ma lo spirito guerriero biancorosso si materializza nei 120” successivi, quando serve poco all’Alma per alzare la voce e “doppiare” gli avversari al 12′ (32-16). In tale ambito (un po’ sonnacchioso, a dire il vero) c’è tanto valore aggiunto con Loschi e Bowers, ma soprattutto i tanti minuti di Matteo Schina in cabina di regia. Cavaliero di “doppia tripla” si scrolla di dosso il precedente 0/3 dalla lunga distanza, regalando un più che confortante +22 al 20′ che tanto sa di garbage-time anticipato a Valmaura. 

Come giusto che sia, in casa triestina c’è ampio spazio per le rotazioni, facilitate anche da una situazione di falli (4 a testa per Fernandez e Cavaliero) che – oltre a qualche possesso gestito male dall’Alma – mette qualche sassolino nelle scarpe di coach Dalmasson, che sul +17 al 24′ (53-36) chiama time-out per dare una sorta di mini-sveglia alla sua squadra. Da una partita sonnacchiosa si passa a una alquanto bruttina, perché è evidente che senza garra in corpo Trieste fa più fatica del dovuto a mantenere alti i giri del motore. Roseto fa in tempo a ritornare sino a -10, è Janelidze a dare i…pizzicotti ai biancorossi a cavallo tra terzo e quarto periodo, con l’Alma che torna a mettersi in marcia e a ritrovare l’inerzia nelle proprie mani. E alla fine può bastare così, perché il gap finale si materializza nei minuti conclusivi con gli Sharks che spengono tutto il proprio ardore a lungo andare e con Trieste che torna ai canoni abituali prima della sirena conclusiva. In un mercoledì sera, può (anche) andare benissimo così.

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Bocchini: “Alma con poche rivali. Ma occhio a Casale”

I due gironi dell’attuale A2 di basket hanno davvero un peso specifico diverso l’uno dall’altro? Ne abbiamo parlato con Dario Bocchini, ex General Manager della Pallacanestro Trieste e con un passato importante da dirigente in piazze importanti come Jesi, Imola e Ravenna.

Guardando i roster delle 32 squadre che compongono la serie A2, secondo lei si può parlare di squilibrio tecnico tra gironi?

«Bisogna partire dalla considerazione che il regolamento attuale permette alle squadre di poter cambiare faccia in maniera decisamente importante. Pertanto, ragionando in un’ottica futura, può benissimo accadere che anche chi arriverà all’ottavo posto abbia potenzialmente la possibilità di rafforzarsi sensibilmente: porto un caso emblematico, quello della Dinamo Sassari di Massimo Bernardi che, favoritissima per il salto di categoria, uscì mestamente al primo turno di play-off. Sono comunque dell’idea che la continuità nel lavoro a medio e lungo termine possa risultare la variabile più importante per il salto di qualità».

Se analizziamo ciò che sta accadendo nell’altro girone, è evidente che Casale Monferrato funga un po’ da “Alma” del raggruppamento Ovest: se lo aspettava?

«Il loro ruolino di marcia assomiglia molto a quello di Trieste, oltretutto perché anche a Casale hanno avuto problemi sul lato degli infortuni, con l’aggiunta che il puntare su giovani interessanti come può essere ad esempio il ’98 Denegri stia già dando dei risultati eccellenti. Pur non avendo grosse ambizioni prima dell’inizio del campionato, è una squadra che ricorda molto la mia Jesi allenata da coach Capobianco: anche in quel frangente si partì con la convinzione che potevamo toglierci delle belle soddisfazioni, volando naturalmente molto bassi sugli obiettivi stagionali. E, ricollegandomi sul discorso già citato di come la continuità nel lavoro e nella programmazione pluriennale abbia un peso specifico enorme, credo che Casale non si trovi al primo posto per caso».

Tra Est e Ovest, quali secondo lei sono le sorprese e le delusioni?

«Restando a Ovest, Legnano sta facendo un buon campionato, mentre Biella è squadra solida e costruita sulle fondamenta di quella della scorsa stagione, pur avendo perso Hall ma con l’aggiunta di un carismatico Tim Bowers. Sta deludendo la Virtus Roma che ha già cambiato allenatore, mentre anche Napoli sta facendo molta fatica. Per quanto concerne il raggruppamento dell’Alma, vedo bene Montegranaro, intelligente nell’aver puntato su due giocatori come Corbett e Powell che si conoscevano già alla perfezione dopo l’avventura di Treviso. E restando sulla De’Longhi, la squadra di Pillastrini ha sin qui pagato il prezzo di non essersi sempre espressa a buoni livelli».

