LUNEDI’ 30 DICEMBRE 2019

  • «É stata una partita complicata, soprattutto alla vigilia, a causa dei tanti pensieri che ci hanno accompagnato. Abbiamo vinto grazie a una partita giocata di squadra, con aggressività, pur commettendo errori perchè capita di farli. Ma abbiamo dimostrato di essere un gruppo». Così parla Daniele Cavaliero, dopo l’importante vittoria contro la Fortitudo. Cosa è successo per passare in pochi giorni dalla sconfitta di Trento e questa larga vittoria?”Una bella domanda ma non ho una bella risposta. Non lo so. Avessi disposto di una soluzione per uscire dalle difficoltà, nei giorni scorsi sarei andato di corsa dallo staff tecnico per raccontarla. L’unica ricetta che mi viene in mente è che bisogna continuare a lavorare insieme”. Successo di gruppo però voi, pedine storiche, siete stati fondamentali… “Tutti hanno dato qualcosa perchè è questo l’unico modo di giocare. Sapevamo che il pubblico si aspettava tanto da noi ma ce lo aspettavamo anche noi stessi, perchè quelle figuracce fanno stare male, ve lo assicuro”. Adesso bisogna però trovare continuità. Una gara importantissima è dietro l’angolo. “Questa è stata una grande pacca di incoraggiamento, ci aspetta una partita ostica, fondamentale, a Pesaro. Io credo molto nel lavoro giornaliero. Ho visto persone ferite dallo schifo che abbiamo mostrato a Trento e quel saporaccio amaro deve continuare a essere la nostra benzina anche per le prossime settimane. Ripensiamoci, se lo riavvertiamo non vogliamo assaggiarlo più. Abbiamo la responsabilità e il dovere di tenere la barra dritta, dobbiamo credere di poter continuare a vincere e risalire la classifica e questo porterà risultati”. L’innesto di Deron Washington cosa potrà cambiare in questa squadra? “Nei momenti di difficoltà ogni aggiunta comporta un valore positivo. Più frecce ci sono nella faretra meglio è. Non so ancora se Washington sarà un’aggiunta al roster o se sostituirà qualcuno. Noi siamo professionisti e conosciamo le regole del gioco. Va bene tutto ciò che in questo momento ci può essere utile”.
  • Antonello Rodio ha intervistato Carmine Gautieri, che ha avuto il merito di dare compattezza alla Triestina, farle subire meno reti e aver portato la media punti gara da 1,1 a 1,6. Certo, molte cose sono ancora da migliorare e non tutto fila per il verso giusto, e tanto dipenderà dal girone di ritorno. Intanto questa pausa è l’occasione per fare il punto della situazione con il tecnico alabardato, a cui sono bastate poche settimane per innamorarsi di Trieste.Gautieri, qual è il suo primo mini-bilancio di questi primi mesi in alabardato? “Intanto ribadisco che sono contento e orgoglioso di poter lavorare in una piazza così importante e con una grande società di persone serie e vere, da Milanese e D’Aniello fino a tutto lo staff, compresi massaggiatori, magazzinieri e gli altri. Sul piano tecnico, ho trovato un gruppo di ragazzi straordinari e predisposti al lavoro. Qualche buon risultato è arrivato, ma è ovvio che possiamo e dobbiamo fare meglio”. E il rapporto con la città? “Trovo Trieste una piazza speciale che mi ha colpito: in città ho trovato cultura, civiltà, ordine e rispetto. La gente, a cui auguro un 2020 di serenità, mi ha accolto bene. Chi mi conosce sa qual è il mio carattere, non dico queste cose per arruffianarmi, ma perché è quello che sento. I tifosi sappiano che darò sempre il massimo per regalare loro tante soddisfazioni”. Quanto è difficile trasmettere le proprie idee subentrando in corsa, con una squadra già costruita in estate? “L’esperienza mi dice che quando subentri, devi cercare di capire subito chi hai a disposizione. Ma quando il gruppo è intelligente e cerca di recepire quello che vuoi trasmettere, tutto diventa anche semplice. Certo, ci vuole un po’ di tempo anche per i giocatori, ogni allenatore ha i suoi metodi. L’inizio è stato difficile ma dopo un po’ ci siamo capiti: i ragazzi sanno cosa voglio io e io li ho capiti singolarmente cercando di trarre il massimo da ognuno”.
    Cosa l’ha soddisfatta di più in questi primi mesi? “All’inizio ho cercato di dare ordine, compattezza ed equilibrio, perché alla minima difficoltà la squadra faticava a reagire. Sotto questo aspetto, una quadra l’abbiamo trovata, e questo mi fa ben sperare”. In cosa invece si aspetta ancora di più? “Che la squadra sia sempre sul pezzo, indipendentemente dal momento della partita e dal risultato. Non dobbiamo mai perdere le nostre idee. Nelle ultime due partite contro Modena e Rimini abbiamo creato molto, ma bisogna essere più cinici e cattivi, ottimizzare di più le situazioni favorevoli perché non sempre si hanno tante occasioni. Ma ci sono grandi margini di miglioramento”. Ora l’obiettivo è di arrivare al massimo ai play-off? “Da gennaio parte un altro campionato, ecco perché dico che bisogna sbagliare il meno possibile, ottimizzare di più e migliorare la mentalità. Ai play-off ci devi arrivare bene: ho avuto la fortuna di farli e di vincerli, si tratta di partite completamente diverse. Quindi bisognerà migliorare tutto quello che è possibile”.
    A gennaio ci sarà subito un ciclo di 3 partite in 6 giorni con tanti viaggi… “Siamo abituati, appena pensi di poter lavorare dieci giorni di seguito, succede sempre qualcosa. Ma bisogna adattarsi a tutto e farsi trovare pronti, cercando di gestire bene situazioni e forze”. Cosa si aspetta dal mercato? “Milanese capisce al volo come può migliorare il gruppo, da parte mia non è corretto dire che serve uno al posto dell’altro, quando qui tutti danno il massimo. Ma il mercato dice che se qualcuno arriva, un altro andrà via, di certo va migliorata la rosa sotto certi aspetti”. Che identikit devono avere i nuovi arrivi? “Giocatori che facciano al caso nostro non solo sul piano tecnico, ma ragazzi che capiscano anche che devono sudare la maglia e dare l’anima, che capiscano l’importanza della piazza. Altrimenti meglio non arrivi nessuno”. In genere il mercato di gennaio può essere davvero utile? “Può essere utile ma dura troppo, sarebbe meglio fosse più corto. Quasi tutte le società fanno molte operazioni negli ultimi giorni, e per tutto il mese ci sono giocatori con la testa rivolta più al mercato che al campo. Quanto a noi, se c’è chi non vuole fare parte del gruppo, non trattengo nessuno. Chi resta, deve essere convinto e pronto a dare tutto”.
    Dove può arrivare questa Triestina? “Non mi piace fare promesse. Ho detto però ai ragazzi che dobbiamo fare la corsa su noi stessi e trovare continuità di risultati: sono convinto che la Triestina può arrivare in posizioni importanti, ma dipende tutto da noi”
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Un week-end… al palo, prima di rituffarsi in campionato: dopo il turno di riposo, Eugenio Dalmasson tasta il polso della sua Trieste. E lo fa con la convinzione che, tra alti e bassi, l’avvio di stagione è di quelli da non buttare via.

