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Alma, il “dieci” arriva senza lode. Ma Trieste è sempre più padrona a Est

janelidze

La “decima” con annesso record arriva, seppur con qualche piccola fatica di troppo: per chi si attendeva un’allegra passeggiata di salute, il recupero della 9°giornata di campionato collima con una Trieste con poco fuoco nelle vene e più di qualche incertezza contro la modesta e incerottata Roseto. Ed è forse il valore dell’avversaria, attuale fanalino di coda del girone Est, ad aver messo le ganasce all’Alma, che si mantiene imbattuta in campionato ma che nell’ 82-63 brilla pochino per gli standard medio-alti che aveva abituato un po’ tutti, pur arrivando al 20°punto in classifica che ha lo stesso significato di una scorta di abbondante miele per un orso che si prepara per l’inverno.

Con Bobo Prandin ad accomodarsi fuori dalle rotazioni per una serata a base di relax e pop-corn, Trieste opta per la cavalleria pesante in avvio, con Fernandez, Cavaliero, Green, Da Ros e Cittadini in quintetto. Con il “Lobito” a siglare i primi punti biancorossi dopo due minuti di gara, l’Alma prova ad andare in controllo dell’inerzia immediatamente dopo, anche perché la buona difesa sugli Sharks mette la museruola a una formazione ospite che nei primi minuti sparacchia (e male) dal campo. Il 6-0 al 4′ potrebbe essere divario più maiuscolo, la realtà invece parla di una Roseto volenterosa che, in mezzo a una marea di palle vaganti e di possessi cervellotici, trova la parità con il 2+1 di Lupusor (8-8): ci vuole un minutino scarso a Trieste per capire che è il caso di attaccare con maggior decisione il canestro avversario, con gli otto punti successivi dei padroni di casa che arrivano mettendo a ferro e fuoco il pitturato. Con qualche disattenzione di troppo negli istanti conclusivi di primo quarto, il vantaggio interno alla prima sirena è di “sole” sette lunghezze (23-16) ma lo spirito guerriero biancorosso si materializza nei 120” successivi, quando serve poco all’Alma per alzare la voce e “doppiare” gli avversari al 12′ (32-16). In tale ambito (un po’ sonnacchioso, a dire il vero) c’è tanto valore aggiunto con Loschi e Bowers, ma soprattutto i tanti minuti di Matteo Schina in cabina di regia. Cavaliero di “doppia tripla” si scrolla di dosso il precedente 0/3 dalla lunga distanza, regalando un più che confortante +22 al 20′ che tanto sa di garbage-time anticipato a Valmaura. 

Come giusto che sia, in casa triestina c’è ampio spazio per le rotazioni, facilitate anche da una situazione di falli (4 a testa per Fernandez e Cavaliero) che – oltre a qualche possesso gestito male dall’Alma – mette qualche sassolino nelle scarpe di coach Dalmasson, che sul +17 al 24′ (53-36) chiama time-out per dare una sorta di mini-sveglia alla sua squadra. Da una partita sonnacchiosa si passa a una alquanto bruttina, perché è evidente che senza garra in corpo Trieste fa più fatica del dovuto a mantenere alti i giri del motore. Roseto fa in tempo a ritornare sino a -10, è Janelidze a dare i…pizzicotti ai biancorossi a cavallo tra terzo e quarto periodo, con l’Alma che torna a mettersi in marcia e a ritrovare l’inerzia nelle proprie mani. E alla fine può bastare così, perché il gap finale si materializza nei minuti conclusivi con gli Sharks che spengono tutto il proprio ardore a lungo andare e con Trieste che torna ai canoni abituali prima della sirena conclusiva. In un mercoledì sera, può (anche) andare benissimo così.

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