Capitolo Rosselli: con il suo arrivo, Bologna diventa davvero la più temibile tra le concorrenti alla promozione?

«Certamente la Fortitudo avrà a disposizione un giocatore intelligente, in grado di spostare gli equilibri anche a livello di spogliatoio. Forse Bologna resta ancora incompleta, avendo tante spiccate individualità come Legion e Mancinelli ma senza un vero ragionatore in cabina di regia, con un McCamey che personalmente non mi ha entusiasmato».

Un giudizio su Trieste?

«Sin qui ha davvero avuto poche rivali, nonostante l’assenza di Bowers. E si è visto come il lavoro atletico del Prof. Paoli sia stato fondamentale per la bontà dei risultati ottenuti: può puntare naturalmente alla promozione, ma se sarà necessario dovrà farsi trovare attenta anche sul fronte mercato. Su questo Gianluca Mauro dovrà avere anche un pizzico di coraggio, magari inserendo in futuro qualche elemento in più senza minare gli equilibri di squadra».

(da “City Sport” di lunedì 4 dicembre 2017)

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La ricetta di Dalmasson: “Siamo sul pezzo, ma prepariamoci a giocare sotto pressione”

Dormire su due guanciali è condizione che per un allenatore accade abbastanza di rado. Almeno per il momento, Eugenio Dalmasson non rischia invece di avere le occhiaie tipiche di chi soffre di insonnia da…prestazione, perché la sua Alma che in questo momento fa la voce grossa a Est sa vincere, divertire e soffrire il giusto. Con la consapevolezza che vittorie importanti come quella di sabato sera a Ravenna rappresentano in primissima battuta una semplice ma decisa tappa di crescita.

Coach, siamo convinti che in questo momento la classifica sia un qualcosa che voi non guardate affatto. Eppure l’essere davanti a tutti rimane una bella sensazione…

“Non nego che questo momento d’oro, con il percorso netto in fatto di vittorie conquistate, rappresenti una grande soddisfazione non solo per il lavoro fatto  sin qui ma anche per l’atteggiamento con cui abbiamo cavalcato la serie di difficoltà che siamo tuttora costretti a fronteggiare. Siamo decisamente sul pezzo ed è giusto sottolineare la nostra bravura nel riversare in queste prime giornate le nostre qualità tecniche e morali”.

Tutti sono utili, nessuno è indispensabile: il credo che ha accompagnato la Trieste del passato si riversa anche nell’Alma attuale, molto più ricca di talento e di possibilità di rotazioni. È forse questo il segreto dei dodici punti nelle prime sei partite?

“Ho sempre voluto trasmettere, in questi anni in biancorosso, quanto debba prevalere l’interesse comune del gruppo piuttosto che del singolo: abbiamo costruito tutte le nostre stagioni su questo obiettivo, indipendentemente da che tipo di traguardo volevamo raggiungere. Sicuramente in queste vittorie c’è anche la lucidità e la freddezza di qualche singolo: a Ravenna, oltre a Prandin, abbiamo avuto in Loschi e Baldasso le qualità giuste per portare a casa il risultato. Credo comunque che il “noi” debba sempre prevalere sull’ “io”: è una cosa che abbiamo cercato di trasmettere ai nuovi arrivati, con l’ausilio di chi è in questo gruppo già da tempo. E i risultati sono positivi sin da adesso”.

Se proprio vogliamo, c’è ancora qualche piccolo calo di concentrazione da dover limare…

“Personalmente vorrei innanzitutto sottolineare come anche sabato sera abbiamo segnato quasi 90 punti, un segnale forte di come l’attacco stia già trovando una sorta di quadratura del cerchio. Anche in difesa abbiamo fatto il nostro dovere, tenendo su percentuali inusuali una squadra come l’OraSì che sino alla sfida contro di noi aveva tirato benissimo da tre punti. Sicuramente dobbiamo crescere ancor di più mentalmente: se vogliamo fare un ulteriore salto di qualità, per essere i veri leader del campionato sarà necessario essere forti a livello di personalità, in particolare lontano dall’Alma Arena”. 