Coach, prima un inizio molto difficile, poi le due ultime partite vittoriose. Forse il turno di riposo è arrivato nel momento meno propizio…

“In questi casi si è consapevoli dove finisci ma non da dove poi riprendi. In queste situazioni è chiaro che rischi di perdere il ritmo di gara, pur allenandoti in una certa maniera. Certamente avremmo preferito giocare dopo le due vittorie, ad ogni modo nella settimana scorsa di ambiti su cui lavorare e migliorare ce ne sono stati parecchi”.

A proposito di lavoro: è innegabile che più di qualcuno sia indietro rispetto agli altri. E il momento poco brillante di Elmore e Justice conferma che la loro curva di apprendimento è più ripida degli altri.

“In un sistema come il nostro è chiaro che c’è chi sta facendo fatica, ma facendo un certo tipo di scelte in estate sapevamo di andare incontro a potenziali difficoltà su qualche singolo. Jon e Kodi affrontano un basket che ancora non è perfettamente nelle loro corde, arrivando da cammini diversi: chi da un’eccellente carriera universitaria, chi invece da un’esperienza europea già alle spalle. Per loro deve iniziare un percorso diverso, da qui in avanti: sta a noi aiutarli per far trovare loro la giusta dimensione all’interno della squadra”.

Nonostante gli alti e bassi, quattro punti nelle prime cinque giornate non affatto male. E il calendario non vi è stato certamente benevolo.