Per quanto visto sino a qui, secondo Lei è giusto dire che la sua squadra debba forse più temere se stessa che le altre avversarie?

“Sin dai primi allenamenti ho condiviso assieme ai miei assistenti l’idea che la nostra sia una squadra in grado di esprimere un basket importante, a patto logicamente di trovare la mentalità giusta. Il vero salto di qualità avverrà nel momento in cui riusciremo a trasmettere a tutti i nostri giocatori quanto fondamentale sia sporcarsi le mani gara dopo gara, aumentando di fatto il nostro livello agonistico. Giocare sotto pressione sarà un’abitudine per Trieste, farci trovare costantemente preparati diventa dunque una condizione essenziale e importante”.

Con Bologna e Ravenna battute, arrivano ora in rapida successione altre due sfide di cartello contro Treviso in casa e Mantova in trasferta. Alla fine di questo complesso mini-ciclo di partite, cosa significherebbe per voi continuare ad essere a punteggio pieno anche dopo aver affrontato De’Longhi e Dinamica?
“Sarebbe senza dubbio un segnale importante per noi stessi. Già sabato sera, prima di scendere sul parquet di Ravenna, avevo evidenziato che dopo la brillante vittoria contro la Fortitudo era proprio la sfida contro l’OraSì a diventare un grande opportunità per testare il nostro naturale processo di crescita. Credo che Treviso e Mantova siano dunque due ulteriori occasioni per far vedere chi siamo e chi vogliamo essere, indipendentemente dalla classifica: in corso d’opera potranno arrivare alcuni cali fisiologici, testare la solidità proprio in questi due prossimi ambiti ci darà ancor più consapevolezza della nostra forza”. 

(da City Sport di lunedì 6 novembre 2017)

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Alma Trieste, stasera vai e colpisci

Il “cantiere” denominato Alma è pronto per l’inizio ufficiale dei…lavori: certamente con parecchi grattacapi, ma già in fondo con tante piccole certezze derivate da un pre-campionato concluso con la conquista della Supercoppa. Eugenio Dalmasson è costretto da giorni a guardare con un occhio il parquet e con l’altro tutti gli infortunati a bordo campo, consapevole che l’inizio di stagione questa sera al “Pala San Filippo” di Brescia (palla a due alle 20.30, gara in diretta streaming su LNP TV Pass) sarà ostico e al tempo stesso indicativo per poter testare lo stato di una squadra che – con l’aggiunta dello stop di Daniele Cavaliero – risulta essere ancor più incerottata.

Coach, alla vigilia della sfida contro Orzinuovi la sua formazione è ben lontana dal considerarsi nella miglior condizione fisica possibile. Sin qui avete però dimostrato di sapervi esaltare nei problemi.

«Partiamo dal presupposto che d’ora in avanti sarà ancora più difficile, anche perché tutti gli altri stanno facendo quel passo in più sul fronte della chimica di squadra che per quanto ci riguarda non siamo purtroppo ancora in grado di compiere. È altrettanto vero che sono soddisfatto di quello che stiamo facendo a ranghi non completi: i giocatori che alleno stanno dimostrando grande impegno e professionalità, qualità indispensabili per un gruppo come il nostro chiamato a giocare una stagione ad alto livello. Certamente mi sarebbe piaciuto arrivare all’esordio in campionato con una situazione diversa di lavoro, per contro sin da questa prima partita abbiamo il dovere di affrontare le sfide che ci attendono con il morale giusto. Siamo stati bravi nel pre-campionato a farci scivolare via le negatività, tocca nuovamente a noi fare altrettanto sin da stasera. Ora che si gioca per i due punti, iniziare da subito a fare risultato è tutt’altro che scontato».

Ha parlato di negatività: con un Cavaliero in meno nel motore, perdete un ulteriore componente del quintetto-base. Come cambia il vostro approccio alla gara e più in generale alla stagione?

«Sicuramente dobbiamo rinunciare a un altro prezioso riferimento offensivo, tutto questo però non deve cambiare il nostro modo di giocare e di interpretare le partite. Credo che l’estate che ci lasciamo alle spalle abbia decretato come non abbiamo mai fatto fatica a segnare, trovando punti praticamente da ogni componente della squadra: è un’immagine abbastanza nitida di questo roster, che ha tanto talento al proprio interno ma che al tempo stesso ha l’obbligo morale di non piangersi mai addosso. Non lo abbiamo fatto fino ad adesso e non dovremo farlo mai, nel corso dei prossimi mesi: solo una grande mentalità porta a risultati positivi».

La bella notizia è che a breve avrà nuovamente a disposizione sia Da Ros e Bowers, che in questi ultimi giorni stanno scalpitando per rientrare.

«Attenzione a non considerare in egual modo l’inserimento dell’uno e dell’altro giocatore. Matteo arriva da un’intera stagione con noi, passata a essere tra i più positivi della squadra, pertanto sarà più semplice rimetterlo in marcia. Per Laurence invece parliamo di un atleta rimasto fuori più a lungo, che si sta immergendo in un ambiente completamente nuovo per lui e per la sua carriera. Sicuramente il denominatore comune per entrambi è la necessità di recuperare l’agonismo alla svelta, mentre dal canto nostro ci sarà molto presto il bisogno  di ricreare nuovi equilibri di squadra. In tal senso ci sarà tanto da lavorare con parecchio tempo da spendere, ma ci penseremo non appena li avremo nuovamente sul parquet. E aggiungo: le migliorie con Da Ros e Bowers si vedranno in corso d’opera, non immediatamente».

Veniamo a Orzinuovi: una “prima” per voi tutta da decifrare, contro un’avversaria da una parte inferiore tecnicamente all’Alma ma che avrà sicuramente l’entusiasmo dalla propria parte.

«Loro arrivano a questa stagione dopo un campionato eccellente, con una promozione ottenuta sul campo e con un sistema di gioco ben definito. Hanno inserito due americani validi, con un Sollazzo che ormai conosce bene le logiche del nostro campionato e che ha già dimostrato in tempi non sospetti la propria forza. È un team costruito con il giusto mix di esperienza: nelle ore che precedono questa sfida abbiamo cercato di fotografare l’Agribertocchi nel giusto modo, consapevoli che non sarà per nulla facile strappare loro i due punti».

Stasera sarete gli ultimi a scendere in campo, dopo una prima giornata “spezzatino”: in questo ambito vi sentite un po’ sotto i riflettori?

«Il fatto di avere gli occhi di molti puntati addosso è una costante che sarà sempre presente lungo tutto il corso del campionato. Sappiamo di partire come una delle formazioni protagoniste, ma non commettiamo l’errore di esaltarci solo su questo aspetto: abbiamo lavorato bene sin qui e non dobbiamo resettare tutto a livello di testa, sarebbe uno sbaglio clamoroso. Certamente la nostra sarà una partenza ad handicap, che non si esaurirà nell’immediato post-partita con Orzinuovi ma che ci porteremo avanti ancora per qualche settimana. Tutte le avversarie che ci ritroveremo davanti non ci regaleranno nulla e ci affronteranno con occhi diversi rispetto a quanto accadeva in passato. Dovremo sacrificarci tutti, sin da subito: solo così potremo iniziare la regular season nella maniera giusta».

(da City Sport, lunedì 2 ottobre 2017)

 

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Non chiamatela solo…”SuperCoppetta”

Non sarà l’Eurolega, ma non è nemmeno la Social Basket Cup: l’Alma a pieno diritto può coccolarsi una Supercoppa LNP che se per qualcuno vale come il primo posto al torneo di briscola e tresette (sicuramente per quelli che hanno snobbato la kermesse del week-end appena trascorso, ma su questo ci torneremo), dall’altra consegna il primo vero premio alzato dalla Pallacanestro Trieste dopo il fallimento di tredici anni fa e più in generale uno dei rari conquistati dai giuliani nella loro storia. Da una finale persa – quella del giugno scorso, ben più importante – ne arriva una vinta, con peso specifico decisamente minore ma con un bagaglio di carica emotiva positiva che servirà tanto a Coronica e soci. Già a partire dalla prima giornata di campionato, dove tutto sarà diverso ma in un contesto dove si potrà iniziare ad attingere parecchio da quanto accaduto venerdì e sabato scorsi.