“Sicuramente finire questo ciclo con due vittorie è più che positivo. Dal punto di vista della classifica non si può che essere soddisfatti, anche perché il rischio di arrivare a questa sosta a quota zero era davvero elevato. Abbiamo giocato contro tante squadre di spessore, ma attenzione a considerare più semplice il prossimo pacchetto di sfide: già domenica prossima contro Pistoia è una di quelle gare che possono valere doppio”.

Dopo l’Oriora, ci saranno Brindisi e Virtus Bologna in casa. Guardando alle “disavventure” sin qui rimediate da tante big che disputano le coppe europee, affrontarle proprio in questo periodo può essere un vantaggio?

“Credo che non si debba guardare in casa delle altre, bensì calibrare unicamente il percorso su noi stessi: è chiaro che le squadre che affrontano ulteriori impegni extra-campionato possono avere difficoltà di rendimento, è altrettanto vero che stiamo parlando di team che alla lunga troveranno i propri equilibri e i veri valori. Da parte nostra dobbiamo essere comunque bravi a giocare ogni partita al massimo, sfruttando qualche giornata storta da parte delle altre. Ma per vincere contro di loro devi essere in grado di fare sempre qualcosa di speciale”.

Sin qui, cosa le è piaciuto di più e cosa invece di meno della sua squadra?

“Ho apprezzato in prima battuta il clima che si respira in ogni singolo allenamento. Si è sempre lavorato tenendo conto degli inserimenti in corso d’opera di chi è arrivato più tardi rispetto agli altri. E visto che proprio in questo ambito c’è una differenza nelle abitudini e nei carichi di lavoro di ciascuno dei miei giocatori, vedere mediamente un buon impegno in palestra è un segnale positivo. Sono da due settimane che stiamo inoltre lavorando tutti allo stesso modo, è anche per questo che sono arrivate le prime vittorie. Il rovescio della medaglia? Forse il fatto che arriviamo da anni in cui prima eravamo predestinati a vincere, poi a giocare per qualcosa di importante. Le difficoltà sin qui incontrate sono insite nel tipo di squadra che abbiamo: è per questo che dobbiamo pensare a creare qualcosa di diverso e a ricreare quell’entusiasmo che ha contrassegnato gli scorsi campionati. Con tutto l’affetto del pubblico che abbiamo sempre al nostro fianco, abbiamo buoni motivi per ripagare la fiducia di chi continua a seguirci”.

(da City Sport di lunedì 28 ottobre 2019)

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No, quella di sabato scorso contro Brescia non è una semplice vittoria da mettere in tasca: è davvero qualcosa di più. Ci sono state due partite distinte che si sono giocate parallelamente all’Allianz Dome: la prima fatta di emozioni, lacrime e gioia finale nel segno di Sveva, perché difficilmente si sarebbe potuto perdere col suo nome sulla maglia. E ce n’è un’altra squisitamente sportiva, in un match che regala alla Pallacanestro Trieste la consapevolezza che essere “brutti” ma generosi potrebbe diventare il leit-motiv di un intero campionato. 

Quattro punti in classifica prima del turno di riposo, due vittorie di fila contro avversarie tecnicamente superiori ma con la regola non scritta che in questo inizio di campionato si può vincere e perdere con chiunque: per la banda di Dalmasson – dopo cinque partite – di verità e di piccole certezze positive e negative ce ne sono un bel po’.

ECCO IL LEADER Lo si cercava come l’avvento del Messia. E DeQuan Jones è colui che in questo momento sa realmente prendere per mano una squadra che, in certi momenti della partita, si guarda allo specchio e non sa davvero cosa fare. I 22 punti segnati di media nelle ultime due gare sono la punta dell’iceberg di un giocatore che dimostra di saper fare bene tutto quello che gli si chiede di fare: penetrazioni esplosive in uno contro uno, tiri dalla distanza segnati con le mani dell’avversario a grattargli il naso, sacrificio anche a rimbalzo. Avremmo un po’ tutti messo la firma per avere un trascinatore così in un momento già delicato di stagione, è innegabile che l’ex Orlando Magic è colui che permette a Trieste di respirare a pieni polmoni in un ambito dove a occhio nudo si è tutt’altro che continui.