BALDASSO, L’EMBLEMA Il basket è meraviglioso perché è in grado di trasformare la serata storta di un semplice ragazzo in una notte da portare con sé anche nelle settimane a venire. Lorenzo Baldasso rappresenta a pieno titolo ciò che è stata l’Alma nella finalissima vinta contro la De’Longhi Treviso: arruffona e dannosa a sprazzi, al tempo stesso volenterosa e vogliosa di mettersi alle spalle le negatività. Ed è proprio la forza di volontà del “Lollo biancorosso” ad aver cambiato l’inerzia della sua gara e di quella di un’intera squadra, in balìa dei falli commessi e della sfortuna (leggi l’infortunio a Cavaliero nella seconda metà di partita, sperando che quella caviglia non metta un’ulteriore tacca alla già nutrita flotta di malconci). Venti minuti da incubo per lui, tanti errori al tiro, un anti-sportivo commesso e quel -5 di valutazione all’intervallo lungo che poteva essere il preludio di una nottata insonne: e invece no, perché nel momento topico del match quella mano torna a essere “educata” e a spingere l’Alma verso la vittoria. Ripartire proprio da questo punto per spiegare il trionfo giuliano in casa propria non è solo romantico, ma contiene un piccolo riassunto di come i biancorossi abbiano saputo risorgere dalle proprie stesse ceneri. Senza il contributo in regia di Fernandez per buona parte del match (Juan, occhio al troppo nervosismo…) e più in generale ancora con palesi fasi a corrente alternata, vincere partite così rognose è un segnale forte.

SEMPRE PIU’…CITTADINI Abbiamo parlato qualche riga sopra di come “Lobito” si sia praticamente auto-escluso dalla partita di sabato per raggiunto limite di falli. Tuttavia il play italo-argentino, prima di passare forzatamente gli ultimi 15 minuti abbondanti in panchina, ha ancora una volta fatto notare come spessissimo in stagione vedremo attivo l’asse in compagnia di Alessandro Cittadini. E il centro perugino ha fatto – scusate il gioco di parole – nuovamente “centro” nel week-end di Supercoppa, diventando l’MVP della manifestazione e pescando dal cilindro una serie di prove eccellenti. Non sarà il classico “Stockton to Malone” tra i due ex compagni di squadra a Brescia bensì un qualcosa che gli si avvicina per concetto, con play e pivot a trovarsi completamente a proprio agio in parecchie occasioni. Lo rivedremo spesso in stagione questo tipo di gioco che ha alzato i giri del motore per Trieste in pitturato.

UNO CONTRO UNO… Tante note liete, qualcuna stonata: tra tutte, quella di non essere riusciti a bloccare le sfuriate in penetrazione di Rice nella gara di venerdì contro Ravenna e quelle di Sabatini contro la De’Longhi: troppi i punti subìti perdendo il diretto marcatore sul primo passo. L’Alma dovrà lavorare molto su questo frangente, perché lasciare praterie aperte in difesa è un meccanismo da oliare adeguatamente. Naturalmente con un roster possibilmente al completo…

GLI ASSENTI Ce lo lasciamo per ultimo come punto d’analisi, perché di fatto non esiste una risposta alla domanda della causa dei tanti posti vuoti al PalaTrieste nel week-end di Supercoppa: è andata meglio nella serata di sabato, rispetto a un venerdì paurosamente spoglio sulle tribune. Trofeo con poco appeal, nonostante fosse il primo vero appuntamento ufficiale della stagione? Prezzi che qualcuno ha definito troppo alti? Di certo la speranza di vedere già a fine settembre un’Alma Arena straboccante di tifosi è scemata in un battito d’ali. Non vogliamo colpevolizzare nessuno, di certo con i riflettori puntati su Valmaura si sarebbe potuto fare qualcosa di più.

(da City Sport di lunedì 25 settembre 2017)

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Alma, prima della Supercoppa puoi essere serena

Mettiamola così: se il Memorial “Piera Pajetta” – ultima parentesi pre-stagionale prima della Supercoppa LNP – doveva dare un briciolo di conferme all’Alma, un concetto su tutti balza fuori dopo la “due giorni” friulana: la necessità da parte di Trieste di aver dovuto nuovamente ricorrere a una sorta di metamorfosi kafkiana per evitare un esaurimento nervoso, causa l’ennesima tegola sul fronte degli acciacchi (in questo caso, i soli cinque minuti scarsi sul parquet di Janelidze, a riposo forzato per qualche noia alla schiena). Alla fine della fiera, i giuliani escono dal rinnovato “Pala Carnera” con un terzo posto nel torneo e paradossalmente con la consapevolezza di aver ancora una volta stretto i denti senza praticamente mai perdere la bussola: anche così si può crescere di squadra, in barba ai problemi.