LA “SOLITUDINE” DEL LOBITO Davvero imprescindibile per questa squadra: i 31 minuti in campo di Juan Fernandez contro Brescia basterebbero da soli per spiegare come in questo momento non ci sia davvero una reale alternativa al play italo-argentino. Ed è inevitabile non parlare di quella che a pieno diritto si può parlare della “grana-Elmore”, che sabato scorso con la Germani non è nemmeno arrivato in doppia cifra di minutaggio in campo. Già una bocciatura piena per l’ex Marshall? Diciamo che ci assomiglia molto, specie guardando il suo linguaggio del corpo: perennemente spaesato, poco capace di dare e darsi una scossa quando è sul parquet, ma anche con una faccia seduto in panchina di chi si sente un marziano in mezzo a un sistema di gioco in cui è ancora totalmente avulso. Basterà la pausa di campionato per permettergli di capire realmente come poter finalmente essere utile alla causa?

I PROTAGONISTI NASCOSTI Provate a riguardare per un attimo gli highlights di Trieste-Brescia. E noterete come la vittoria all’ultimo respiro contro la squadra di Vincenzino Esposito è fatta da parecchi attori protagonisti: da Cooke che, seppure più di qualcuno continui a considerarlo un maniscalco del pitturato, sta dimostrando di essere giocatore intelligente e cosciente della propria utilità da riversare sul parquet. Così come Da Ros che, oltre al “buzzer beater” segnato da metà campo, ha saputo ritagliarsi una ventina abbondante di minuti di qualità. Ma anche Strautins, “oscurato” in fatto di permanenza sul campo dalla buona prova di Jones, può diventare da qui in avanti la mina impazzita di cui questa squadra ha bisogno come il pane: sono questi alcuni esempi di come nel roster biancorosso ci siano tante piccole “formichine” abili a portare valore aggiunto. E in mezzo al mal di pancia di altri singoli (a proposito, va recuperato anche Justice, magari con qualche azione ad hoc per permettergli di tirare un po’ più piedi per terra, visto che non è in grado costruirsi da solo conclusioni affidabili…), per Trieste non è proprio un brutto andare.

(Da City Sport di lunedì 21 ottobre 2019, photo Matteo Nedok)

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Ok, alzi la mano chi pensava alla vigilia di arrivare punto a punto con la corazzata Umana, alla prima di campionato. Nessuno? Bene, mi accodo pure io alla schiera. Perché non c’era una, e dico una, variabile pre-partita che poteva pendere da parte giuliana. E di per sé, chiudere solo sotto di cinque lunghezze alla fine, dopo un match in cui Trieste ha condotto per buona parte, è davvero un buon affare. E che paradossalmente presenta anche qualche recriminazione.

L’approccio mentale giusto e il pensiero che presentarsi al Taliercio come vittima sacrificale avrebbe fruttato almeno un ventello finale di divario tra le due squadre: nel ko di ieri sera non arrivano i due punti, ma qualcosa che va al di là delle più rosee aspettative. La banda biancorossa ha risposto presente nella maniera giusta, dopo un pre-campionato dove spesso si è guardato più ai limiti strutturali di questa squadra piuttosto che alle potenzialità. Premesso che i primi quaranta minuti poco possono dire, se non dare solo alcune semplici indicazioni post esordio stagionale ufficiale, il giorno dopo la sconfitta con onore contro i campioni d’Italia è di quelli che se non ti fanno alzare col sorriso dal letto, poco ci manca. E quel retrogusto amaro di un match sfumato nel momento-chiave, che ci ha accompagnato lungo tutta la A4 dopo la serata veneziana, prende il posto alla positività. Perché vedere Justice fare già il… giustiziere (segnatevelo: molti ultimi tiri passeranno dalle sue mani, nel prossimo futuro), vedere il tanto vituperato duo Cooke-Mitchell fare onestamente il proprio lavoro in pitturato (anzi, a rimbalzo Trieste ha addirittura vinto contro la squadra di De Raffaele) e il “pulcino” Elmore non farsi intimorire nell’uno contro uno offensivo, gettandosi spesso e bene in penetrazione (ma molto di più dovrà fare nella costruzione di gioco, perché spremere Fernandez in cabina di regia avrà effetti potenzialmente nefasti, più avanti…) non sono certo cose da lasciare dentro a un cassetto.

La verità è una sola: che la Pallacanestro Trieste, senza Strautins e senza Jones (e su quest’ultimo, dispiace e non poco non averlo avuto a disposizione: la speranza è di non vedere più autogol e leggerezze del genere, da parte di chi in società si occupa di tesseramenti…) ha davvero fatto paura all’Umana. E se è vero che una gara del genere, come tante come questa, si “prepara” da sola perché sai che non puoi minimamente permetterti di essere molle sul parquet del vetusto Taliercio, dall’altra presentarsi alla prima di campionato con questa convinzione nei propri mezzi non era affatto scontato. Ci siamo sorpresi dunque a vedere spesso i biancorossi mettere alle corde i lagunari nei quaranta minuti di Mestre. Cosa è mancato nel finale? Sicuramente l’energia nervosa e fisica per poterla portare a casa, così come quella gestione poco accorta del vantaggio che ha finito poi con l’essere la vera nemica di Trieste. Ma ci sarà modo e metodo di rimediare, già domenica contro Varese. E guai a pensare che sarà una gara facile, guardando ciò che i nostri prossimi avversari hanno “non fatto” nel -22 rimediato ieri sera in casa contro Sassari.

Resettare tutto, ripartire da zero e regalarsi la prima gioia dell’annata: gli ingredienti per la “prima” all’Allianz Dome sono già sul taccuino giuliano. E con i più di 4000 persone a incitarti all’ora di cena, è e sarà sempre un bell’andare.

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Vorrei tornare a essere un bambino per partecipare al Camp”: firmato, Andrea Pecile. Non è un caso che, giunti al termine dell’edizione 2019 del Sunshine Vice Academy, iniziamo a raccontare le ultime giornate di questa kermesse con una citazione di chi, questo evento, lo ha creato già diversi anni fa. Perché, con l’obiettivo di fare le cose sempre in maniera migliore, c’è anche la consapevolezza che una settimana passata tra una marea di giovanissimi partecipanti sorridenti ripaga volentieri da tutta la fatica accumulata in sei caldi giorni. E che, in fin dei conti, noi stessi più grandicelli vedendo un’organizzazione perfetta come quella “tropicale” vorremmo poter riavvolgere le bobine del tempo per essere anche noi stessi “candidabili” per un posto in prima fila assieme alla moltitudine di piccoli protagonisti che hanno invaso l’Allianz Dome, gentilmente concesso dalla Pallacanestro Trieste 2004.

Dai risvegli muscolari di “Lollo” Giannetti a quelli di Vale Carrafiello, passando alle innumerevoli partite di Quidditch Basketball in cui anche il più giovane dei “campers” ha saputo districarsi in mezzo alle tantissime regole da rispettare. Ma anche il consueto “Space Jam”, proiettato immancabilmente ogni anno, che ha lasciato poi spazio al video della famosa bomba del Pec ai Giochi del Mediterraneo e che è valsa alla nostra Nazionale l’ultima medaglia iridata del nostro movimento: di momenti topici in questa edizione 2019 ce ne sono un sacco da sottolineare, basti pensare anche al mega-trenino condotto da Davide Pensabene e Nicholas Bazzarini (tra gli indiscussi MVP estivi del Sunshine Vice Academy), ai “fantini” e alle coreografie sulle note di “Jambo” di Giusy Ferreri salutate dal blocco di genitori presenti alla giornata finale del Camp. E il primo grazie arriva proprio dalla schiera di mamme e papà che hanno lasciato, nelle mani dello staff di Andrea Pecile, che i propri pargoletti si potessero divertire per una settimana intera insieme ai tanti ospiti speciali che si sono susseguiti.

La settimana che si è conclusa è stata per i bambini un motivo per fare nuove amicizie e per consolidare l’amore per la palla a spicchi, compagna inseparabile dei mesi e degli anni che verranno. E con un diploma, una medaglietta e un sacco di buoni-omaggio da parte degli sponsor tropicali da portare a casa, l’idea è quella di aver vissuto tutti assieme un piccolo grande sogno. Perché la pallacanestro ne regala tanti, di sogni. E la speranza è che per ognuno di questi novanta giovani cestisti in erba di soddisfazioni, con una palla da basket tra le proprie mani, possano arrivare a bizzeffe da qui in avanti.

(Si ringraziano, per gli sponsor: White Abbigliamento, Montedoro Freetime, Soks, Backdoor, Coffee at Home, Eppinger, Motocharlie, Gelato Marco, Macelleria Suppancig, Antica Sartoria di Napoli, Amigos Caffè, Non Solo Antenne, Fragola Lilla, Aiello & Partners, Just Like Home. Per gli ospiti: Valentina Carrafiello, Mark Bartoli, Giga Janelidze, Alberto Martellossi, Daniele Cavaliero, Lorenzo Giannetti, Matteo Da Ros, Juan Fernandez, Lodovico Deangeli, i ragazzi dell’u18 e dell’u16 della Pallacanestro Trieste 2004, Andrea Coronica, Stefano Bossi, Roberto Prandin, Stefania Lucia, Eugenio Dalmasson, Matteo Praticò, Sergio Dalla Costa e Paolo Paoli. E ovviamente grazie a tutti gli infaticabili istruttori!).