“BLACK FRIDAY” A METÀ Non è un caso che il “Pajetta” tinto di biancorosso possa essere trasversalmente diviso in due parti distinte: quella della sconfitta contro la Bondi di venerdì è sicuramente il lato più sbiadito del week-end di gare a Udine, con un’Alma che per quaranta minuti ha corso prevalentemente sulle uova, quasi col timore di non farsi ulteriormente male sul piano fisico e mai realmente capace di cambiare registro in ambito dell’inerzia. Da un Fernandez tornato a essere “umano” e a prendere fiato, non riuscendo di fatto ad orchestrare con la consueta perizia la squadra sul parquet, a un complessivo 33% di realizzazione dal campo che ha denotato la difficoltà di Trieste ad andare a canestro. E – nota curiosa, ma che delinea perfettamente lo stato di emergenza sul piano delle rotazioni – passando anche per un quintetto che definire sperimentale è poco: Prandin, Baldasso, Loschi, Green e Coronica (col capitano biancorosso a fare da “5”) tutti assieme appassionatamente nell’ultimo quarto, è una “configurazione” difficilmente ammirabile e ripetibile in futuro. Con il solo Cittadini a cantare e portare la croce in pitturato (peraltro molto bene, sia con Ferrara che con Forlì), era naturale non aspettarsi un basket-champagne. Ma c’è un punto a favore per i giuliani: l’aver retto l’urto in difesa contro Hall e soci, vincendo la lotta a rimbalzo e chiudendo la contesa con un +30 nella valutazione totale. Una magia? Niente affatto: si è visto tanto spirito di sacrificio che, al netto del match in chiaroscuro, può far brillare gli occhi dello staff tecnico. E tutto questo vale molto di più di una sconfitta di misura, patita peraltro solo nei secondi finali.

I SORRISI POST-FORLÌ Dai “dolori” alle piccole “gioie”: cambiare registro nel giro di 24 ore non è facile per nessuno, figuriamoci per una Trieste come quella attuale che senza Bowers e Da Ros perde parecchi punti di riferimento su entrambi i lati del campo. Eppure l’Alma, nel match di sabato sera contro l’Unieuro dell’ex DiLiegro (a proposito, il centro di Lexington ha messo a posto anche il tiro dalla lunga distanza, oltre alla consueta efficienza in semi-gancio…), fa rispuntare bello come il sole quel fuoco sacro di una squadra che ha tanto orgoglio innato nel proprio DNA. Badate bene: anche in questo caso siamo lontani dalle prestazioni migliori, ma i pezzi del puzzle sparpagliati contro Ferrara si sono uniti in un colpo solo: con Cavaliero che torna ad essere uno dei leader della squadra, assieme al “solito” Green che realizza 21 dei 23 punti negli ultimi venti minuti dopo aver sonnecchiato nel primo tempo e a un Bobo Prandin che – tra serpentine in penetrazione e la buona mano dalla lunga distanza – diventa un rebus per la poco attenta difesa forlivese, ecco come l’intera squadra biancorossa ritrova una piccolissima quadratura del cerchio. Con una chicca annessa: la “2-3 bulgara” in difesa che, seppure solo per qualche azione, può rappresentare qualcosa di assolutamente nuovo nelle logiche di squadra. E che magari un bel giorno potrebbe essere riproposta…

ROAD TO…ALMA ARENA Come va interpretata la prima, vera parentesi di stagione in Supercoppa nel prossimo fine settimana? Una ricetta c’è: quella di onorare la competizione senza la pressione di dover arrivare per forza di cose sino in fondo. Che tradotto non significa necessariamente prendere sottogamba la competizione, ma di vederla invece come una tappa importante di avvicinamento al campionato. Si va in campo sempre per vincere, è palese: ma nell’Alma odierna c’è anche la volontà di costruire l’identità giusta. E l’evento dei prossimi giorni diventa perfetto per scoprire cosa Trieste vuol fare da grande.