P.S. save the date: dal 2 al 6 settembre prossimo lo staff Sunshine sarà di scena a Villara come centro estivo pre-scuola multisport. Consiglio spassionato: non fatevelo sfuggire…

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Ogni giorno passato al Camp di Andrea Pecile è un giorno speciale. Perché, grazie agli ospiti, allievi e istruttori hanno modo di imparare sempre qualcosa di nuovo. Con un denominatore comune: divertirsi giocando.

Da fantini e mattinate di grandi sfide cinque contro cinque, sino a personaggi di spicco come il capitano Andrea Coronica, Bobo Prandin, Stefano Bossi e Lodovico Deangeli (particolare per quest’ultimo: è un ex camper del Pec e ciò vuol dire che, con l’impegno e la dedizione nella palla a spicchi, la Sunshine Vice Academy può davvero essere per molti dei partecipanti una sorta di trampolino… approfitate, ragazzi!) si è passati a una dei momenti più interessanti di tutta la settimana all’Allianz Dome. Non solo naturalmente per Gelato Marco e le leccornie assortite a pranzo e a merenda (mai più senza!), ma anche per quello che Stefania Lucia e Fabrizio Sors hanno confezionato durante il pomeriggio. Come si fa team-building? Come si arriva tutti assieme al raggiungimento di un obiettivo comune? Tematiche solo sulla carta difficili da spiegare. E difatti la magia del Tropics Camp è proprio questa: rendere facile qualcosa che potrebbe invece essere osticio da affrontare con tanti ragazzini. La cooperazione è la parola-chiave: Fabrizio e “Stefy”, con tanti esercizi, sono riusciti a centrare il bersaglio. E scusate se è poco.

Ah sì. C’è stato anche tempo di tentare di emulare il tiro a “scovazera” del Pec che solo qualche ora prima aveva fatto ribollire il catino di Valmaura. A riuscirci è stato Nicholas Bazzarini, seppur non al primo colpo come Andrea. In fin dei conti, è proprio quest’ultimo ad avere la bacchetta magica più potente per scatenare una “wingardium leviosa” verso il ferro… Giusto?

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Bluffe, boccini d’oro e bolidi. Eccoli qua, gli amenicoli che più di qualcuno già ieri mattina si è ritrovato sul binario 9 e 3/4 della stazione ferroviaria di Valmaura (!). E se in molti si aspettavano di vedere Harry Potter alla Sunshine Academy 2019 (qui lo si attende e magari prima o poi arriva…), di certo tutti i “maghetti in erba” della palla a spicchi hanno apprezzato l’approdo – tanto strombazzato e desiderato – del Quidditch Basketball, protagonista indiscusso della terza giornata all’Allianz Dome.

Di ospiti prestigiosi, all’interno del distaccamento triestino di Hogwarts, ce ne sono stati un bel pò mercoledì 26 giugno. Con il grande ritorno di Lollo Giannetti già di buon mattina e protagonista di qualcosa di più di un semplice risveglio muscolare, è stata una buona fetta di Pallacanestro Trieste lo sparring-partner dei campers di Andrea Pecile. Da coach Eugenio Dalmasson a Paolo Paoli, sino a Sergio Dalla Costa, a Daniele “oh-oh, oh-oh!” Cavaliero e al “Lobito” Juan Fernandez, quest’ultimo che ha trovato chi – tra i piccoli partecipanti alla Sunshine Academy, portava con orgoglio il suo nome sulla maglia. Tante, tante (TANTE) domande con relative risposte puntuali da parte degli ospiti di giornata, segnale che non c’è davvero solo voglia di giocare a pallacanestro e basta ma anche di sapere cosa accade dietro le quinte di una squadra di massima serie nazionale.

C’è stato il tempo anche del “cinque contro cinque” a frisbee e del “SaraBasket“, libero riadattamento del “Sarabanda” di Papiana memoria. Un modo, quest’ultimo, per far capire chi tra i piccoli grandi partecipanti al camp ha l’orecchio più attento in ambito musicale-cestistico. Non avete capito un accidente di tutto questo? Poco importa, visto che tra i quattro muri dell’Allianz Dome di note stonate non se ne sentono proprio…

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Partiamo dal titolo (scritto appositamente in questo modo per attirare l’attenzione, cosa non si fa per qualche click in più 😁 ), perché la seconda giornata all’Allianz Dome del Sunshine Vice Academy 2019 è per certi versi focalizzata su quanto accaduto nel pomeriggio di martedì 25 giugno, con l’urlo di gioia da parte di staff e “campers” tropicali che ha squarciato il muro di silenzio di Valmaura. Quando infatti il valoroso Andrea Pecile – armato dell’amata palla a spicchi – ha scoccato dal primo anello il suo famoso tiro “a scovazera“, bruciando la retina al primo tentativo, si è assistito a un autentico pandemonio di gioia più di quando Guglielmo Tell riuscì a centrare una mela con la propria freccia, senza far del male al proprio figliolo.

Basterebbe forse questo per riassumere il “Second Day” del camp. Ma c’è stato ovviamente molto di più nel martedì tropicale: se il gioco del fantino col Pec funge sempre da valore aggiunto di qualità, la mattinata è stata di quelle utili per continuare ad approfondire tattiche e giochi col palleggio, in cui tutti (dai baby ai più grandicelli) hanno saputo imparare tante nozioni su questo fondamentale. E se lo fai con “coni gelato” ed esercizi con palloncini, la cosa non può che essere estremamente brillante per tutti i partecipanti.

Con l’angolo enogastronomico di metà giornata sempre a tre stelle Michelin (provare per credere) e il quantitativo industriale di foto singole e di gruppo a immortalare i protagonisti di questa prima settimana di camp, dopo la parentesi assieme a “The Hammer” coach Alberto Martelossi è stata nuovamente Vale Carrafiello a diventare l’eroina di giornata. Sì, perché una preparatrice atletica che riesce a far divertire tutti, pur facendo far fatica e tanto allenamento ai presenti, merita una menzione speciale. Così come i simpatici gonfiabili, entrati come ogni anno prepotentemente a far parte della crew dell’Allianz Dome, diventati nuovamente i più grandi amici dei piccoli campers. Sì, ci sembra di capire che a Valmaura non ci si annoia affatto…

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Come raccontava un vecchio spot pubblicitario degli anni ’90, “Il Natale quando arriva, arriva”. Bene, la cosa vale anche per il Tropics Camp – che per comodità d’ora in avanti chiameremo Sunshine Vice Academy, denominazione ufficiale – sebbene le tematiche non riguardano panettoni e cose tipicamente da stagioni fredde. Anzi! Per la valorosa truppa condotta da Andrea Pecile la prima giornata della nuova edizione 2019 è stato come un bel ritorno tra i banchi di scuola, con la schiera dei novanta giovanissimi “guerrieri tropicali” ben schierati come i migliori 300 spartani di Leonida. Ma non si è andati assolutamente in battaglia, anche perché alle Termopili crediamo non abbiano distribuito mai in passato le nuove divise Tropics personalizzate con tanto di nome e numero, oltre al sacchetto gentilmente offerto da Amigos Caffè e all’asciugamano Sunshine di cui bisogna ringraziare NonSoloAntenne

L’inizio di giornata è nel segno di Valentina Carrafiello e del suo risveglio muscolare ed è proprio lei uno dei tanti ospiti che ha iniziato a caratterizzare l’estate caliente all’Allianz Dome. C’è Mark Bartoli, fischietto con un bel po’ di esperienza sui campi italiani, a rispondere alle tante domande dei curiosi campers. E se l’inizio del Sunshine Vice Academy 2019 segna anche l’avvio dei succulenti pranzi di metà giornata (tranquilli: non si eccede con la pappa a Valmaura, seppure le lasagne si lasciano davvero mangiare…), c’è tanto da fare di contorno. Come ad esempio accogliere il vostro… modello georgiano preferito Giga Janelidze, ma anche dedicarsi al palleggio e ai tanti esercizi a tema su questo fondamentale, oltre alle prime partitine in campo e alla merenda offerta da Eppinger.

Attenzione a ciò che accadrà prossimamente: c’è il Quidditch Basketball da svelare, nonché da decretare chi dell’incredibile duo Bazzarini-Pensabene vincerà la palma per l’esercizio più fantasioso del Sunshine Vice Academy. Ne vedremo delle belle.