(da City Sport, lunedì 18 settembre 2017)

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I tre buoni motivi per cui l’Alma può sorridere già adesso

Ad oggi mancano venti giorni all’inizio della stagione. Per certi versi un’inezia, sotto un altro punto di vista una manna dal cielo per un’Alma che in queste ultime settimane ha visto la propria infermeria piena zeppa come in nefasti tempi di guerra. Eppure, guardando non solo i risultati delle sei amichevoli sin qui giocate ma soprattutto i segnali che scaturiscono analizzando quanto sinora visto, risulta lampante un concetto: la squadra di Dalmasson ha accantonato sin dal primo giorno di preparazione la volontà di leccarsi le ferite e si è dedicata molto di più a far emergere alcuni punti di forza che possono già far sorridere società e staff tecnico biancorosso.

IL VALORE DELLE ROTAZIONI “Nessun uomo è indispensabile”: fu questa una frase che accompagnò il mandato presidenziale di Franklin Delano Roosevelt, poco meno di un secolo fa. Ebbene, dopo un mese scarso dall’inizio della preparazione questo concetto può essere ribaltato con discreta approssimazione anche a una Trieste che sin qui non ha mai avuto modo di allenarsi a ranghi completi: dall’assenza cronica di Da Ros (si sperava di poterlo avere sul parquet in prossimità della Supercoppa, verosimilmente i tempi di recupero si allungheranno) a quella di un Bowers visto all’opera – e solo per pochi minuti – solamente nello scrimmage di Codroipo prima dell’operazione di pulizia al menisco.

Privarsi potenzialmente di due quinti di quintetto-base è roba da far venire il mal di testa a chiunque, non solo a un Eugenio Dalmasson che in tempi passati ha dovuto fare spesso i conti con problemi di questo tipo. Eppure questo status paradossalmente sta aiutando i biancorossi a capire le reali potenzialità del roster allestito. E, in primissima battuta, c’è la piccola soddisfazione sin qui di aver lavorato bene nonostante tutti i grattacapi, specialmente in un ambito come quello dell’area pitturata che in molti considerano nevralgico nell’Alma targata 2017/2018. Tradotto? Trieste sta avendo sin da adesso il contributo di tutta la sua panchina, nessuno escluso: da un Janelidze che ha dimostrato di saper fare discretamente “legna” sotto canestro (siamo sicuri che la sua avventura biancorossa si esaurirà così presto?), sino a un Loschi che non è solo tiratore ma anche difensore arcigno in tagliafuori. E più in generale, esiste la consapevolezza che già ora ci si sacrifichi di squadra. Con valori di questo tipo, l’avvicinamento alla stagione spaventa decisamente di meno e dà l’occasione di studiare eventuali “piani B” tattici, nel caso in cui anche a campionato in corso si debba sciaguratamente fronteggiare il problema degli infortuni.

GREEN VERSIONE 2.0 L’abbiamo notato sin dalla prima foto scattata fuori dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari: Javonte Green è cambiato, non solo fisicamente. Ed è bastato ammirarlo nelle amichevoli disputate dall’Alma per avere la conferma che quella prima impressione non era per nulla campata per aria.

Col senno di poi, si fa presto a dire che la “cura Tanjevic” e la preparazione con la nazionale montenegrina sia stata il classico cacio sui maccheroni: la verità di fondo è che il talento di Petersburg non ha più solo l’esplosività dalla sua parte, ma anche la piccola consapevolezza che questa annata lo può lanciare definitivamente in orbita. Non solo dunque palle recuperate e schiacciate furibonde in contropiede, ma anche la propensione di andare a rimbalzo d’attacco in maniera molto più propositiva rispetto alla scorsa stagione e, cosa non da poco, iniziare a prendersi degli uno-contro-uno maggiormente efficaci che possono diventare un’arma in più da non sottovalutare. Certo, è solo “basket estivo” quello che siamo in grado di raccontare: tuttavia un Green tirato così a lucido e scintillante come un Bronzo di Riace è grasso che cola copiosamente per l’Alma.