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GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO 2019

  • Old Star Game sempre più vicino, con tanti ex pronti a riabbracciare virtualmente i tifosi triestini. Così Roberto Casoli: «Non vedo l’ora di essere lì con la mia famiglia e godermi la città come abbiamo fatto giorno dopo giorno nei cinque anni di permanenza triestina. Passeggiare in piazza Unità, pranzare in centro, rivivere tutte le sensazioni che sono state parte della nostra vita. L’ho sempre detto: non me ne sarei mai andato e infatti avevo firmato il rinnovo del contratto poi purtroppo il fallimento ha cancellato tutto. L’Old Star Game mi riporterà dentro il palazzo quindici anni dopo. Da allora non ho più voluto tornare. Ma la città resta parte della mia vita, non è un caso che i miei figli Niccolò e Rebecca sono nati proprio a Trieste».Amarcord e tanta voglia di ritrovare vecchi amici in un evento che poi, sul campo, sarà sfida vera. Boscia Tanjevic da una parte e Tonino Zorzi dall’altra hanno “lavorato” per reclutare fidi scudieri e vecchi compagni di battaglia, i giocatori si stanno allenando dimostrando di prendere sul serio la sfida di domenica. «Non sono tra questi – racconta Casoli – tra la famiglia e gli impegni in palestra non avrei il tempo per farlo. Fisicamente non sono al top ma arrivo bello carico e pronto a dare una mano. Se ci sarà bisogno di lottare – scherza l’ex capitano biancorosso – sono pronto a farlo».Non è cambiato Casoli, anche a distanza di tanti anni. Le doti di combattente che gli avevano consentito di entrare nel cuore dei tifosi sono rimaste le stesse. «Sono curioso di riprovare le sensazioni di un tempo – conclude – l’ambiente del palazzetto, il tifo, il calore dei nostri supporters. Abbiamo vissuto assieme stagioni bellissime, sono contento che la città, a distanza di tanti anni, abbia nuovamente la voglia di stringersi attorno alla sua squadra di pallacanestro ritrovando l’orgoglio di avere la squadra in serie A. Domenica spero di riassaporare le stesse emozioni di un tempo: ciò che ho apprezzato nelle edizioni di Bologna e Desio è stata proprio la sensazione di affetto che i tifosi hanno riversato su noi giocatori».
  • Triestina-Pordenone sarà Giornata Rossoalabardata, partita che dunque non rientrerà tra quelle in abbonamento. La società viene comunque incontro ai suoi oltre 3mila abbonati, che per questo match dovranno dunque munirsi di biglietto: e per permettere loro di avere una priorità sull’acquisto dei tagliandi e di poter conservare il proprio posto acquistato in abbonamento, la società ha fatto partire già da ieri il diritto di prelazione sull’acquisto dei biglietti. Ma attenzione, perché il diritto di prelazione sarà valido solamente fino alla mattinata di dopodomani, sabato 23 febbraio. Insomma ci sono ancora tre giorni a disposizione degli abbonati per far valere la prelazione: i tagliandi per Triestina-Pordenone a disposizione degli abbonati potranno essere acquistati in sede societaria oggi e domani con orario 9-13 e 15-19, e ancora sabato mattina con orario 9-11, oppure al Centro Coordinamento Triestina Club di via dei Macelli, oggi con orario 16-19, domani con orario 9-12 e 16-19, poi ancora sabato mattina dalle 9 alle 11.30. Attenzione poi perché già sabato pomeriggio, alla fine della partita Triestina-Renate in programma al Rocco, partirà la vendita libera dei biglietti per Triestina-Pordenone: ci sarà la possibilità di acquistare subito i tagliandi in due info point appositamente allestiti in Curva Furlan e Tribuna Pasinati, che saranno operativi fino alle ore 17.30. A partire da lunedì 25 febbraio, la vendita libera proseguirà ovviamente in sede societaria al terzo piano dello stadio Rocco, al Centro Coordinamento Triestina Club di via dei Macelli e online, sulla piattaforma www.diyticket.it. Invariati comunque i prezzi dei tagliandi per la partitissima. Per la Tribuna Pasinati 20 euro gli interi, 18 euro i ridotti (donne, over 65, minori 10-17 anni, portatori di handicap con invalidità inferiore al 75%) e 4 euro i cortesia (minori sotto i 10 anni, portatori handicap superiore al 75%). In Tribuna Colaussi 15 euro gli interi, 13 euro i ridotti e 3 euro i cortesia. In Curva Furlan, infine, 13 euro gli interi, 11 euro i ridotti e 2 euro i cortesia.
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