LA LEADERSHIP DI “LOBITO” Cercato a lungo e trovato dopo una lunghissima corte: scopriamo forse l’acqua calda nel definire Juan Fernandez uno dei migliori play in circolazione (e non solo in serie A2). Certo è che poter usufruire in cabina di regia di un diamante tutt’altro che da sgrezzare ha valore inestimabile per una squadra che culla con veemenza il sogno promozione.

In molti chiedevano a gran voce un giocatore dai pochi palleggi e dalla tanta sostanza nella costruzione dei giochi offensivi: ma per la gioia di molti forse c’è anche qualcosa di più. Perché il “Lobito” si sta dimostrando anche superlativo sull’altra metà campo, dove lottare nella marcatura del diretto avversario, recuperare un rimbalzo, alzare gli occhi e lanciare un secondo dopo un pallone verso un compagno di squadra riversatosi completamente da solo in contropiede potrebbe diventare uno degli scenari che spesso avremo modo di vedere nell’Alma di questo campionato.

Leadership dunque, terribilmente efficace già in una pre-season dove Fernandez sta dimostrando un lucido carisma sapendo sempre cosa fare in ogni azione, non buttando mai via un possesso-palla. E attenzione: l’asse tra il play argentino e Alessandro Cittadini, due che si conoscono bene dopo la felice avventura a Brescia con promozione incorporata in serie A, potrebbe ulteriormente rivitalizzare le 38 primavere del centro perugino.

(da City Sport, lunedì 11 settembre 2017)

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XV BSL Monfalcone 2017, nuovi test amichevoli per l’Alma Trieste

Dopo la vittoria nel torneo “Alfiero Bettarini” di Lignano , per l’Alma Pallacanestro Trieste è tempo di nuove amichevoli estive: i prossimi impegni in calendario per la formazione allenata da Eugenio Dalmasson saranno targati BSL, nel tradizionale torneo estivo di Grado organizzato da “Piubello Sport” che, nella sua quindicesima edizione, si sposta al palazzo dello sport di Monfalcone (precisamente alla palestra polifunzionale di Via Powell).

Questo il calendario delle partite in programma nel week-end del 9 e 10 settembre 2017:

Sabato 9 settembre 2017

ore 18.00
KK SKRLJEVO – GSA UDINE

ore 20.00
FORTITUDO AGRIGENTO – ALMA TRIESTE

Domenica 10 settembre 2017

ore 18.00
FINALE 3°-4° posto

ore 20.00
FINALE 1°-2° posto

Il costo del biglietto giornaliero – valido per entrambe le partite di giornata – è fissato a 15,00 Euro.

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Torneo di Lignano 2017: le info sugli orari e sul prezzo dei biglietti

Dopo il primo scrimmage estivo contro la Bluenergy Codroipo, l’Alma Trieste è attesa nel prossimo week-end al torneo “Alfiero Bettarini”, in programma venerdì 1 e sabato 2 settembre al Palasport di Viale Europa di Lignano Sabbiadoro. Per la formazione di Eugenio Dalmasson, sarà la De’ Longhi Treviso il banco di prova iniziale della manifestazione.

Questo il programma completo, comprensivo degli orari:

Venerdì 1° settembre

Ore 19.00: De’ Longhi Treviso-Alma Trieste

A seguire: Reyer Venezia-GSA Udine

Sabato 2 settembre

Ore 19.00: Finale 3°/4° posto

Ore 21.15: Finale 1°/2° posto

Per quanto riguarda i biglietti d’ingresso, il costo del tagliando unico giornaliero – che vale dunque per entrambe le gare in programma – sarà di 5,00 €, senza alcuna distinzione tra biglietti interi e ridotti: la vendita sarà disponibile presso i botteghini del palasport di Lignano, nei giorni delle gare.

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Supercoppa LNP, è ufficiale: si gioca all’Alma Arena di Valmaura

Dopo diverse settimane di attesa, adesso è ufficiale: Lega Nazionale Pallacanestro ha da poco comunicato che sarà l’Alma Arena il parquet che vedrà protagoniste Trieste, Treviso, Biella e Ravenna nella Supercoppa LNP.

Questo il calendario:

Venerdì 22 settembre

Ore 18.15 Eurotrend Biella – De’ Longhi Treviso

Ore 20.45 Alma Trieste – OraSì Ravenna

Sabato 23 settembre  

Ore 16.30 Finale 3° posto

Ore 19.00 Finale Supercoppa LNP

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